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Draghi spinge, May affonda, ma e' Grillo che fa volare la Borsa Italiana
09/06/2017 08:33

Dei molti eventi previsti ieri, che potevano condizionare i mercati, forse quello che li ha condizionati maggiormente è uno che non era previsto.

Ma andiamo con ordine. Il primo evento clou della giornata era il Draghi-show mensile, cioè il comunicato e la Conferenza Stampa dopo la riunione della BCE. Qui le attese sono state rispettate ed è avvenuta quella revisione al ribasso significativa dell’inflazione attesa, anticipata dai rumors del giorno prima, che la BCE ha esteso anche al 2018. Per la precisione ha tagliato la stima dell’inflazione per il 2017 di un decimo di punto percentuale, scendendo a 1,5%, e addirittura di 4 decimi per il 2018, passando da attese di 1,7% ad un decisamente più modesto 1,3%. Implicitamente ci comunica che la fiammata inflazionistica della prima parte dell’anno dovrebbe morire nella seconda ed il ritmo di aumento dei prezzi il prossimo anno dovrebbe addirittura diminuire. Il che significa che tra un anno e mezzo l’obiettivo della BCE di portare l’inflazione vicina al 2%, sarà addirittura più lontano di quanto lo sia ora, dato che in questo momento la velocità di crociera dei prezzi in Eurozona è al +1,4%.

Possiamo chiosare che, se fosse così, la BCE mostrerebbe assai poca efficienza, dovendo di fatto ammettere che le politiche accomodanti non sono servite allo scopo per cui, ufficialmente, sono state decise. Certamente hanno raggiunto altri scopi non dichiarati, come l’azzeramento dei rendimenti, la repressione del risparmio dei privati, l’aiuto ai paesi debitori, il sostegno alla speculazione rialzista dei mercati finanziari, l’annientamento  della funzione delle borse di collegare i rendimenti al rischio. Viene il dubbio che questi secondi, terzi e quarti fini fossero in realtà il vero obiettivo da raggiungere.

Il comunicato ha in parte compensato questa novità da colomba con la rimozione del ridicolo riferimento alla possibilità che i tassi possano essere addirittura ancora ridotti in futuro. Questa puntualizzazione è sempre stata scritta nei precedenti comunicati ma era da tempo diventata evidentemente anacronistica. Pertanto il tenore del messaggio che la BCE ci affida è che la politica della BCE resta estremamente accomodante e che all’orizzonte non c’è ancora nessuna esigenza di pensare al dopo QE, che infatti andrà avanti come previsto fino a fine anno, e magari anche dopo se sarà necessario. Infine, per essere più convincente, Draghi in Conferenza Stampa ha ribadito che in Consiglio non si è levata alcuna voce dissenziente e che non si è parlato di tapering (cioè del piano di ritorno alla normalità). Pertanto i mercati europei non hanno avuto alcun appiglio per il pessimismo e, siccome erano moderatamente positivi quando attendevano Draghi, lo sono rimasti fino alla fine della seduta, anche se non hanno mostrato segni di particolare entusiasmo.

Tra i mercati europei si è distinta invece la nostra Piazzaffari, che ha capitalizzato con un bel balzo in avanti l’affossamento della legge elettorale tedesca da parte dei deputati 5 Stelle, che, confidando nel voto segreto su un emendamento che doveva essere bocciato, hanno in massa votato a favore, mandando K.O.  una maggioranza che doveva essere bulgara. Un “guasto” al sistema di votazione alla Camera ha perfidamente per qualche secondo reso pubblica la votazione e le immagini hanno inchiodato i 5Stelle alle loro responsabilità, dato che il loro settore sul pannello dei voti era in gran parte colorato di verde (cioè voto favorevole). L’imprevista defezione grillina dal patto di ferro sul sistema tedesco ha mandato su tutte le furie gli altri partiti e causato la morte della legge elettorale, senza la quale le elezioni anticipate ritornano assai improbabili, dato che Mattarella, che si è detto molto preoccupato, pare restio a mandarci a votare senza uno sistema di voto.

