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Quando c'e' la Fiducia...
29/03/2017 08:34

La correzione degli indici USA si è fermata proprio lunedì scorso, su quel 25% di ritracciamento del movimento rialzista, raggiunto nelle prime battute della seduta sull’indice SP500.

Dopo il recupero mostrato già nella seconda parte della seduta di lunedì, ieri gli indici USA sono sembrati dimenticare del tutto la parte vuota del bicchiere, rappresentata dalla defaillance di Trump sulla riforma dell’Obamacare. Lo sguardo si è volto con bramosia rialzista alla parte piena, che contiene qualche motivazione non di poco conto. Innanzitutto la spettacolare performance dell’indice di fiducia dei consumatori di marzo, calcolato da Conference Board. Il dato di febbraio, a 116,1 era già stato il più alto rilevato dopo il settembre 2001. Per marzo era atteso un calo a 114. Invece è uscito uno stratosferico incremento fino a 125,6, cioè ben 11,6 punti superiore alle attese. Si sono così raggiunti livelli di ottimismo che in precedenza si erano visti soltanto nel triennio 1998-2000, all’epoca della super bolla speculativa della new economy. Il secondo dato positivo per l’umore degli investitori è stato il rimbalzo dei prezzi del petrolio dal triplo minimo appena superiore ai 47 dollari, che potrebbe aver messo fine al lungo calo dei prezzi dai massimi raggiunti a 55 dollari in gennaio, quando fu deciso il taglio alla produzione di greggio dai principali produttori. Un taglio che non ha prodotto gli effetti sperati sulla ripresa dei prezzi dell’oro nero ed ha scatenato prese di beneficio che potrebbero essersi esaurite proprio in questi giorni. Anche il dollaro ha tenuto ed il Dollar Index è rimbalzato dal supporto di 99.

Chi ha precipitosamente chiuso posizioni dopo la scivolata dell’azionario di martedì scorso, comincia ad avere il sospetto di aver agito con troppa fretta e di aver sottovalutato che i mercati, se Trump non brilla per capacità di mediazione politica, il contesto macroeconomico ha fornito molteplici segnali di irrobustimento del ciclo. La fiducia dei consumatori ai massimi è solo l’ultimo di una nutrita serie di sorprese positive, che riescono, evidentemente, a compensare la delusione per le promesse mancate da Trump. Intanto il discusso Presidente USA ha deciso di dare un’altra bottarella al ribasso del suo indice di gradimento, abolendo con un tratto di penna i limiti alle emissioni nocive e all’industria del carbone, introdotti da Obama per contrastare inquinamento e cambiamento climatico. Dato che il cambiamento climatico, a suo dire, è una bufala dei cinesi per mettere in difficoltà gli USA, ha deciso di  passare alla storia come il primo presidente che incentiva l’inquinamento, pur di favorire la lobby dell’energia fossile, che lo ha votato, e promettere nuovi posti di lavoro nel settore minerario. Probabilmente non l’hanno informato che il settore del carbone era in declino anche prima delle leggi di Obama e soprattutto che gli eventuali nuovi posti di lavoro sarebbero occupati non certo da americani, che in miniera non hanno più voglia di andarci, ma da quegli immigrati che lui vuole espellere dagli USA. Credo comunque che la decisione attirerà da oggi un bel po’ di spettacolari proteste degli ambientalisti, che in USA sono abbastanza numerosi, sebbene non come in Europa.

Se gli indici USA si riprendono, quelli europei, che non avevano nemmeno cominciato una seria correzione, hanno subito colto la palla al balzo per mettere a segno nuovi massimi annuali. Lo ha fatto sia il tedesco Dax che il più globale Eurostoxx50, che ora può inquadrare nel mirino la resistenza di 3.524, massimo di fine novembre 2015.

Non è mancato all’appello il nostro Ftse-Mib, che ha segnato anch’esso il nuovo massimo del 2017 a 20.330, ed ora ambisce a raggiungere quota 21.700.

Sul nostro listino è stata la giornata dei petroliferi, con Saipem e Tenaris sugli scudi, a mostrare un rabbioso quanto esteso rimbalzo, dopo un lungo periodo di correzione.

Il contesto pienamente rialzista in Europa è stato ripristinato e la maggior forza relativa degli indici europei rispetto a quelli americani è stata confermata, come se l’effetto Trump nelle ultime settimane favorisca più i titoli europei che quelli americani.

Oggi non ci sono dati importanti. Potrebbe perciò proseguire il recupero in USA e la continuazione del rialzo in Europa, mentre un po’ dell’attenzione dei mercati può rivolgersi alla Gran Bretagna, dove la premier Theresa May recapiterà a Bruxelles la lettera di comunicazione formale dell’intenzione di uscire dall’Unione Europea, ai sensi dell’art. 50 del Trattato di Lisbona. Verrà così attivata la clessidra che concederà due anni di trattative per arrivare al divorzio ufficiale. Intanto la Scozia ha chiesto formalmente il referendum per lasciare la Gran Bretagna e restare con la UE. Un altro uovo che si aggiunge alla frittata Brexit.

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