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L'argine europeista francese sembra reggere
24/04/2017 08:38

Il primo turno delle elezioni presidenziali francesi, che hanno costituito un freno ai mercati europei per tutto il mese di Aprile, hanno dato un risultato abbastanza chiaro e soprattutto, per l’ambito di cui ci occupiamo, favorevole alla momentanea stabilità dell’Europa, e quindi favorevole alle intenzioni di crescita dei mercati finanziari.

La vittoria di Macron, che ha prevalso contro i 3 più accreditati avversari, sebbene con distacco abbastanza contenuto, che non gli garantisce ancora la sicurezza di diventare President de la Republique, lo rende il più accreditato ad ottenere la maggioranza al ballottaggio del 7 maggio e riuscire allora nell’impresa di diventare il più giovane Capo dello Stato della storia di Francia.

Marine Le Pen, l’incubo per i mercati, l’establishment finanziario mondiale e Bruxelles, esce abbastanza ridimensionata dall’esito elettorale. Ha condotto una campagna elettorale sotto tono ed ha visto rosicchiare i suoi consensi dall’ascesa dell’altro candidato populista, ma di sinistra, Melenchon. Non le è bastato, anzi, chissà che non l’abbia danneggiata, l’edorsement esplicito di Trump. E nemmeno quello implicito del terrorismo, che non ha convinto i francesi a sostenere maggiormente i suoi progetti di chiusura delle frontiere e di autoritarismo in nome della sicurezza. I suoi consensi sono scesi dal 26-27%, attribuiti dai sondaggi qualche settimana fa, che la issavano chiaramente in testa, al 21,6% realmente realizzato ieri, superata chiaramente dal giovane centrista senza partito Macron (23,8%) ed appena al di sopra degli altri due candidati, sconfitti ma meno del previsto, Fillon (destra gollista, 19,9%) e Melenchon (populista di sinistra, 19,5%). Staccatissimo il candidato socialista Hamon (6,3%), che eredita da Hollande la disfatta del partito vittorioso solo 5 anni fa.

Deciderà il ballottaggio tra i primi due, Macron e Le Pen, che però sembra assai scontato a favore di Macron. Non solo per l’appoggio che i due rappresentanti di quel che resta dei partiti tradizionali, Fillon e Hamon, gli hanno subito dato. Basterebbe, se si potesse essere sicuri che i voti gollisti si trasferiscano automaticamente su Macron. Non sarà così, perche credo che molti gollisti voteranno Le Pen, piuttosto che Macron, considerato meno affidabile in tema di sicurezza. Inoltre qualche socialista, rassegnato, magari non voterà. Ma in cambio di queste defezioni probabilmente non parteciperà al secondo turno di voto una percentuale rilevante di adepti di Melenchon, che non voteranno la destra di Le Pen e nemmeno il centro di Macron. Questo abbasserà di molto il numero di voti necessario per prevalere e dovrebbe garantire a Macron di farcela, anche perché Le Pen non avrà l’afflusso di voti esterno, risultante dalla scelta del “meno peggio”, paragonabile a quello che riceverà Macron.

Pertanto possiamo affermare che il risultato francese non risolve i problemi della Francia e non ferma la crescita del pensiero sovranista. Basta guardare la mappa del territorio politico francese, che per quasi metà ha visto prevalere Le Pen, che ha ottenuto oltre 7 milioni di voti, record mai raggiunto prima dal suo Front National. Ma, grazie all’area metropolitana di Parigi, dove abitano 12 milioni di francesi, e dove ha stravinto Macron, i francesi regalano una tregua negli attacchi sovranisti contro la UE. Lo spauracchio Frexit si sgonfia e viene rimandato di almeno 5 anni, dando tempo agli europeisti di tentare la rinverdire gli ideali dei padri fondatori, che Macron ha promesso di riportare nei cuori dei francesi . L’onda populista, che già in Olanda è stata frenata a marzo, incontra un secondo argine in Francia, che ne impedisce l’esondazione e forse causerà una risacca, dando l’occasione agli europeisti di tentare una difficile controffensiva.

Per stare all’immediato, credo che i mercati oggi festeggeranno con clamore lo scampato pericolo. Dovrebbe essere fortemente beneficiato l’euro, gli spread dovrebbero fare un balzo all’indietro e dovrebbe risalire un po’ il rendimento del Bund, che vede alleggerirsi per un po’ il suo compito di dover fare il bene rifugio.

Dovrebbe beneficiarne in modo consistente anche l’azionario europeo e, per una volta, dovrebbero essere  gli indici europei a far da traino al resto dell’azionario mondiale e persino agli indici USA, che sembrano aver bisogno di aiuti esterni per invertire nuovamente al rialzo il loro trend, correttivo quasi due mesi a causa dello sgonfiamento del pallone Trump.

Per qualche giorno si dovrebbe salire, sempre che nel frattempo il mondo non ci riservi qualche brutta sorpresa. Ultimamente i focolai di tensione (Siria, Nord-Corea, terrorismo, migranti) non mancano certo. La vittoria, per una volta, della stabilità nella vecchia Europa sembra una eccezione, non la regola.

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