Pertanto il bicchiere della stabilità per il governo Gentiloni, che si era svuotato nei giorni scorsi, si riempie di nuovo. I mercati hanno festeggiato d’istinto, facendo salire l’indice italiano Ftse-Mib con un robusto +1,46%, che spicca come di gran lunga il miglior risultato della giornata, non solo in Europa.

Ovviamente sui mercati è prevalsa la semplificazione della sorpresa, che per i mercati è positiva, poiché se dipendesse da loro le elezioni non si dovrebbero mai fare. La dittatura è il miglior regime per i mercati, perché consente stabilità.

Però, se guardiamo a fondo è difficile pensare che la strada per Gentiloni torni piana e rettilinea. La battagli sulla legge elettorale ha fatto molti feriti, rovinando del tutto il clima tra Renzi ed Alfano, mentre il clima tra Renzi e i fuoriusciti di MDP era già rovinato prima.

Pensare che in queste condizioni e con una maggioranza ormai piena di “separati in casa” si possa fare facilmente una legge di stabilità per il 2018 stile “lacrime e sangue”, come quella che deve essere preparata per l’autunno per disinnescare gli aumenti automatici dell’IVA, a me pare abbastanza difficile.

Per Gentiloni le difficoltà non sono superate, ma semplicemente rinviate. Intanto, però, il mercato festeggia lo scampato pericolo e, per una volta, può ringraziare i grillini per l’omaggio inatteso.

In serata si è poi concluso il voto britannico e nella notte sono stati contati i voti. Al momento in cui scrivo non ci sono ancora i dati completi, però quel che emerge è la sconfitta della May, che continuerà a guidare il maggior partito, ma senza la maggioranza assoluta che aveva prima delle elezioni. I laburisti recuperano gran parte del distacco in termini di voti (solo il 2% di voti in meno dei Conservatori), mentre resta abbastanza elevato il distacco in termini di seggi, per colpa del sistema maggioritario. Questa volta comunque  i sondaggi ci hanno abbastanza azzeccato. Ancora una volta la “maledizione di Cameron” colpisce i Tory. Come fece il suo predecessore Cameron, May ha voluto elezioni non necessarie, per stravincerle, estendere il dominio del suo partito in Parlamento, appioppare il colpo del K.O. ai nemici laburisti e presentarsi ai negoziatori UE per la Brexit con i muscoli gonfi del vincitore. Come Cameron, invece, ne è uscita sconfitta e punita addirittura con la perdita della maggioranza assoluta. Ora le diventa persino difficile fare un governo e, incredibilmente, anche il sistema elettorale inglese, da tutti portato ad esempio come il migliore per la stabilità, capace di selezionare sempre al termine del voto chi governerà, questa volta ha fallito, non dando a nessuno la maggioranza assoluta dei seggi.

Vedremo oggi come i mercati giudicheranno la situazione inglese. La sterlina, a caldo, dopo il primo exit poll, ha subito una botta del 2% di svalutazione rispetto al dollaro. La Brexit diventa sempre più un terreno incognito ed un’avventura che forse, col senno di poi, oggi la maggioranza dei britannici vorrebbe evitare. Invece l’art. 50 del Trattato UE è stato attivato e le trattative dovrebbero cominciare il 19 giugno. Chissà se sarà ancora la May a condurle? Perché si compia fino in fondo la maledizione di Cameron manca ancora un tassello: le dimissioni della sconfitta May, la stessa fine che fece Cameron quando perse il referendum Brexit. Poi si dovrà fare un governo e non sarà facile. Il calvario britannico pare agli inizi e forse anche quello della sterlina. Chissà che in mezzo a tutto questo caos non si riesca trovare un accrocchio giuridico per mandare al macero anche la Brexit?

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