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In transito verso il Clou di domani
07/06/2017 08:25

Il minuetto dei mercati intorno ai massimi annuali prosegue, alternando questa settimana qualche passo indietro a quelli in avanti che hanno caratterizzato la scorsa ottava.

Si è visto soprattutto sull’azionario europeo, che ieri ha corretto un po’ più vistosamente di lunedì, trascinato al ribasso dall’indice tedesco, che lunedì era rimasto immobile in vacanza.

Chi era sceso poco lunedì, ieri ha aggiunto un altro po’ di storno. Invece chi è sceso maggiormente nei giorni precedenti, come il nostro Ftse-Mib, ieri ha tenuto meglio, e, riuscendo ad incassare un piccolo segno positivo, ha ridotto un po’ il distacco di performance rispetto all’indice Eurostoxx50, che accusa da quando i 4 principali partiti italiani hanno deciso di virare decisamente verso il voto anticipato, dcidendo di approvare in fretta una legge elettorale che serve ai loro boss (Renzi, Grillo, Berlusconi e Salvini) per controllare a dovere i parlamentari che verranno eletti, ma non a determinare chi andrà a governare.

Il tema dominante di questi giorni è il calo dell’inflazione, che in maggio ha ripercorso all’indietro un po’ della strada in rialzo che aveva fatto in Aprile. L’inflazione “core”, cioè quella strutturale, senza i prezzi dell’energia e degli ortofrutticoli, in Europa è +0,9% annuale, e quella globale è a +1,4%, in frenata dal +1,9% di aprile e pertanto nuovamente lontana dall’obiettivo del 2% della BCE. Questo fatto, oltre che stridere con le indicazioni di rafforzamento della crescita che altri indicatori ci forniscono, rappresenta un assist abbastanza evidente a favore dell’attendismo di Draghi, che vede da sempre un’inflazione strutturale dormiente e domani, nella riunione della BCE, avrà buon gioco a sopire le eventuali richieste di fissare la road map per il tapering. Con questo termine si intende il programma di rientro verso la normalità monetaria, che deve passare dapprima per la progressiva riduzione degli acquisti di Bond, fino all’azzeramento, e poi cominciare a ritoccare al rialzo i tassi di interesse. La fretta dei tedeschi si scontrerà con l’oggettiva calma dei prezzi e Draghi forse non avrà neppure bisogno di esercitare l’autorevolezza del suo ruolo per mantenere immutata la politica monetaria estremamente accomodante della BCE.

Questo scenario ha favorito in questi giorni la riduzione marcata dei rendimenti in Europa, con il Bund decennale sceso nuovamente su rendimenti appena superiori allo 0,25%.

Siccome pure in USA l’inflazione pare prendersi una pausa, anche lì i rendimenti del Treasury decennale hanno fatto segnare nuovi minimi per l’anno corrente, scendendo ieri sotto quota 2,15% e spingendo non pochi analisti a cambiare la loro previsione sul comportamento della FED nella riunione della prossima settimana. Mentre fino a pochi giorni fa era largamente prevalente l’attesa per un rialzo dei tassi, ora cresce il numero di quelli che prevedono un altro mese in standby per il FOMC, che potrebbe rinviare l’aumento dei tassi, tanto annunciato nelle scorse settimane.

L’ipotesi tassi fermi in USA e QE immutato in Europa avrebbe dovuto spingere al rialzo non solo le quotazioni obbligazionarie, ma anche quelle azionarie. Invece non è avvenuto, principalmente per colpa del settore bancario, che si trova penalizzato dalla diminuzione dei rendimenti. In Italia e Spagna, inoltre, sul settore pesano anche due bubboni di rilievo: VenetoBanca e Pop.Vicenza in Italia, per le quali si continua a cercare, senza trovarlo, chi abbia voglia di buttare 1 miliardo per ripianare le perdite pregresse e consentire allo Stato di ricapitalizzare successivamente, secondo i dettami della vigilanza UE; Banco Popular in Spagna, la quarta banca del paese, crollata negli ultimi giorni per un improvviso e colossale buco, che potrebbe portarla al bail-in.

Se non ci fosse stato a compensazione un buon risultato da parte delle utility, le cose in Europa avrebbero potuto andare anche peggio.

Anche le borse americane hanno ceduto un po’ di più del giorno precedente, sebbene i movimenti continuino ad essere minimi e la volatilità, misurata dall’indice Vix, resti schiacciata sotto quota 11. La seduta ha riservato una scivolatina finale che ha riportato in negativo indici che sembravano voler tenere la parità.

Le perplessità Americane sono legate al russia-gate, che vedrà domani la testimonianza davanti al Congresso da parte dell’ex capo della FBI Comey, recentemente licenziato da Trump. Il quale continua a tagliare altre teste nella sua amministrazione. Ora sembra toccare al Ministro della Giustizia Sessions, che è in procinto di dimettersi dopo le critiche di Trump sul suo conto e le accuse di non averlo difeso a sufficienza sul russia-gate.

La giornata odierna farà da transizione al clou che avremo domani. Infatti oggi non ci sono notizie od eventi attesi di rilievo, mentre domani avremo, in un sol giorno, la riunione BCE, la testimonianza di Comey al Congresso USA e, last but not least, il voto in Gran Bretagna, dove la campagna elettorale la stanno facendo i terroristi. I sondaggi sono in fibrillazione e descrivono ormai un testa a testa sul filo di lana, con i laburisti che hanno ormai recuperato quasi tutto il pesantissimo svantaggio iniziale e si presentano al voto contro una Theresa May sempre più nervosa e frastornata, anche per l’emergere di numerose falle nelle strategie anti-terrorismo che lei stessa, come Ministro degli Interni di Cameron, ha coordinato per anni. 

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