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Il Bullismo politico spaventa i mercati
19/04/2017 08:40

Lo scampato pericolo nucleare non è riuscito a rianimare i mercati. Anche perché è frutto di un retroscena piuttosto imbarazzante per la credibilità americana. La tanto sbandierata squadra navale dotata di missili, bombardieri e sottomarini nucleari, che doveva essere pronta a dare una sonora lezione al dittatore nord-coreano se avesse sfidato gli americani con un esperimento nucleare, in realtà era un bluff. O meglio, per un errore di comunicazione nei giorni scorsi non si dirigeva affatto verso la penisola coreana, ma dalla parte opposta, dato che era prevista una esercitazione con la marina australiana e nessuno aveva avvisato i comandanti del cambio di programma.

Si tratta dell’ennesima conferma dell’improvvisazione dell’Amministrazione Trump. Il destino del mondo nelle mani di dittatori pazzi ed avventurieri sprovveduti non induce certo a fiducia nel futuro. Anche perché ieri altri motivi di perplessità si sono presentati agli occhi degli osservatori ed al giudizio dei mercati.

Innanzitutto il risultato elettorale del referendum che in Turchia doveva scegliere se trasformare la repubblica da parlamentare a presidenziale, con pesanti implicazioni autoritarie. Erdogan, con una votazione pesantemente condizionata da brogli, ha ottenuto una risicata maggioranza che ora gli consente di eliminare un altro po’ della già scarsa democrazia presente. Mentre l’Europa ha balbettato qualche obiezione ed ammonimento per la democrazia sfregiata, Trump si è subito congratulato col neo Rais, mostrando ancora una volta la misura della sua considerazione per la democrazia.

Ma la mattinata ha riservato un’altra sorpresa politica. Theresa May, che evidentemente non ha imparato dal suo predecessore Cameron la cautela nei confronti dei sondaggi, avendo constatato, secondo le ultime rilevazioni, che i suo partito Conservatore se si votasse oggi avrebbe circa il doppio dei consensi del Partito Laburista nemico, ha annunciato a sorpresa le elezioni anticipate per giugno, per tentare di consolidare la sua maggioranza parlamentare e trattare una dura Brexit con l’Unione Europea.

Al di là del fatto che una scelta simile a Cameron è costata il posto l’anno scorso, la notizia rivela la volontà battagliera della May, decisa ad andare fino in fondo con la Brexit, anche a costo di azzardare un’avventura elettorale. La sterlina si è subito rafforzata, mentre la borsa inglese ha fatto un capitombolo. Ma anche i mercati europei hanno subito una scossa negativa dalla prospettiva di trattative più aspre con gli ex amici inglesi.

Il risultato è stato una seduta tutta passata in negativo, accentuatosi poi nel rush finale, in coincidenza con il minimo di seduta che nel frattempo stavano realizzando anche gli indici americani, che sembravano avviati ad annullare il rimbalzo del giorno prima. Ma nella seconda parte della giornata americana, a borse europee chiuse, gli indici USA hanno recuperato gran parte delle perdite, pur senza riuscire a trasformare in positivo il saldo finale.

La situazione, per le borse europee, si sta complicando. Eurostoxx50, l’indice delle blue chips dell’Eurozona, ha ceduto in modo evidente il supporto di 3.450, che in questo mese per ben 3 volte aveva contenuto le vendite, ed è sceso fino a 3.419.  Anche il tedesco Dax ha fornito una decisa indicazione di debolezza, andando a rompere il precedente minimo mensile di 12.050 ed atterrando a fine seduta proprio sulla cifra tonda di 12.000 punti. Con questa scivolata l’indice tedesco ha anche rotto la trend line rialzista che ha guidato tutto il movimento rialzista di febbraio e marzo.

Ma i peggiori sono stati l’indice azionario francese Cac40 (-1,59%), che soffre in modo particolare l’incertezza del conto alla rovescia elettorale, con i 4 candidati sempre molto vicini nei sondaggi, e il nostro Ftse-Mib, che tradizionalmente soffre ogni stormir di fronda. Il nostro indice delle blue chip ha ceduto -1,67%, chiudendo sui minimi di seduta. Siccome ci avviciniamo alla stagione dello stacco dei dividendi è meglio d’ora in avanti, analizzare il FIB invece che il Ftse-Mib. Il future con scadenza giugno infatti assorbe già tutti gli stacchi previsti ad aprile e maggio, che riguardano la grande maggioranza dei titoli del paniere, ben 26 su 40 (sono 7 il 24.4 e ben 19 il 22.5).

Il nostro FIB ieri ha frantumato il supporto di area 19.300, che in marzo più volte ha tenuto in piedi il movimento rialzista del mercato azionario italiano.

La penetrazione è stata ampia. La chiusura è stata a stento superiore ai 19.000 punti (19.030) ed apre le porte ad un obiettivo di area 18.500, dove si posiziona l’ultimo supporto chiave per evitare l’avvitamento ribassista. Questo è il momento in cui il gioco si fa duro. Occorre fin da oggi un deciso recupero, che non si fermi al pullback su 19.300, ma riesca a recuperare quel livello.

Non sarà semplice, con questi chiari di luna.

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Pierluigi Gerbino - P. Iva 02806030041
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