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Sull'orlo della correzione
28/06/2017 08:33

Dopo alcune giornate a volatilità assai ridotta, ieri i mercati azionari sembrano aver scelto la direzione per l’immediato futuro. E sembra che debba essere, salvo cambiamenti repentini ed immediati di idea, quella della correzione.

Anche questa volta la contrazione della volatilità sull’indice USA SP500, che avevo segnalato nei commenti dei giorni scorsi, ha preparato il terreno ad un movimento direzionale. E’ già successo molte altre volte. Le più recenti si possono individuare nell’estate del 2016, a cavallo dell’inizio di quest’anno e successivamente anche nello scorso mese di aprile e in maggio. Anzi, quella del procedere a salti sembra essere il tratto distintivo di questi tempi. L’indice USA, attraverso prolungati movimenti laterali, accumula  l’energia necessaria per effettuare rapide accelerazioni, che poi magari lasciano spazio ad altre fasi di lateralità. Dei 4 casi precedenti, in due di essi (nel 2106 e nel maggio scorso) l’uscita dalla lateralità fu ribassista. Però va detto che il primo ribasso avvenne prima dell’avvento di Trump, mentre il ribasso di maggio causò una sorta di flash crash, perché il crollo durò un solo giorno, lasciando poi spazio ad un immediato recupero, che portò a nuovi record storici nel giro di poche sedute. Negli altri due casi (a cavallo di inizio anno e nell’aprile scorso) l’esito fu rialzista ed alimentò la serie di sempre nuovi massimi storici che si susseguono dopo la vittoria di Trump.

Ieri però è sembrato che l’ultima stretta congestione del mercato abbia intenzione di sfociare in una correzione ribassista. Infatti il fallimento del tentativo di forzatura rialzista di lunedì scorso è stato seguito da una scivolata abbastanza evidente, che ha portato l’indice SP500 a chiudere sui minimi di seduta a 2.419 e al test del bordo inferiore dello stretto trading range in atto, costituito dall’area 2.415.

Oggi avremo il test. Non è detto che il supporto debba essere sfondato. Vedremo se i compratori riusciranno a trovare la convinzione sufficiente a difendere questo livello.

Però molti fattori inducono a pensare che le probabilità che qualcosa si sia rotto nel sentiment del mercato azionario, ieri siano molto cresciute.

Innanzitutto abbiamo assistito alla ennesima cocente sconfitta di Trump sulla riforma dell’Obamacare, che neanche stavolta ha trovato i numeri sufficienti ad essere approvata al Senato. E’ stata nuovamente abbattuta dal “fuoco amico”, dato che mancano i voti proprio tra i senatori repubblicani.

Lo stop rinvia a fine anno un nuovo tentativo, ma soprattutto stoppa anche le velleità della riforma fiscale, che avrebbe trovato proprio dai risparmi sulla sanità (le stime parlano di oltre 300 miliardi di dollari in 10 anni) le risorse necessarie per abbassare le tasse su imprese e persone fisiche.

Poi è arrivata anche la revisione al ribasso delle stime di crescita americana, per quest’anno ed i prossimi, da parte del Fondo Monetario Internazionale. L’istituzione retta da Christine Lagarde, sempre piuttosto disinvolta, così come a gennaio fu lesta a rivedere al rialzo le attese di crescita USA sull’onda dell’entusiasmo dei mercati per la vittoria di Trump, ora torna drasticamente sui suoi passi, senza nemmeno chiedere scusa per l’errore di gennaio. Ma questo dietrofront impressiona quelli che ancora credono che gli economisti prezzolati del FMI capiscano qualcosa di previsioni economiche. Incredibilmente sono ancora molti, a giudicare dalle vendite che ieri sono piovute sui mercati.

Inoltre sale la tensione in Siria con la Russia, dopo le reiterate accuse americane ad Assad, che starebbe preparando un nuovo attacco con armi chimiche.

Last, but not least, ieri è arrivato anche il significativo cambio di narrazione da parte del presidente BCE Draghi, con il discorso di apertura del meeting in Portogallo che riunisce i governatori di importanti banche centrali occidentali. Draghi stavolta ha sorprendentemente calcato la mano sui progressi dell’economia e sul ravvivarsi dell’inflazione. Un discorso, almeno quello sull’inflazione, opposto a quello fatto solo 3 settimane fa dopo la riunione mensile della BCE. E’ sembrato intenzionato a dare ai mercati l’impressione che anche per la BCE il momento del ritorno alla normalità potrebbe essere più vicino di quanto i mercati si attendano e lo stesso Draghi finora avesse lasciato intendere.

E’ parso un messaggio assai diverso dal solito bonario tono accomodante e intenzionato a supportare i mercati e schiacciare i rendimenti. Per i mercati è stato come un sasso nello stagno delle certezze.

La risposta dell’obbligazionario è stata fulminante, con tutti i rendimenti in Eurozona che sono ripartiti al rialzo. Spettacolare quello del nostro BTP decennale, che in un solo giorno ha recuperato 13 punti base, tornando sopra il 2% e bruciando il calo di oltre due settimane. Lo spread con il Bund non è salito altrettanto, perché anche il Bund ha messo nei prezzi un analogo rialzo dei rendimenti.

Oltre all’obbligazionario, anche l’euro si è decisamente rafforzato, andando a superare abbondantemente 1,13 contro il dollaro, mentre gli indici azionari europei hanno accusato il colpo con perdite diffuse, che hanno lasciato indenni solo alcuni titoli bancari, prevalentemente italiani.

Tornando agli USA, il Vix, da un valore inferiore a 10, si è riportato sopra 11.

Tutti quelli elencati sono movimenti sincroni e convergenti a segnalare  un deciso ritorno della percezione del rischio da parte dei mercati. Sull’azionario va poi colta anche la pesantezza del Nasdaq100 che, oltre a non riuscire nella scorsa settimana a recuperare i suoi massimi, negli ultimi giorni ha nuovamente subito le pesanti vendite sui tecnologici.

Con la chiusura di ieri si è portato proprio al limite che precede il completamento di una importante figura di inversione ribassista, che un nuovo calo odierno andrebbe a sancire. Un testa e spalle che avrebbe un obiettivo immediato in altri 5 punti percentuali di calo, e che probabilmente cambierebbe drasticamente il quadro grafico di questo indice, che è reduce da una poderosa cavalcata durata parecchi anni ed ora ne sente la stanchezza.

Insomma. Qualche nodo potrebbe venire al pettine. Per questo oggi la cautela è la miglior compagna di viaggio.

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