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I mercati premiano ancora Trump
05/06/2017 08:50

La parte finale della scorsa settimana ha visto i mercati finanziari premiare la scelta di Trump di rinnegare gli accordi di Parigi sul clima e mettersi così contro il resto del mondo, oltre che contro quel minimo di senso di responsabilità verso le generazioni future e la stessa sopravvivenza del nostro pianeta, che un Presidente dovrebbe avere. Trump rappresenta un caso unico di Presidente che cerca testardamente e ciecamente di applicare, costi quel che costa, tutti gli slogan elettorali, anche quelli più palesemente discutibili e divisivi, che, insieme agli aiuti dei russi, lo hanno portato al potere.

In questa ottusa pervicacia si candida ad essere addirittura peggio di George W. Bush, che mandò al massacro migliaia di giovani americani in Iraq, bombardò la polopazione civile iraqena, destabilizzò il Medio-Oriente e favorì il proliferare del radicalismo islamico che tanti guai sta provocando oggi, col pretesto dichiarato di trovare armi di distruzione di massa di Saddam che non esistevano e liberare gli iracheni dal tiranno, mentre la volontà reale era quella di procurare business all’industria petrolifera ed a quella militare americane.

Di norma, prima di Trump, i Presidenti USA (eccetto Bush, un fattoccio nelle mani di un gruppo di squilibrati teo-conservatori), quando magari per andare al potere avevano caricato eccessivamente di populismo il loro messaggio, una volta assunto l’enorme peso di guidare la maggiore potenza del globo, si erano poi fatti carico di depurare almeno in parte dall’ideologia il loro comportamento, per bilanciarlo con i due principi di realtà e di responsabilità che un leader mondiale non deve mai smarrire, per evitare conseguenze irreparabili al mondo intero.

Questa volta gli americani, che evidentemente hanno dimenticato l’era Bush, hanno consegnato le chiavi di casa loro ad uno squilibrato che afferma che i mutamenti climatici per colpa dell’attività umana sono una bufala inventata dai cinesi per danneggiare gli USA. Giovedì scorso ha annunciato uffcialmente il ritiro degli USA dagli impegni presi alla Conferenza di Parigi da quasi tutti gli stati del mondo per ridurre il rialzo della temperatura climatica prima che si raggiungano effetti irreparabili per la vita futura sulla terra. La scelta USA probabilmente vanificherà in gran parte l’impegno degli altri, dato che gli americani sono i maggiori inquinatori al mondo. Si prospettano decenni futuri molto difficili per l’ecosistema.

Ma i mercati ragionano con lo sguardo rivolto al massimo al trimestre prossimo, completamente disinteressati agli effetti a lungo termine delle attività umane.

Pertanto sembrano aver preso la decisione di Trump come un segnale positivo, che attesta la credibilità di Trump. Se fa quel che dice sul clima, perché dovrebbe tradire le promesse che ha fatto sul fisco? Ed allora, dopo la breve pausa di riflessione di martedì e mercoledì, utile a scaricare un po’ di eccessi che aveva generato l’impulso partito il 18 maggio, l’indice SP500 ha ricominciato a correre, realizzando due sedute nuovamente baldanzose, che gli hanno permesso di portare il record storico a toccare quota 2.440 e chiudere la seconda settimana consecutiva con una bella candela settimanale positiva, che per ora accantona ogni dubbio sulla volontà direzionale del mercato.

La forza degli indici USA ha favorito anche il rimbalzo di quelli europei, che sono riusciti con Eurostoxx50 a disegnare una candela settimanale timidamente positiva. Meglio si è comportato l’indice tedesco Dax, che venerdì è riuscito a superare i suoi massimi storici del 16 maggio scorso, anche se la chiusura ha un po’ risentito di una frenata finale. Questa frenata è stata particolarmente forte sull’indice italiano Ftse-Mib, che ha chiuso in negativo la settimana, confermandosi il peggiore tra gli indici europei e mettendo in mostra una divergenza negativa di comportamento con il resto dell’azionario mondiale.

Ma, a parte il nostro indice, su cui pesano le banche, in preda a incertezze legate al salvataggio delle due venete, e l’allegra marcia verso l’ingovernabilità che le forze politiche stanno attuando con la riforma elettorale, il resto del mondo sembra aver ritrovato un po’ di convinzione rialzista, concretizzatasi, contro ogni buon senso, nonostante le dure reazioni mondiali alla decisione di Trump, la minaccia sempre più aggressiva dei continui esperimenti nucleari della Corea del Nord e quella del terrorismo, che nel week end ha nuovamente colpito in modo brutale a Londra.

Circa il terrorismo islamico credo sia da segnalare la sostanziale impreparazione delle forze di polizia europee ad individuare e contrastare le nuove forme di attacco terroristico, che si serve di coltelli e veicoli lanciati sulla folla da lupi solitari e gruppetti di esaltati, oltre ai tradizionali kamikaze. Questa nuova modalità di seminare il terrore nelle nostre città sta provocando una lenta modificazione dei nostri comportamenti e della nostra emotività. Ora terrorista può essere chiunque ci stia passando a fianco ed il panico per falsi allarmi può fare molti più danni degli stessi terroristi.

Ne è un esempio quel che è successo sabato a Torino in Piazza San Carlo. E’ bastato un idiota con uno zaino sulle spalle che ha allargato le braccia ed urlato “Allahu Akbar”, per convincere la folla a individuare in lui un kamikaze e scatenarsi in un fuggi fuggi in grado di provocare 1.500 feriti.

Il terrorismo sta entrando nella nostra testa e ci vuole costringere a chiuderci in casa. Sta modificando i nostri rapporti sociali e seminando la radicalizzazione anche della nostra civiltà, che sta perdendo i valori di accoglienza, tolleranza e solidarietà, che ci caratterizzavano e li ha sostituiti con l’ostilità e la paura.

Ai mercati per ora non importa nulla, almeno finché non succederà qualcosa di maggiormente eclatante e mai visto prima. Ma la potenzialità negativa, anche in senso economico, di queste lente modificazioni dei comportamenti civili non andrebbe sottovalutata.

Oggi si apre una nuova settimana che sarà dominata dal voto inglese, su cui la serie di attentati nel paese nelle ultime settimane vuole evidentemente incidere. Fino a venerdì si assisteva alla rimonta dei laburisti nei sondaggi. Partiti da -20% di distacco, sono riusciti in campagna elettorale, a ridurre il distacco in un intervallo compreso tra i 3 ed i 6 punti. Theresa May sentiva già il fiato di Corbin sul collo. Ora l’attentato di Londra le ha consigliato di sfruttare l’onda di indignazione e promettere drastiche revisioni alle leggi sull’ordine pubblico. Una virata autoritaria che scava un altro solco con l’Europa e l’avvicina a Trump, subito lesto a riproporre il suo Muslim Ban, ripetutamente bocciato dalla Magistratura USA come anticostituzionale. Vedremo che conseguenze avrà sul voto questa virata xenofoba acchiappavoti della May. Se non bastasse ad evitarle la perdita della maggioranza in Parlamento, la maledizione di Cameron colpirebbe ancora una volta e ci regalerebbe il pasticcio di una Brexit che dovrebbe essere attuata magari da Corbin, che non la voleva.

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