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Trump: l'irresponsabilita' al potere
28/02/2017 08:36

Negli ultimi giorni alla monotonia delle sedute di borsa in USA si accompagna la vivacità dell’azione politica del Presidente Trump.

Iniziamo dalla Borsa. L’indice Dow Jones, che è tornato ad essere quello che meglio rappresenta l’euforia degli operatori dell’era Trump, anche ieri ha trasmesso una nuova puntata della fiction “Arrampicata verso il cielo”. Sono ormai dodici le sedute positive consecutive, che ovviamente hanno ritoccato ogni volta i massimi storici. Una serie che finora era capitata solo 2 volte (nel 1929 e nel 1970). Oggi avrà la possibilità di eguagliare il record assoluto di positività, realizzato una sola volta nel gennaio del 1987 con 13 sedute positive consecutive.

In queste dodici sedute record non stupisce tanto la strada fatta (+3,9%, oggettivamente non eccezionale), ma la tranquillità delle sedute, con chiusure di giornata quasi sempre superiori alle aperture, che rivelano una forte capacità di assorbimento delle eventuali prese di profitto iniziali, che pure in alcune giornate ci sono state.

Non che manchino segnali premonitori di possibili correzioni in arrivo, come è ovvio, dato l’eccesso di rialzo fortissimo che si è accumulato.

Cito il fatto che i volumi dei titoli in rialzo siano sensibilmente inferiori a quelli fatti dai titoli che scendono; gli stessi volumi di contrattazione registrati complessivamente non sono in crescita come si converrebbe ad un mercati in rialzo; infine il Vix, l’indice che misura la volatilità implicita prezzata nelle opzioni sull’indice SP500, che segnala la paura di calo futuro dell’indice, è in espansione e diverge rispetto all’andamento tranquillo dell’indice.

Sono tutti segnali di allerta, ma non ancora segnali di fine corsa, anche perché si respira l’attesa per quel che stasera Donald Trump dirà davanti al Congresso nel suo primo Discorso sullo Stato dell’Unione.

L’antipasto è arrivato ieri, davanti ai governatori federali, quando col suo solito tono perentorio e denso di iperboli, ha cominciato a delineare le fattezze della crescita come lui la intende.

Per ora ha anticipato che farà sicuramente crescere le spese militari, e per la prima volta viene fornito un dato numerico. Nel budget federale del prossimo anno, che presenterà ufficialmente a metà marzo, proporrà un aumento del 10% della spesa militare, per la precisione 54 miliardi di verdoni che andranno ad ingrassare la già ingorda industria americana della morte.

La dichiarazione viene due giorni dopo la non meno clamorosa promessa di ripartire con la corsa agli armamenti nucleari. In due soli giorni sono stati buttati alle ortiche anni di sforzi diplomatici che avevano partorito il piano START di riduzione bilanciata degli armamenti atomici, e la faticosa inversione di tendenza verso la riduzione della spesa militare, che Obama aveva conseguito negli ultimi anni del suo mandato.

La teoria che per avere la pace bisogna costruire più armi rientra prepotentemente nel lessico della politica, dopo quella che il cambiamento climatico è una bufala dei cinesi. Aspettiamoci ora che torni di moda la convinzione che per combattere il colesterolo occorre mangiare più pollo fritto, e che per migliorare la salute occorre aumentare il fumo.

Decenni di lenta acquisizione, a livello planetario, della consapevolezza che le armi si costruiscono per essere usate in proprio o per essere vendute a chi la guerra la vuole fare, e che per diminuire i rischi di guerra bisogna diminuire le armi, vengono spazzati via in pochi minuti. La sua politica di irresponsabilità nei confronti del mondo si corona poi di altre piacevoli conseguenze. Dove prenderà i soldi per la nuova corsa agli armamenti? Riferiscono fonti della Casa Bianca che verranno diminuite le spese per l’ambiente e ridotti gli aiuti allo sviluppo a favore pei paesi più poveri. Al momento non si toccano le spese sanitarie e quelle per la sicurezza sociale, ma solo perché le riforme in questi settori debbono partire dal Congresso. Ma Trump si è già portato avanti anche qui, promettendo che con l’aiuto dei repubblicani demolirà anche Obamacare, il programma che ha portato 18 milioni di americani più poveri ad avere accesso alla sanità a spese dello stato. Chissà quanti, tra coloro che verranno rispediti nell’inferno dell’impossibilità di curarsi, rimpiangeranno di aver magari votato per lui?

Il paladino della lotta all’establishment nei suoi primi atti di governo si è così accattivato le grazie proprio dei due più importanti pilastri del potere: il sistema bancario, grazie all’avvio della demolizione del sistema di controlli sull’operato delle banche, attuato dalla legge Dodd-Frank; e il potere militare, nutrito in abbondanza con le dichiarazioni di ieri.

Trump sta mostrando abbastanza in fretta e senza indugi il suo vero volto, che si cela dietro la maschera populista indossata in campagna elettorale: quello di un semplice neo-fascista che sfida il mondo con la sua arrogante e muscolare capacità distruttiva.

Un’arroganza che fa impallidire i suoi predecessori repubblicani più guerrafondai: il duro Reagan, che portò la guerra fredda contro l’Unione Sovietica alla sua massima espressione, ed il fanatico George W. Bush, ostaggio dei militari, che lanciò la guerra al terrorismo trasformando il Medio-Oriente in un campo di battaglia dove si combatte ancora.

Chiedo scusa per questa tirata anti-Trump, ma sto vedendo cose che non mi sarei mai aspettato di vedere nel paese più democratico dell’Occidente. Tutti hanno snobbato questo fascista mascherato da populista. Nessuno credeva possibile che i suoi messaggi più irresponsabili sarebbero stati seguiti dai fatti concreti. Ma vedo che sta succedendo e tutti stanno assistendo paralizzati, senza pensare alle conseguenze future. Il mondo rischia ora di ritrovarsi in situazioni che l’Europa ha già vissuto nella prima parte del secolo scorso, quando la volontà di potenza di personaggi arrivati al potere grazie agli effetti della grande crisi ed al populismo che annebbiò la mente degli elettori, diventarono feroci dittatori e trascinarono l’Europa nella più sanguinosa guerra mondiale mai vissuta sul nostro pianeta. Allora nessuno credeva che sarebbe successo quel che poi si è visto, e questi personaggi vennero sottovalutati a lungo.

Allo stesso modo, nessuno ha mai seriamente pensato che in USA un pazzo avrebbe potuto sedere sulla poltrona più potente al mondo con accanto la valigetta per scatenare l’inferno nucleare.

Temo, ahimè, che stia succedendo.

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