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Vince lo Status Quo, si brinda a champagne
26/04/2017 08:35

La reazione dei mercati europei alla buona affermazione elettorale in Francia dell’europeista Macron è stata a dir poco veemente, come abbiamo visto in passato solo poche volte, quasi sempre quando si è imposto un evento in grado di salvare l’esistenza stessa dell’Unione affacciata sull’orlo dell’abisso.

La strada verso l’Eliseo non è spianata, ma certamente tracciata dal voto di domenica. Il giovane ed ambizioso tecnocrate francese, assomiglia molto al primo Renzi, la sua carriera fatta rapidamente al di fuori dei partiti, per succhiarne in poco tempo molti degli elettori, assomiglia al percorso di Renzi. Come pure ha molte analogie con il primo Renzi la sua propensione alla modernità che si contrappone agli elefanti della politica tradizionale francese e di fatto ne rottama gran parte, ed il coraggio di proporre l’ideale europeo come un valore attrattivo in un’epoca in cui va di moda la caccia al nazionalismo, venduto facilmente come la soluzione ai danni provocati dall’Europa.

Ma Macron ha la fondamentale differenza di possedere un’autostima forte, ma non debordante nella vanità tipica di Renzi e soprattutto la capacità di misurare le parole, fare il gioco di squadra e rendere omaggio ai suoi maestri, tutte doti che lo rendono più solido di Renzi. Ora gli basterà non fare troppi errori per riuscire a capitalizzare i molti voti che nel ballottaggio verranno dati al “meno peggio” da parte di chi al primo turno ha votato uno dei perdenti. E, sulla carta, tra i sostenitori dei perdenti sono molti di più quelli che dovrebbero scegliere lui piuttosto che la Le Pen.

Certo, la cartina dell’orientamento politico dei 96 Dipartimenti amministrativi è impressionante. La metà di questi hanno visto prevalere Marine Le Pen, che si è aggiudicata il voto delle campagne e di gran parte delle zone operaie, mente Macron può ringraziare la popolosa Parigi, che lo ha votato in massa, soprattutto nei quartieri più ricchi.

L’establishment sembra ancora una volta aver prevalso, riuscendo ad arginare la marea del sovranismo, che comunque sta continuando a salire. Riuscirà Macron, magari con Renzi e Schulz, se questi due dovessero farcela a vincere a casa loro, a trasformare l’ideale comunitario negli Stati Uniti d’Europa? Onestamente non lo so, anche se forse solo quel trio potrebbe tentare l’impresa.

Non è questo che i mercati oggi scommettono. Più modestamente si scommette sulla tregua, che dovrebbe consentire all’establishment burocratico di sopravvivere ed a quello finanziario di continuare a prosperare ancora per un po’. Non dimentichiamo mai che da alcuni anni i mercati hanno perso ogni velleità di ragionare sul lungo periodo. In un mondo dove il destino dei manager e dei gestori dei fondi hedge dipende dai risultati dei rendiconti trimestrali, quella è diventata l’ottica di investimento prevalente.

Lo slancio rialzista europeo ha contagiato anche gli USA, dove gli indici sono stati tutti trascinati al rialzo. Ieri SP500 e Dow Jones hanno completato l’inversione rialzista e concluso la fase correttiva, con l’obiettivo di tornare a testare prestissimo i massimi. Nasdaq100 è già abbondantemente in territorio inesplorato, sui massimi storici, fin da lunedì. A galvanizzare i mercati USA è anche la prospettiva, che si favoleggia per oggi, dell’annuncio del bazooka fiscale da parte di Trump. Oggi dovrebbe essere presentato il progetto di riduzione dell’aliquota fiscale sulle società dal 35% al 15%, un regalo che dovrebbe costare oltre 200 miliardi l’anno di mancato gettito, contribuendo all’accumulo di ulteriore debito e in grado forse di spingere l’inflazione. Ma comunque una manna per i mercati, che potranno speculare ancora un po’ sulla crescita dei profitti netti. Questi si vedranno subito nelle trimestrali. Il debito e l’inflazione arriveranno dopo. Ci sarà tempo per preoccuparsene, ma solo dopo la festa.

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