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Il Terrorismo in Francia ha gia' votato
21/04/2017 08:36

La tornata elettorale francese, in programma domenica, già tanto temuta dai mercati, sarà anche oggi al centro dell’attenzione delle borse. La seduta di ieri ha visto un ritorno di fiducia degli investitori e la chiusura di posizioni ribassiste sul listino francese, che è stato di gran lunga il migliore d’Europa, mentre anche gli spread col Bund sono scesi in modo significativo, sia quello del titolo di stato francese che quello del nostro BTP.

Ma in tarda serata si è riaffacciato il terrorismo a Parigi, con un attacco ad una camionetta della polizia francese da parte di due terroristi, che hanno ucciso un agente e ferito un secondo, prima della reazione dei poliziotti che hanno poi abbattuto uno dei terroristi, mente l’altro è riuscito a fuggire.

La conferma che il terrorista ucciso era nelle liste dei radicalizzati, noti alla polizia, e la quasi immediata rivendicazione dell’ISIS, dimostrano che il terrorismo islamista sta votando in anticipo e cerca di condizionare l’esito elettorale.

I due giorni che separano dal voto saranno vissuti con una rilevante trepidazione, certamente dalla popolazione francese, ancora una volta nel mirino, e forse anche dai mercati, che nella seduta di ieri avevano ritrovato smalto proprio per un sondaggio che testimoniava l’allungo di Macron, il candidato più Europeista e favorevole all’establishment europeo, ormai stabilmente in prima posizione nei pronostici con circa il 24% dei consensi, davanti ad una Le Pen un po’ in calo. Tuttavia gli altri due contendenti (Fillon e Melenchon) non si possano ancora dare per sconfitti e questo fatto mantiene incerto l’esito del voto, anche perché gli indecisi appaiono ancora molti. Il terrorismo, specialmente se dovesse colpire ancora, dopo l’attacco di ieri e quello sventato poco prima dell’esecuzione nei giorni scorsi, dimostra di voler influenzare il voto e potrebbe favorire l’adesione per paura a Marine Le Pen, che punta tutte le sue carte sulla chiusura delle frontiere e su provvedimenti autoritari per vincere la battaglia contro il terrore, utilizzando un messaggio ed un linguaggio simile a quello che a Trump ha fatto vincere le presidenziali americane nel novembre scorso.

La seduta di ieri, che ha visto le borse europee abbastanza stabili, a parte quella francese, in America ha invece evidenziato la ripresa del rimbalzo degli indici USA, dopo due sedute di calo che sono seguite al primo tentativo di rimbalzo del giorno di Pasquetta. Tutti e tre i principali indici americani (SP500, Dow Jones e Nasdaq100) si sono mossi all’unisono con un guadagno abbastanza vistoso, di poco inferiore al punto percentuale.

L’indice SP500, quando ha segnato i massimi di giornata (2.361), ha finalmente testato la trendline discendente che guida tutta la correzione in atto da quasi due mesi. Non è riuscito a superarla, ma ha chiuso non lontano, a 2.356 punti. Oggi sarà importante verificare se l’attacco verrà ripetuto e soprattutto se avrà successo, consegnandoci, in tal caso, una inversione di tendenza che avrebbe come obiettivo il ritorno ai massimi assoluti. Impresa che ieri è già quasi riuscita al molto più dinamico indice Nasdaq100.

A convincere i compratori è stato il ritorno dell’economia al centro della scena americana, che per parecchi giorni era stata occupata dai venti di guerra nucleare e dalla geopolitica. L’umorale Presidente Trump, che molti definiscono “situazionista”, perché tende ad occuparsi sempre di quel che più può aiutare la sua vanitosa ricerca di audience, dopo lo spot pubblicitario delle scorse settimane, teso a dimostrare le sue capacità belliche con l’attacco dimostrativo alla Siria e le minacce alla Corea del Nord, sembra ora aver voltato pagina, accorgendosi che i mercati avevano bisogno di qualche annuncio economico per tornare all’ottimismo. Ed allora ieri ha comunicato di voler mettere dazi all’importazione di acciaio, rianimando in Borsa il settore che da tempo era piuttosto debole, mentre i congressisti repubblicani hanno fatto sapere di voler ritentare l’approvazione del provvedimento che dovrebbe sancire il funerale dell’Obamacare, clamorosamente fallita a marzo. Siccome questa riforma è necessaria per trovare almeno parte delle risorse che servono a mantenere la promessa elettorale di drastica riduzione delle tasse, ogni movimento positivo in questa direzione favorisce il ritorno in auge del Trump trading, cioè della speculazione rialzista sulle promesse del ricco gaffeur. Il quale ieri, confermandosi debole in storia, ha fatto infuriare la Corea del Sud affermando con leggerezza la falsità che la penisola coreana un tempo era parte della Cina, come gli avrebbe riferito il premier cinese. Ieri si è svolta alla Casa Bianca anche la passerella di Gentiloni, che ha avuto con Trump un rapido incontro, pieno di cordialità e luoghi comuni sulla bellezza del nostro paese e l’amicizia tra i due popoli, quanto assolutamente privo di sostanza, con Trump che ha mostrato di essere interessato all’Italia solo per incontrare il Papa.

Sul nostro listino il momento favorevole delle banche è proseguito, ma a mantenere stabile l’indice hanno contribuito i cali di alcuni titoli dell’energia e le utility. Ha impressionato, durante l’assemblea di Unicredit, che ha approvato una maxi-perdita di 11 miliardi di euro dovuta alle pulizie di bilancio sulle sofferenze, constatare che dopo l’aumento di capitale ed il rimescolamento dell’azionariato, la banca non è più italiana, dato che i fondi di investimento, quasi completamente esteri, ed i fondi sovrani di altri paesi ne posseggono il 72%, mentre le fondazioni bancarie ed il piccolo azionariato, compagini prevalentemente nazionali, hanno dimezzato al 19% la loro partecipazione.

L’essere diventata assai più di prima una “public company” in mano agli stranieri ha dato appeal al titolo, che ha proseguito il corposo rimbalzo del giorno precedente, ed ha trascinato anche le altre banche al rialzo.

Oggi sarà una giornata di difficile interpretazione. Credo che lasciar passare le elezioni francesi rimanendo poco esposti potrebbe anche essere la scelta vincente. Di certo è quella più prudente.

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