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In attesa dell'oste Mattarella
31/05/2017 08:40

Dopo la scivolata che lunedì ha interessato solo l’indice azionario italiano, ieri abbiamo assistito ad un tentativo di stabilizzazione sul mercato italiano, dopo che l’inizio di seduta ha bissato il panico del giorno prima. Ma questa volta i nervi degli investitori sono stati un po’ più saldi e l’indice Ftse-Mib è riuscito a recuperare in chiusura il livello di parità. Cosa che non è riuscita ai principali indici Europei, che hanno ripetuto il calo moderato che attuano da qualche giorno a questa parte. Una qualche influenza, in questo lieve pessimismo, devono averla, oltre al caos politico italiano, anche gli strascichi del fallimentare Vertice G7 e la seguente scaramuccia verbale tra Merkel e Trump, che ha allargato le distanze tra le due sponde dell’Atlantico. La Merkel ha affermato che degli USA (ma anche della Gran Bretagna) ormai non ci si può più fidare. E Trump ha risposto rinnovando le accuse alla Germania di vendere troppe auto in USA e non contribuire a sufficienza alle spese NATO.

Dopo il lungo week-end festivo hanno riaperto anche i mercati USA, ma anche laggiù non si è più visto quell’entusiasmo che la scorsa settimana aveva portato l’indice SP500 a segnare il nuovo record storico. Nessun ripensamento clamoroso, ma un piccolo calo che segnala la non eccessiva convinzione dei mercati a proseguire al rialzo ed interrompe la serie di sedute positive, fermandola a 7, che è comunque un bel numero.

Torniamo al nostro paese, che continua ad essere al centro delle attenzioni degli investitori internazionali, che si interrogano dubbiosi sulle conseguenze che avrà l’approvazione sempre più vicina della nuova legge elettorale, che segnerà il ritorno al proporzionale della Prima Repubblica, quel sistema che fu abbandonato perché produceva instabilità politica e accorciava la vita dei governi.

Ieri, anche se l’indice a fine seduta ha mostrato un timido segno positivo, il settore bancario è rimasto debole, anche per le crescenti incertezze sul salvataggio delle due banche venete, dopo che Atlante ha risposto “No, Grazie” alla richiesta di ulteriori altre risorse da investire nel capitale delle due banche. Queste si stanno indaffarando, ma finora senza esito, per rispettare la richiesta della Vigilanza UE-BCE, che impone di trovare un miliardo tra i privati prima che possa partire la ricapitalizzazione precauzionale (il nome politically correct che addolcisce la sostanza del salvataggio di stato).

Sul  mercato obbligazionario lo spread BTP-Bund non si è ulteriormente allargato, anche se resta vicino ai 190 punti base.

La fotografia che sembra disegnarsi è quella di investitori internazionali che, dopo una prima bordata di vendite di posizioni sull’Italia, ora sembrano in attesa di comprendere se l’accordo sulla legge elettorale “alla tedesca” arriverà veramente ad una veloce approvazione parlamentare, e soprattutto come Mattarella vorrà gestire la smania per le elezioni anticipate che esprimono Renzi e Grillo. Tutti i partiti si affannano a proporre date, ma sembrano per ora fare i conti senza l’oste che abita al Quirinale, a cui spetta lo scioglimento delle Camere, e che non sembra avere la stessa fretta di Renzi e Grillo di mandare gli italiani  a votare.

La parte più difficile nella commedia che si reciterà da ora in avanti spetta a Gentiloni, che si trova di fatto a ricoprire il ruolo dell’anatra zoppa. Nessuno lo ha ancora sfiduciato, ma il suo orizzonte autunnale di governo è completamente sparito. E pensare che, in teoria, in autunno dovrebbe esprimere il suo massimo sforzo per presentare una legge di stabilità 2018 che recepisca una manovra del valore di circa 30 miliardi, in grado di disattivare le clausole di salvaguardia che altrimenti faranno scattare automaticamente a fine anno l’aumento di 3 punti percentuali dell’IVA. Un salasso per gli italiani in grado di stroncare anche le prospettive di ripresa che si sta faticosamente cercando di consolidare.

Sembra, quindi, che la confusione non manchi. Ciò potrebbe portare nuova volatilità, soprattutto se venisse a mancare il sostegno positivo degli altri mercati e la correzione europea dovesse proseguire e magari intensificarsi. In questi giorni la BCE, gli uffici studi, le agenzie di rating fanno a gara a ricordare il rafforzamento della crescita europea, che ha portato l’euro a trovare una forza che nessuno gli attribuiva. Ma intanto notiamo che gli indici azionari non sono riusciti a mantenere il ritmo di quelli americani e la scorsa settimana hanno mancato l’obiettivo di tornare ai massimi dell’anno. Mentre SP500 collezionava 7 sedute rialziste consecutive l’indice europeo Eurostoxx50 ne ha segnate ben 5 consecutive di moderato ribasso. Questo è un dato di fatto, su cui forse val la pena di riflettere. Sarà la percezione degli investitori che l’euro troppo forte possa erodere la competitività delle imprese europee? Sarà un effetto sull’Eurozona del subbuglio elettorale italiano?

Vedremo. I prossimi giorni risolveranno probabilmente i dubbi e forse torneranno a riallineare gli andamenti borsistici delle due sponde dell’Atlantico. Cederanno gli indici USA o si riprenderanno quelli europei? Vedremo. Del resto se siamo in fase di distribuzione, come ho ipotizzato nei giorni scorsi, i mercati non si muoveranno molto, né in un senso né nell’altro.

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