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Niente riesce a scuotere la tranquillita' delle borse
25/05/2017 08:36

Ieri i mercati non hanno fornito emozioni, chiudendo una giornata scialba con i principali indici azionari su livelli assai vicini a quelli del giorno prima: leggermente inferiori gli indici europei e frazionalmente superiori quelli americani, con SP500in grado si raggiungere nuovamente i suoi massimi storici del 16 maggio scorso a quasi 2.406 punti, ma non a superarli.

Il ritorno della tranquillità è stato confermato dalla discesa dell’indice Vix della paura nuovamente sotto i 10 punti, anche se la chiusura è stata a 10,02, annullando completamente i segni di panico che solo una settimana fa erano emersi prepotentemente con il repentino rimbalzo oltre 15.

I mercati sono stati sostanzialmente impermeabili ai molti eventi che ieri hanno calamitato l’attenzione dei media. Oltre agli sviluppi delle indagini sull’attentato di Manchester, che non interessano i mercati, è stato snobbato anche l’incontro mattiniero tra un sorridente Trump, che sembrava un alunno in gita scolastica in Vaticano ed un imbronciato Pontefice, che non ha fatto alcuno sconto al grossolano ospite americano, arrivato con un codazzo di 30 auto al seguito. Bergoglio ha risposto con un atteggiamento molto serio, quasi infastidito, ai deferenti (ma falsi) omaggi del grossolano miliardario e, parlandogli in spagnolo, la lingua dei messicani che lui odia, gli ha seccamente chiesto di cambiare idea sul clima, sui migranti e sulla vendita di armi. Per essere ancor più chiaro gli ha pure regalato i testi delle sue lettere apostoliche, che parlano un linguaggio di fratellanza e tolleranza, esattamente l’opposto di quello tanto caro al rissoso Donald.

Poco effetto ha avuto anche la notizia del downgrade del giudizio sul debito cinese da parte dell’agenzia di rating Moody’s (da Aa3 ad A1), per la prima volta dal 1989, dovuta ai dubbi sul ritmo di crescita rallentato e sul debito aumentato notevolmente negli ultimi anni. Ma quasi ignorate sono state anche le numerose parole che ieri sono circolate sui comportamenti futuri delle banche centrali. Infatti nella giornata sono state pubblicate le minute dell’ultimo incontro del FOMC della Federal Reserve e da parte BCE abbiamo avuto dichiarazioni da parte di 3 grossi calibri come Praet, capo ufficio studi, Constancio, vice-Presidente e il Presidente Draghi, che hanno parlato delle mosse future della BCE.

Dai verbali FED non sono giunte significative novità rispetto a quanto i mercati già conoscevano. I membri del FOMC ritengono che la crescita, dopo la battuta d’arresto del primo trimestre, dovrebbe riprendere vigore, aiutata dal piano fiscale di Trump, di cui però non si azzardano a stimare né la reale portata, né i tempi di realizzazione. Pertanto hanno praticamente annunciato che la successiva riunione di giugno dovrebbe essere il momento giusto per ritoccare nuovamente i tassi ufficiali, che ora sono fissati tra 0,7% e 1%, e che un altro ritocco dovrebbe arrivare entro fine anno. Inoltre la prossima riunione dovrebbe ospitare anche le prime discussioni sulla normalizzazione del bilancio FED, ora enormemente ingolfato di titoli obbligazionari per un ammontare di quasi 4.500 miliardi di dollari, effetto delle varie manovre di stimolo che dalla grande crisi del 2008 la FED ha messo in campo per risollevare l’economia USA. La montagna di obbligazioni dovrà essere gradualmente ma fortemente ridimensionata ed una delle prime decisioni dovrà proprio essere la fissazione del livello che la Fed giudica normale e che diventerà l’obiettivo da raggiungere con un piano di vendite graduali sul mercato. Ricordo che prima dello scoppio della crisi finanziaria il bilancio FED ospitava titoli per soli 800 miliardi di dollari, meno di un quinto dell’attuale ammontare. La manovra di rientro avrà certamente un impatto al rialzo sui rendimenti dell’obbligazionario, cioè in direzione opposta a quella che i vari QE hanno provocato negli scorsi anni. Ma i mercati mostrano di non preoccuparsene ancora.

Atro tapering in arrivo è quello che riguarda la BCE, anche se Draghi ha sottolineato che non c’è fretta e soprattutto non c’è motivo di modificare la tempistica di rientro verso la normalità, che in eurozona è molto più lenta di quella prevista in USA dalla FED. Per Draghi fino a settembre dovrebbe essere mantenuto ancora il QE da 60 miliardi al mese. Poi si dovrebbe procedere con una graduale riduzione dell’ammontare per arrivare all’azzeramento entro i primi mesi del 2018. Solo a questo punto si dovrebbe procedere al ritocco dei tassi, partendo da quelli negativi (-0,4%) che pagano ora le banche sui fondi depositati presso la BCE.

Draghi si è in questo modo confermato saldamente alla guida delle colombe, opponendosi ai parecchi membri BCE che, sulla base del rafforzamento della crescita in Eurozona che il primo trimestre ha messo in evidenza, propongono un’accelerazione dei tempi di rientro verso la normalità. La prossima riunione BCE di giugno ospiterà lo scontro tra le due anime della BCE, ma i mercati sembrano confidare che Draghi abbia ancora in pugno la maggioranza dei voti.

L’unico evento che ha dato qualche scossa è stato lo stop alle trattative per al remissione parziale del debito greco tra Unione Europea e Fondo Monetario. Una pausa che allontana l’accordo che i mercati avevano supposto imminente. La Borsa greca ha così subito una battuta d’arresto di oltre -2%.

Ma anche questo scrollone si è limitato al mercato direttamente interessato e per ora non coinvolge il resto delle borse europee.

La settimana dei mercati sembra perciò avviarsi alla conclusione in modo rilassato con le borse USA destinate a segnare nuovi record, e quelle europee forse in grado di ritrovare pienamente lo smalto che avevano all’inizio della scorsa settimana. Del resto la seduta odierna dei mercati asiatici sembra essere abbastanza smagliante e dovrebbe dare un buon impulso iniziale alle borse europee.

Le nuvole grigie monetarie si stanno appena formando. Arriveranno prima in USA che in Europa, ma intanto sono ancora all’orizzonte. Sembra ancora presto per aprire gli ombrelli.

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