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06/06/2017 08:36

I mercati finanziari hanno iniziato la settimana col freno a mano un po’ tirato. Mentre l’assenza della borsa tedesca, chiusa per una festività locale, ha tolto spessore e guida al mercato europeo, l’assenza di volatilità su quelle americane ha fatto il resto, consentendo di archiviare una seduta senza storia, passata in Europa quasi tutta in moderato ribasso, e quasi tutta in parità in USA. Un andamento che non preoccupa, ma, ovviamente, non entusiasma.

Segnalo che anche ieri, come già venerdì scorso, l’indice Vix, che misura la paura di ribasso da parte degli operatori delle opzioni, ha fatto una escursione sotto quota 10 e staziona nuovamente nei pressi dei minimi storici. Segno di rilassamento da parte degli operatori, che non si preoccupano, né per il terrorismo islamico, né per le prospettive nucleari della Corea del Nord. Neanche i dati economici americani, abbastanza incerti e contradditori, incidono sul morale degli investitori, che aspettano notizie dalla Casa Bianca, da qualche giorno abbastanza silente. Il fatto che i dati macro vedano ridursi le pressioni inflazionistiche, sia in USA che in Europa, rafforza un po’ l’obbligazionario e deprime i rendimenti, togliendo un po’ di urgenza alla FED nel suo processo di normalizzazione dei tassi. E’ uno scenario gradito anche all’azionario che dai tassi bassi trae tranquillità.

Il petrolio non riesce a rianimarsi e rimane sotto i 48 dollari al barile, nonostante la fiammata di turbolenza proveniente sullo scacchiere arabo, dove alcuni paesi hanno rotto i rapporti diplomatici con il Qatar, accusato apertamente di appoggiare il terrorismo, che per gli arabi significa soprattutto l’Iran.

E’ l’ennesima scaramuccia che si combatte nell’area, dove il vero scontro è tra l’Arabia Saudita, che guida il fronte sunnita, e l’Iran sciita, che ultimamente è messo sotto pressione dalla scelta di campo pro-sunniti fatta da Trump, destinata a complicare la vita al recentemente confermato premier iraniano Rohani, che invece vorrebbe migliorare i rapporti con l’Occidente.

L’ultima segnalazione che merita qualche riga è la debolezza relativa della nostra borsa, che non è una  novità, e viene confermata ogni giorno da performance del Ftse-Mib quasi costantemente peggiori degli altri indici europei. Lo abbiamo visto anche ieri, con una perdita dell’1% circa mentre Eurostoxx50 ha perso solo -0,39%. Sono sempre le banche a deprimere il nostro listino, indebolite ancora dal rebus sul salvataggio delle banche venete, insieme a Mediaset, che risente della sensazione che Vivendi voglia interrompere la scalata ostile. L’ex Cavaliere, dopo essere tornato in gran spolvero sulla scena politica, sembra quindi anche in grado di salvare l’impero mediatico. Un discorso a parte,e sportivo, merita Juventus, il peggior titolo del listino, con un calo a doppia cifra, che ha subito la delusione per la sconfitta in Champions League, oltre al mancato incasso del lauto premio che spetta al vincitore.

Se uniamo la debolezza dell’azionario italiano a quella dello spread BTP-Bund, che ha accarezzato quota 200 punti base, non possiamo che confermare la natura politica delle incertezze italiane. Il fatto che le 4 principali forze politiche galoppino velocemente, d’amore e d’accordo, verso una rapida approvazione della legge elettorale proporzionale rende sempre più probabile e vicino il confronto elettorale da cui non si vede chi possa prevalere. Gentiloni dovrebbe essere abbattuto a breve per consentire il voto già al ritorno dalle vacanze. La fretta di votare senza sapere quale governo si possa poi realizzare, ci rimanda una sensazione di instabilità futura e difficoltà a fare la legge di stabilità dopo il voto, che i mercati accolgono con preoccupazione. E reagiscono nell’unico modo che conoscono: vendere Italia. 

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