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Il solito Spot-Trump tranquillizza i mercati
05/04/2017 08:41

In attesa del supervertice tra Trump ed il cinese Xi, dove si combatterà la prima delle tante partite commerciali che ci attendono nell’era del restyling trumpiano della globalizzazione, il ricco populista americano ha scaldato i muscoli politici con Al Sisi, mostrando al mondo quanto sia cambiata, con la sua presenza al comando, la politica estera americana. Il dittatore egiziano, quello, per intenderci, che ha fatto torturare ed uccidere Giulio Regeni, il giovane ricercatore italiano, ed inquina le indagini per negare il delitto di stato, è stato accolto con tutti gli onori e fregiato di complimenti per il “magnifico lavoro” che ha fatto contro il terrorismo. Poi, quando si sono diffuse le notizie del terrificante bombardamento con gas chimici in Siria, ha liquidato la questione con il solito ritornello “colpa di Obama, che doveva sbarazzarsi prima di Assad”. Aggiungendo che ormai la rimozione di Assad è fuori tempo massimo. Anche Assad viene quindi aggiunto alla lista dei campioni dell’antiterrorismo, che comprende ovviamente da tempo anche Putin.

Sembra di capire che, ormai, a quel che è rimasto delle democrazie occidentali, non resta che scegliere tra il terrorismo e, se non proprio la dittatura, almeno l’autoritarismo, di cui lo stesso Trump si avvia a diventare un appassionato praticante, dato che, secondo alcuni media americani, ha intenzione di varare un inasprimento dei controlli anche sui cittadini europei che entrano in USA, a cui saranno verificati telefoni, computer, conti bancari e siti visitati, e saranno fatte domande anche sulle loro opinioni politiche.

E dato che dell’autoritarismo sono pietre miliari la menzogna e la propaganda, ecco che in campo economico ha diramato l’ennesimo bollettino delle promesse sulle cose fantastiche (le solite, che non arrivano mai, ma vengono promesse ogni settimana) che il Congresso sta per varare. C’è solo un piccolo particolare, che ovviamente non è stato enfatizzato: il Congresso chiude venerdì per le feste pasquali e riaprirà il 24 aprile.

Questa strategia delle balle spaziali comunque conserva ancora una certa efficacia. Non so fino a quando i mercati continueranno a fingere di credere alla vanità del ricco Epulone, ma per ora lo fanno.

Infatti Wall Street, che navigava in territorio negativo insieme alle borse europee, appena ha udito lo spot pubblicitario, ha subito fermato le vendite e recuperato terreno, per chiudere la seduta in modesto rialzo con tutti e tre i principali indici azionari (SP500, Dow Jones e Nasdaq100, su cui si è notato un nuovo record storico da parte di Amazon e Tesla). Ha inciso anche un dato migliore delle attese sul deficit commerciale americano di febbraio, che aiuterà il PIL del primo trimestre.

L’impostazione del mercato azionario americano, così come è espressa da SP500, l’indice più importante, non muta rispetto a quella che si è affermata in marzo. Il trend di breve resta correttivo fino a quando l’indice  non riuscirà a sfondare 2.371, ultimo massimo discendente realizzato a fine marzo. Non è molto lontano (ora SP500 è a circa una decina di punti), ma sembra che serva qualcosa di più delle semplici e solite promesse per invertire la tendenza.

In Europa Eurostoxx50, dopo aver sbattuto lunedì contro quota 3.500 ed essere stato respinto, ieri ha continuato a scendere moderatamente nella prima parte della seduta per poi recuperare sulla scia degli indici USA. Deve ora trovare la forza per riprendere il cammino rialzista, anche se poco oltre (a 3.525) è presente una resistenza ancora più forte della cifra tonda che lo ha respinto lunedì.

Il nostro Ftse-Mib, che tutti i media stanno magnificando come indice migliore al mondo nell’era Trump, dato che è quello che è salito di più da novembre ad oggi, dopo il forte segnale di inversione ribassista arrivato lunedì, ieri ha proseguito il calo per metà seduta, scendendo fino a 20.100. E’ stato trascinato giù dai bancari nell’attesa del pronunciamento della Vigilanza BCE sul salvataggio di stato delle banche venete (Pop.Vicenza e VenetoBanca). C’era un certo timore che da Francoforte non venisse accertata la solvibilità dei loro bilanci e che le due banche non venissero considerate di importanza sistemica. Ricordo che questi due requisiti sono necessari per consentire il salvataggio di stato, che nel grigio linguaggio burocratico europeo viene chiamato “ricapitalizzazione precauzionale”. In assenza di queste condizioni il salvataggio di stato è precluso e non resta che il Bail-in. Nel pomeriggio si sono diffuse anticipazioni che la solvibilità dovrebbe venire accordata, per cui si spalancano le porte del salvataggio a spese di tutti e si evita il bail-in per gli obbligazionisti senior. L’intero setore bancario ha potuto così tirare un deciso sospiro di sollievo, trainando al recupero l’indice.

Sul fronte obbligazionario continua il calo dei rendimenti per i debitori più solidi, ma non per i nostri BTP, che vedono così salire lo spread rispetto al Bund nuovamente sopra i 200 punti.

Ieri è stata una giornata favorevole anche al petrolio, che ha ripreso a salire ed ha superato anche quota 51 dollari.

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