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Senza entusiasmo, ma si avanza
16/05/2017 08:41

L’apertura di settimana ha visto ieri i mercati finanziari dare maggiore risalto al lato pieno del bicchiere, piuttosto che a quello vuoto. Non mancavano infatti né gli elementi favorevoli al rialzo, né quelli di perplessità. Tra i primi cito il petrolio in salita, per le intenzioni di Russia ed Arabia di prolungare i tagli produttivi, che finora non sono serviti a nulla. Ma anche lo spot pubblicitario cinese avvenuto nel week-end con il maxi-summit di 29 tra capi di stato e di governo ed oltre 100 paesi rappresentati in Cina per magnificare ed implementare il progetto patrocinato dei cinesi “One Belt One Road”, che vuole creare le infrastrutture per realizzare una nuova “Via della Seta” che colleghi in modo efficiente Europa Asia ed Africa via mare a via terra. E non ultime le notizie politiche europee, con la vittoria della Merkel alle elezioni amministrative tedesche, che aprono addirittura alla possibilità di un trionfo anche alle politiche che si terranno a settembre, per formare un governo senza i socialdemocratici, e le prime mosse del nuovo presidente francese Macron: nomina a sorpresa di un capo del governo repubblicano, per erodere consenso alla destra, e visita-lampo di stato proprio in Germania, a rendere omaggio alla signora più potente d’Europa ed a porre le basi per la risurrezione dell’asse franco-tedesco che ha l’ambizione di far ripartire il cammino dell’Unione Europea e battere i sovranismi nazionalistici.

Ma accanto a questi fattori favorevoli c’era una certa apprensione per gli effetti del primo attacco hacker su vasta scala e sulla risposta che il mondo, ed in particolare Trump, avrebbe dato all’ennesima provocazione nucleare nord-coreana. Ebbene, col passare delle ore si è visto che gli strascichi dell’hackeraggio si sono visti soprattutto in Cina, mentre nel mondo occidentale i danni sono risultati poi più contenuti di quanto non si immaginasse a caldo. Anzi, ci sono state conseguenze positive sul Nasdaq, con i titoli del settore cyber-security che hanno preso il volo. E sulla Corea del Nord un imbarazzato silenzio di Trump, che si è limitato a chiamare i russi a collaborare contro quel dittatore, ha fatto capire che non sono in vista reazioni eclatanti. Ancora una volta Trump si comporta come il cane che abbaia alla luna ma non morde. Anzi, sembra sempre più invischiato nella burocrazia politica, che non conosceva e che ora sta dimostrando di non saper dominare, dibattendosi con annunci che poi non diventano fatti e litigando con i collaboratori che si è scelto, che sembrano solo capaci quanto lui.

I mercati hanno perciò approfittato del saldo positivo tra gli eventi preoccupanti e quelli incoraggianti per fare ancora un pochino di strada al rialzo. L’indice SP500 ha nuovamente esplorato l’area dei massimi storici al di sopra dei 2.400 punti. Anzi, se vogliamo essere precisi, è riuscito a segnare addirittura un muovo massimo storico, portando il record da 2.403,87 a 2.404,05. Un’inezia, che però dimostra l’ostinazione dei compratori verso l’ottimismo e l’assenza di timori da parte dei possibili venditori, che mostrano scarsa fretta di prendere profitto. Ma dimostra anche che il movimento rialzista non è più impulsivo da un po’ di tempo, e sulle resistenze viene a mancare quella benzina necessaria a spiccare il salto per scavalcarle in modo convincente.

Come succede in questi casi, sugli oscillatori di momentum cominciano a vedersi divergenze ribassiste di una certa importanza, che potrebbero annunciare una correzione, qualora l’impulso dovesse latitare ancora.   

In Europa il movimento, seppur positivo, è risultato alla fine abbastanza contenuto, anche se il Dax, grazie al trionfo elettorale della Merkel, è riuscito a segnare il suo nuovo massimo storico, chiudendo per la prima volta sopra quota 12.800. Ha invece chiuso in modestissimo ribasso Eurostoxx50, soprattutto per colpa dei dividendi, mentre il nostro Ftse-Mib ha occupato la prima posizione delle performance europee con un discreto +0,6% e il superamento di quota 21.700, nuovo massimo dell’anno.

La mancanza di impulsi decisi, sia in USA che in Europa, rendono la camminata rialzista degli indici azionari più il frutto dell’inerzia che il segno di rinnovata convinzione. Si marcia un po’ “sulle uova”, senza troppa convinzione ed in balia dei vari possibili stormir di fronde che quotidianamente possono emergere. Insomma, si avanza senza entusiasmo. Ma si avanza.

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