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Un rialzo che puzza di distribuzione
29/05/2017 08:42

La settimana che si è conclusa ha portato verso la conclusione anche il mese di maggio, ma, invece di farsi carico della stagionalità negativa che sintetizza il famoso proverbio borsistico USA (Sell in may and go away), ha fatto dimenticare del tutto agi indici americani la scivolata dello scorso 17 maggio, quando un rigurgito di volatilità aveva provocato una perdita di quasi 2 punti percentuali appena si diffusero le notizie che l’indagine sul Russia-gate stava per rivelare scottanti coinvolgimenti per lo staff presidenziale USA. Ebbene, l’indagine sta proseguendo e sta emergendo che il genero di Trump, Kushner, suo principale consigliere, aveva addirittura cercato di organizzare nel dicembre scorso una linea di comunicazione segreta con il Cremlino. Ma i mercati ora sembrano avere lo sguardo rivolto in alto e pensano solo a salire. Infatti sia il principale indice USA (SP500) che quello che rappresenta la tecnologia (Nasdaq100) da quel fatidico giorno di paura hanno inanellato ben 7 sedute consecutive di rialzo, e non sono riusciti solo a recuperare per intero la scivolata, ma nelle ultime sedute hanno anche scavalcato abbondantemente i precedenti massimi storici e ripristinato pienamente quel trend rialzista che la seduta del 17.5 aveva solo scalfito, ma non invertito. Inoltre gli indici USA hanno anche invertito il rapporto di forze che li confronta con l’indice europeo Eurostoxx50. E’ stato decisamente a favore dei mercati europei nei mesi di marzo, aprile e fino a metà maggio. Ma dopo la scivolata del 17 maggio, da cui i mercati USA si sono ripresi brillantemente, mentre quelli Europei stanno ancora faticando a risalire, il rapporto di forze vede ora gli indici USA decisamente più forti di quelli della vecchia Europa. Il trend di breve, di medio e di lungo periodo per i mercati USA sono ora nuovamente sincronizzati al rialzo e riprendono a puntare verso il cielo. Secondo il grafico, se non avremo ripensamenti questa settimana, si potrebbe materializzare l’ennesimo impulso rialzista di tutto rispetto, che farebbe a botte con la tradizionale stagionalità estiva negativa e con il buon senso. Un buon senso che avrebbe invece più di un dubbio su cui riflettere.

A partire dall’esito deludente del G7, che nel documento finale ha fotografato il disaccordo globale tra il bambinone Trump e tutti gli altri 5 grandi su tutti i temi scottanti del pianeta (clima, migrazioni, commercio) e salvato la faccia solo con una dichiarazione unanime contro il terrorismo e la Corea del Nord (...e te credo!, ci mancherebbe che non ci fosse l’accordo nemmeno su questo). Le immagini del vertice hanno mostrato ancora una volta l’inutilità di questi show di pessimo gusto, con Trump svogliatamente sonnecchiante e incapace di avere una relazione umana decente con chiunque ad eccezione del suo specchio, e Theresa May assente fisicamente dalla seconda metà vertice e, con la testa, anche dalla prima metà, catturata dai pensieri su Manchester e sui sondaggi che la vedono in preda alla sindrome di Cameron, quella maledizione che, se chiedi le elezioni per stravincere, può anche capitare che le perdi. Renzi dovrebbe studiarla molto attentamente.

Ma anche le vicende interne americane, che torneranno d’attualità fin da oggi, dopo il rientro di Trump dal viaggio turistico, e vedono l’amministrazione sotto assedio per le indagini sul Russia-gate, non sono tali da generare entusiasmi a chi conservi un po’ di equilibrio psichico.

E, se vogliamo, non sembra nemmeno poi così rassicurante il fatto che la salita degli indici si accompagni ad evidenti divergenze ribassiste sui principali oscillatori e per entrambi gli indici americani che hanno ritoccato i massimi. Divergenze che si notano anche sui volumi di scambio, che da qualche tempo sono superiori nei momenti e per i titoli che scendono rispetto a quelli che si realizzano quando si sale.

Questo comportamento è tipico delle fasi di distribuzione, quelle, cioè, in cui le mani forti, dopo la fase di euforia che chiude il ciclo rialzista di lungo termine, prendono atto che i flussi di denaro pronto ad entrare in Borsa si stanno esaurendo ed approfittano dell’ancoraggio della massa degli investitori più alle illusioni di rialzo infinito che alla realtà. Cominciano a vendere, senza fretta e senza farsi notare troppo, intascando così i lauti guadagni che il lungo ciclo rialzista ha portato e lasciano il cerino in mano agli sprovveduti ultimi arrivati. Poi, improvvisamente, arriverà il crollo, che taglierà fuori la massa e impedirà di vendere a quelli che non riescono a sopportare di chiudere in perdita le posizioni.

Il mercato si avviterà nella fase ribassista di lungo periodo e si purificherà dagli eccessi accumulati nella sbornia euforica del rialzo che pareva inossidabile.

Vedremo nei prossimi mesi se anche questa volta sarà questo il copione che tradizionalmente porta all’inversione ribassista del trend principale. In tal caso saremmo solo all’inizio del conto alla rovescia per la fine della festa. Senza fretta e senza farsi troppo notare, almeno fino a quando la distribuzione non abbia scaricato a sufficienza tanta carta straccia a peso d’oro.

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