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Rimbalzo, ma solo delle banche
20/04/2017 08:37

Dopo la significativa discesa che i mercati europei hanno mostrato in questa prima parte del mese di aprile, culminata martedì scorso nella rottura da parte dei principali indici di importanti supporti, ieri è andato in scena il tentativo di rimbalzo, per tentare la negazione del segnale ribassista.

L’impresa è riuscita in realtà solo al settore bancario, trascinato ad un vistoso rimbalzo dalla ripresa dei rendimenti che si è vista sull’obbligazionario e dalle discrete performance che arrivano dalle prime trimestrali delle principali banche americane, a cui il Trump trading del primo trimestre ha permesso di mostrare utili in diffuso rialzo rispetto a quelli dell’analogo periodo dello scorso anno. Gli investitori, che per diversi giorni hanno venduto il settore, ieri si sono rivisti in acquisto ed hanno fatto scattare significative ricoperture dei ribassisti, proprio dopo che molti titoli bancari avevano dato martedì segnali grafici preoccupanti.

Se togliamo il settore bancario non è che ieri si sia visto molto altro. Infatti l’indice Dax, poco occupato dal settore bancario, ha faticato a mantenere il segno positivo in chiusura di seduta, mostrando incapacità a rimbalzare. E’ andata solo leggermente meglio all’indice complessivo dell’eurozona, Eurostoxx50, che ha segnato una candela giornaliera positiva, ma lunga solo circa un terzo di quella negativa del giorno precedente.

Chi ha approfittato di più della buona vena del settore bancario è stato il nostro indice e quello spagnolo, che sono i due indici europei dove il settore bancario pesa maggiormente. Questi due indici (Ftse-Mib +1,96% e Ibex +1,26%) sono stati gli unici in Europa in grado di recuperare tutto il calo del giorno precedente e negare così il segnale ribassista di martedì.

La nostra Borsa ha rivissuto una di quelle giornate di gloria che da qualche tempo mancavano, in cui le banche premono sull’acceleratore all’unisono per tutta la giornata e si trascinano dietro tutto il listino. Si sono viste performance eclatanti, con 5 banche del paniere Ftse-Mib salite più del 3%. Su tutte spicca Unicredit in rabbioso recupero di oltre il 6%.

Si tratta di un rimbalzo tecnico che è ancora prematuro classificare come inversione di tendenza. Anche perché non si vedono notizie molto confortanti dal settore bancario, che, se ottiene qualche boccata d’ossigeno dalla ripresa dei rendimenti che si sta vedendo da qualche mese a questa parte, resta pur sempre impegolato nella difficile impresa di smaltire i crediti deteriorati, quelli che la moda inglesista oggi chiama “Non Performing Loan”, mentre in passato si usava il termine più ruspante, ma molto più descrittivo di “sofferenze”.

Il settore bancario italiano in questi giorni subisce anche il duro richiamo del FMI, che invita a provvedere a smaltirli con una certa urgenza, che non si vede nell’ambiente bancario, perché questa palla al piede impedirà la ripresa del settore, che è stato di gran lunga quello più duramente colpito dalla grave crisi finanziaria scoppiata del 2008 che per il nostro paese si è trasformata poi, più che per gli altri, in una devastante doppia recessione, costata 10 punti percentuali di perdita di PIL e 25 punti di perdita di produzione industriale, con tutte le inevitabili conseguenze in termini di fallimenti e impennata di sofferenze bancarie, al punto che oggi le banche italiane collezionano circa un terzo dell’intero ammontare di NPL esistenti in Europa.

Una interessante elaborazione a cura di Luca Davi e Alessandro Graziani, pubblicata in questi giorni sul Sole24ore, mostra quanto è costato l’ultimo decennio agli azionisti delle banche italiane. Tenendo conto dell’andamento delle quotazioni, degli aumenti di capitale e dei dividendi distribuiti, 100 euro investiti nel settore bancario italiano nel 2007 oggi sono diventati 23,3. Il settore pertanto ha perso quasi il 77% del proprio valore. Se questo è il dato medio, agli investitori sui singoli titoli può essere andata molto meglio in rari casi (Banca Ifis +383% e Banca Generali +255%), ma anche addirittura molto peggio in parecchie situazioni: BIM -81%, UBI -82%, Unicredit -89%, Credito Valtellinese e B.Pop.Milano -93%, Banco Popolare -96%, fino al clamoroso -99,2% di Banca Carige ed al -99,8% di Banca MPS.

Capisco che di fronte a simili disastri il cassettista che dieci anni fa ha investito sulle banche italiane ieri possa aver reagito con un’alzata di spalle al rimbalzo mostrato, data la lunghissima strada che il settore deve ancora percorrere per un recupero che sia sostanziale. Purtroppo al momento non si vedono ancora motivi di speranza per lui. Qualche possibilità c’è invece per i trader, che hanno un’ottica di investimento decisamente più breve e soprattutto sanno anche vendere quel che hanno comprato, magari in perdita, se il movimento sperato non si realizza, prima che la perdita diventi troppo grande ed intrappoli l’investitore. Certo, bisognerà che oggi il recupero prosegua, anche se da Wall Street non sono arrivati segnali incoraggianti. L’indice USA SP500, che alla chiusura delle borse europee era in positivo, ha poi perso per strada tutti i guadagni e chiuso in modesto ribasso, come martedì. Il rimbalzo evidenziato il giorno di Pasquetta sembra vere il fiato corto, in attesa che Trump la smetta di giocare con i soldatini e si occupi finalmente di qualche provvedimento economico.

Ma su questo campo per ora tutto tace.

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