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La grande assente e' la paura del ribasso
10/05/2017 08:36

Ieri i mercati finanziari hanno tentato subito di riprendere la marcia rialzista, dopo la battuta d’arresto della prima seduta post-Macron, ma l’impresa è riuscita solo in parte. Tutti gli indici principali, sia in Europa che in USA (Dow Jones a parte), hanno ritoccato di qualche frazione di punto percentuale i precedenti massimi storici o annuali. Però la voglia di salire si è subito ammosciata cosicché le borse europee hanno chiuso poi la seduta con modesti rialzi e soprattutto lontane dai massimi segnati nel durante. Quelle americane hanno chiuso addirittura in negativo, a parte il solito Nasdaq100, che non ne vuole proprio sapere di correggere degli eccessi che paiono ormai conclamati. Anche ieri Apple ha trascinato il listino tecnologico con volumi di contrattazione molto alti, continuando a beneficiare dell’endorsement del mitico Warren Buffet, che nei giorni scorsi ha invitato i risparmiatori ad avere ancora fiducia nel colosso di Cupertino, nonostante il valore mostruoso che ha ormai raggiunto la sua capitalizzazione di borsa, che ormai supera gli 800 miliardi di dollari, oltre la metà del PIL italiano.

In Europa una certa stanchezza per la strada rialzista già fatta da Eurostoxx50 e dai principali indici nazionali accompagna la fiducia che per ora i media infondono a piene mani su Macron, su cui gravano le corpose aspettative di banche d’affari, Merkel ed euro-burocrati (insomma, l’establishment) affinché salvi con linguaggio nuovo e politiche vecchie l’ideale europeo, messo in crisi da anni di inconcludenza politica. Il povero novello Atlante, che si ritrova sulle spalle i destini, se non del mondo intero, almeno del vecchio continente, sta ora cercando con difficoltà di fronteggiare l’assalto dei molti politici francesi bolliti (il più famoso è l’ex primo ministro socialista Manuel Valls) che aspirano a saltare sul suo carro vincente ed abbandonare la nave del partito socialista, ormai alla deriva e prossima all’affondamento, dopo che il capitano Schettino-Hollande l’ha sapientemente diretta contro gli scogli in 5 anni di disastroso governo.

Continuo a ritenere che sia necessario digerire gli eccessi rialzisti accumulati con una modesta correzione o almeno con un po’ di lateralità. Del resto negli USA, passati i 100 giorni, Trump sembra aver perso un po’ di smalto mediatico, che era l’unica cosa che mostrava, dato che i numerosi annunci stentano a diventare realtà in tempi decenti. Per recuperare ieri si è dilettato a licenziare chi indaga su di lui (Comey, il direttore della FBI).

Maggio sta avanzando e la stagionalità negativa si sta avvicinando. Tradizionalmente il semestre maggio-ottobre è scarsamente redditizio per il mercato azionario, che invece riesce a dare il meglio di sé da novembre ad aprile. Se ci voltiamo indietro, verifichiamo che effettivamente anche l’ultimo semestre novembre-aprile è stato molto positivo: SP500 ha messo a segno oltre il 12% di rialzo, l’indice Nasdaq100 addirittura oltre il 16%. Non meno eclatante è stata la performance in Europa: Eurostoxx50 +16,5%, Dax +16,6% e Ftse-Mib addirittura +20,3%.

Possiamo pensare che si possa andare a questo ritmo anche in estate?

Eppure nessuno sembra preoccuparsi. L’indice Vix, che registra, con la sintesi tipica di un numero, la paura per cali futuri di mercato che i venditori di opzioni sull’indice SP500 si fanno pagare dai compratori, questa settimana ha sfondato anche il valore 10, come nella storia di questo indice è accaduto solo 4 volte in precedenza e mai dopo la grande crisi del 2008-2009. In passato tutte le volte che è successo si è poi avuta un’esplosione di volatilità ribassista entro poche settimane.

Questa volta sarà diverso? Allora non c’era Trump e neanche Macron? Liberi di crederlo. Purché, se succederà di nuovo, non si dia la colpa ai gufi che portano sfiga.

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