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Benvenuti all'Inferno
07/07/2017 08:36

Il vertice G20, che inizia oggi ad Amburgo, è forse uno dei maggiori sprechi di risorse nell’era delle videoconferenze (!), dato che vede lo spostamento nella città tedesca di 36 delegazioni diplomatiche da tutto il mondo per un totale di 6.500 politici, seguiti da 4.800 giornalisti e contestati da almeno 100.000 dimostranti anti-capitalisti, che hanno programmato oltre 50 manifestazioni di protesta, a sua volta contrastate da oltre 20.000 agenti addetti alla sicurezza.

Tutta questa mobilitazione è per una riunione che non prevede nessuna decisione di rilievo, ma ha lo scopo di permettere a molti leader mondiali di conoscersi, dato che dall’ultimo vertice tenuto in Turchia nel novembre 2015 parecchi rappresentanti di importanti stati sono new entry. Cito soltanto l’Americano Trump, il francese Macron, l’inglese May, il brasiliano Temer ed anche il nostro mesto Gentiloni.

Il vertice metterà in scena il caos geopolitico che in questo momento attraversa il mondo e non prenderà alcuna decisione perché su nessun tema c’è la possibilità di trovare identità di vedute, specialmente dopo l’isolazionismo americano, che Trump ha inaugurato col suo slogan America First.

Sarà soltanto una gigantesca e costosissima “photo opportunity”, tra cene sfarzose e visite turistiche, con ai margini la possibilità di qualche faccia a faccia informale tra leader, per dirsi a quattr’occhi quel che si potrebbe tranquillamente discutere al telefono o in videoconferenza.

La parata dei potenti è iniziata col piede sbagliato, dato che il loro arrivo in Germania è stato accolto da una folla di contestatori, poi dispersa con gli idranti da una polizia particolarmente aggressiva, al grido “Benvenuti all’Inferno”, che non pare propriamente un’accoglienza benevola.

L’attesa per questo caotico G20 che mostrerà la dissonanza esistente oggi nel mondo, e l’incombere di una possibile escalation militare nella penisola coreana sono due aspetti che ieri hanno preoccupato i mercati, che inoltre stanno cominciando a farsi un quadro completo dell’evoluzione futura delle politiche monetarie delle principali banche centrali, dopo aver visto i verbali delle ultime riunioni di giugno dei comitati esecutivi di FED e BCE. L’impressione è che la via verso la normalizzazione della politica monetaria, che significa rimozione progressiva delle misure esageratamente accomodanti intraprese per anni, stia per essere imboccata anche dalla BCE, mentre la FED, che la percorre già da oltre un anno, farà a settembre un ulteriore passaggio restrittivo, iniziando la riduzione graduale del suo attivo di bilancio, composto da 4.500 miliardi di dollari di titoli obbligazionari, per oltre metà in eccesso. In sede BCE cresce il numero dei membri orientato a fermare il QE alla sua scadenza naturale di fine anno, mentre il tedesco Weidmann è tornato a chiedere di alzare il piede dall’acceleratore monetario.

Il risultato di tutta questa serie di segnali negativi ha prodotto una giornata di vendite sia sui mercati azionari che su quelli obbligazionari, con gli indici azionari europei che hanno perso intorno al mezzo punto percentuale e dato una conferma di debolezza, mentre in USA la caduta degli indici è stata circa doppia, vicina al punto percentuale ed ha gettato forti dubbi sulla capacità di evitare una forte correzione estiva, che, almeno per il Nasdaq, sembra sempre più probabile.

Le vendite sui mercati obbligazionari hanno portato un’impennata nei rendimenti di tutti i titoli sovrani europei. Il Bund decennale è schizzato di 10 punti base e si è portato a 0,58%, rompendo il bordo superiore dell’ampio trading range in cui ha oscillato da inizio anno e portandosi su livelli che si erano visti l’ultima volta a gennaio 2016. Il nostro BTP decennale di punti base di rendimento ne ha presi ben 14 e, portandosi al 2,28%, ha recuperato la scivolata di giugno. Ora si appresta a testare l’area 2,30%, che da aprile contiene gli sfoghi delle vendite sul nostro mercato obbligazionario.

Da questa ecatombe si è salvato solo il Ftse-Mib, praticamente l’unico a salire in occidente (+0,7%), grazie soprattutto al settore bancario, che continua a viaggiare beato al rialzo dopo i regali di Padoan, che ha fregato la UE. Potremmo consigliare al mesto Gentiloni di affidare a Padoan anche il Ministero dell’Interno e mandarlo a trattare sui migranti, dato che Minniti è riuscito ad ottenere solo pernacchie.

Scherzi a parte, il nostro indice vive sulle nuvole rosa e sembra ignorare i segnali ribassisti che arrivano da tutte le parti. Ora è tornato sopra i 21.000 punti e se la pressione intorno a lui si alleggerisse, potrebbe essere in grado di attaccare la forte resistenza di 21.300, con obiettivo minimo a 21.800.

Certo, se gli altri correggono pesantemente, non vedo molte possibilità di successo, e forse anche sulle banche italiane arriveranno prese di profitto. Sta di fatto comunque che la forza relativa mostrata dal settore bancario italiano, e, di riflesso, anche dal nostro Ftse-Mib, è invidiabile e francamente un evento a cui non eravamo più abituati.

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