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Missili di volatilita' sui mercati
12/04/2017 08:34

Cresce il nervosismo dei mercati, che però incide più sulla volatilità intraday che sul movimento direzionale.

Ad impensierire i sogni fondati sull’attivismo economico di Trump ieri è arrivato l’incubo che l’attivismo militare, che Trump ci ha fatto conoscere, possa addirittura provocare in Nord Corea una escalation nucleare. Sarebbe un evento epocale, il primo dopo le terribili stragi atomiche in Giappone, che posero fine alla seconda guerra mondiale, e che il mondo intero si impegnò a mai più ripetere.

Trump ha mostrato in Siria di saper premere il grilletto, ed ha inviato alcune navi da guerra nei pressi della penisola nord-coreana, facendo dichiarare ai suoi portavoce che, se la Cina non si sbriga a fermare gli esperimenti missilistici del dittatore Kim Jong Un, ci penseranno i missili americani.

Lo squilibrato dittatore coreano ha risposto per le rime, dichiarandosi pronto alla guerra nucleare, le cui responsabilità ha già attribuito a priori all’aggressività americana.

Sono situazioni che in passato avrebbero a malapena fatto fare un gradino al rialzo ai livelli di allerta militare nella zona e sarebbero state liquidate dai media come mera propaganda, dato che tutti sanno quanto devastante possa essere l’uso delle armi atomiche. Ma in questo caso troviamo di fronte due personaggi piuttosto anomali nel panorama politico, in grado di andare oltre le parole ed agire d’impulso, senza troppa meditazione. In particolare il dittatore coreano, instabile mentalmente e dotato di crudeltà verso i nemici almeno pari all’indifferenza nei confronti del destino della sua popolazione, tenuta sotto il giogo di una feroce dittatura politica e culturale, potrebbe addirittura esaltarsi per essere sotto i riflettori dello show globale e sfidare la potenza americana. Per cui questa volta i mercati qualche preoccupazione cominciano ad averla ed osservano l’evolversi della situazione con una certa ansia.

Intanto in Siria Putin continua ad insistere sulla sua versione dei fatti circa il bombardamento a base di Sarin, che gli occidentali hanno attribuito al regime di Assad. Secondo lui sono stati i ribelli a piazzare le sostanze chimiche per poi dare la colpa ad Assad. Si è mostrato così sicuro di questa realtà da chiedere una indagine ONU sulla vicenda. Non solo. Ha anche affermato di avere le prove da varie fonti informative che i ribelli stiano preparando altre trappole simili per i prossimi giorni, al fine di spingere Trump ad intensificare l’intervento al loro fianco contro Assad.

Tutte queste tensioni geopolitiche frenano i compratori, che sui listini USA hanno qualche problema a rintuzzare le folate di vendita che giungono durante le sedute degli ultimi giorni ad ogni lancio di agenzia un po’ allarmistico. Ieri, ad esempio, dopo un’apertura tranquilla si è assistito ad una rapida incursione ribassista abbastanza profonda, che è stata poi faticosamente recuperata nella seconda parte della seduta, anche grazie a Trump, che ha ripreso il mantra delle promesse economiche, annunciando che sta procedendo bene la revisione della legge Dodd-Frank, quella che metteva limiti all’operato delle banche d’affari, che dovrebbe quindi tornare più disinvolto.

Sarebbero in arrivo anche piacevoli sorprese non meglio identificate dalla revisione degli accordi commerciali tra USA, Canada e Messico.

Queste parole hanno consentito agli indici USA di recuperare le perdite mattutine, anche se non di trasformare in positiva una giornata che nella prima parte sembrava preoccupare molto gli investitori.

Il clima influenzato da venti di guerra ha condizionato petrolio ed oro, che sono saliti. Il primo sui timori per l’instabilità in medio - oriente, il secondo perché oggetto di acquisto da parte di chi fa incetta di beni rifugio, che in tempi di possibili guerre vanno sempre di moda.

L’Europa è stata coinvolta dal tenore funesto della prima parte della seduta americana. Gli indici europei si sono visti perdere, intorno alle 16,30, anche più di un punto percentuale. Un rush finale di ricoperture ha poi consentito di ridurre le perdite, che sono state però superiori a quelle degli indici americani: -0,54% il Dax tedesco, -0,46% il nostro Ftse-Mib, -0,32% Eurostoxx50.

A pesare sull’umore europeo si è aggiunta anche l’ansia per le elezioni francesi, che si terranno a partire dal 23 aprile, con il primo turno che designerà i due contendenti per il ballottaggio del 7 maggio, da cui uscirà il nuovo Presidente della Republique.

La tensione sta crescendo anche perché arrivano sondaggi un po’ diversi da quelli delle settimane scorse. La sfida più probabile continua ad essere quella tra Le Pen e Macron, che vantano circa il 24% ciascuno dei consensi. Ma entrambi sono in calo di adepti, mentre negli ultimi giorni crescono le preferenze per Fillon, arrivato al 17%, ma soprattutto quelle di Melenchon, arrivato al 18%, in terza posizione ed in forte crescita. Costui è un populista di sinistra, che si ispira alle esperienze venezuelane di Hugo Chavez, con un programma su alcuni argomenti simile a quello di Le Pen, in particolare l’ostilità verso la Nato e la politica di austerità europea. I mercati sono innervositi dalla possibilità, ancora minoritaria, ma crescente, che la sfida al ballottaggio possa essere tra la padella Le Pen e la brace Melenchon. Se così fosse per la stabilità europea sarebbero dolori.

Ecco perché, memori di Trump e del Brexit, gli operatori sui mercati sono un po’ nervosi, forse più del dovuto, e si intensificano le vendite, soprattutto di titoli di stato francesi. Lo spread OAT-Bund è risalito ieri a 75, a due soli punti base dal duplice record segnato a febbraio. Come di prassi, le vendite francesi si trascinano dietro gli anelli deboli dell’Eurozona. Infatti lo spread BTP-Bund ieri ha realizzato il nuovo massimo dell’anno a 206 punti, anche grazie alla corsa agli acquisti di Bund, che fa scendere il rendimento dei titoli tedeschi. Decisamente più tranquilla la situazione dei titoli di stato spagnoli, stabili a 131. Faccio notare che lo spread BTP-Bonos (punteggio del derby della credibilità sui mercati di Italia e Spagna) si sta allargando a dismisura ai nostri danni ed è arrivato a 85 punti base. Solo 10 mesi fa, a giugno dello scorso anno, il confronto era ancora favorevole all’Italia. Da allora abbiamo perso quasi 100 punti di credibilità internazionale rispetto ai cugini spagnoli. Qualcosa vorrà pur dire, anche se si continua a dare la colpa ai cattivi tedeschi per tutti i guai che ci riguardano.

Il nostro Ftse-Mib è stato penalizzato ieri soprattutto dalle vendite sui bancari, a cui si è aggiunta STM, colpita dai timori che Apple cominci a costruirsi da sé i chip per i suoi telefonini, evitando di comprarli all’estero.

Oggi la teoria vorrebbe un recupero mattutino degli indici europei, per inseguire il recupero americano che è avvenuto ieri sera a borse europee chiuse. La pratica la condizioneranno le notizie geopolitiche e le dichiarazioni che anche oggi, non c’è dubbio, pioveranno sui mercati.

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