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Europa alla deriva, USA all'arrembaggio
27/02/2017 08:38

La settimana che ci ha portato a Carnevale è stata non priva di scherzetti, per le borse europee, alle prese con i crescenti drammi che provoca agli investitori l’avvicinarsi degli importanti appuntamenti elettorali. Domina l’incertezza francese, dove Marine Le Pen sta imitando sempre più le modalità comunicative di Trump, che gli hanno garantito il successo in USA. Vittimismo per le indagini della Magistratura sull’uso personale dei fondi europei, attacchi alla stampa che diffonderebbe notizie false per danneggiarla e linguaggio aggressivo. Quasi come il suo mentore d’Oltreoceano.

Così in Europa gli spread sono saliti ed in settimana hanno toccato quota 83 punti base quello francese e 202 quello italiano, entrambi rispetto al Bund tedesco. Anche l’azionario, frenato dalla correzione dei bancari, ha dilapidato il forte impulso rialzista che ad inizio settimana aveva fatto superare a Dax ed Eurostoxx50 i precedenti massimi dell’anno di fine gennaio.

La candela settimanale dell’indice Eurostoxx50, che rappresenta l’intero azionario dell’Eurozona, non ha un bell’aspetto e sembra voler segnare un top del mercato, attraverso una figura di doppio massimo, anche se non del tutto ortodosso, dato che il secondo massimo di mercoledì scorso è lievemente superiore al primo del 26 gennaio. La presenza inoltre di evidenti divergenze ribassiste testimonia la perdita di forza del mercato azionario europeo. Una debacle che, se nell’indice globale è appena accennata ed in quello tedesco nemmeno poi tanto, in quello nostrano si è ormai trasformata in una ritirata disordinata. Il Ftse-Mib infatti non è riuscito ad annullare il segnale di inversione consegnato a fine gennaio e lo sta confermando con una serie di massimi e minimi discendenti, che denotano una volontà correttiva ben più marcata che nel resto d’Europa.

Notiamo che si sta rafforzando la divergenza di comportamento tra indici europei, alla deriva o in conclamato ribasso, e quelli americani, che invece in febbraio hanno segnato quasi tutti i giorni nuovi massimi assoluti, evidenziando sui grafici una successione impressionante di candele bianche, che rivelano la forza senza pause dei compratori.

Gli indici USA ora mostrano situazioni di eccesso rialzista quasi mai raggiunte prima. Se da un lato ciò dimostra la necessità di una pausa (che però è necessaria da settimane, ma non avviene), dall’altro  evidenzia l’euforia irrefrenabile che l’effetto Trump ha iniettato sui mercati.

L’aggressività del Presidente continua ad aumentare e si mostra ora nei confronti di chiunque non manifesti servili esibizioni di culto della personalità. La lista di coloro che sono insultati via twitter o direttamente nei suoi discorsi e comizi pubblici si allunga sempre più. Persino i russi cominciano a chiedersi se aver contribuito ad issarlo alla guida della principale potenza del mondo sia stato un buon affare, dato che venerdì ha dichiarato di voler fa ripartire la corsa agli armamenti nucleari per assicurarsi che nessuno al mondo abbia più atomiche degli USA.

Ora mancano solo due giorni al suo primo importante discorso istituzionale, davanti al Congresso degli Stati Uniti.

Sarà importante osservare se anche questo appuntamento si trasformerà in un comizio pieno di livore contro chi non lo ama, oppure, come dovrebbe essere nella normalità istituzionale, l’occasione per precisare finalmente con qualche dettaglio le sue tante promesse fatte in queste prime settimane, durante le quali i provvedimenti economici sono stati ai margini della sua attività.

Wall Street è molto ben disposta nei suoi confronti. Talmente ben disposta che ha fatto crescere assai  i guadagni virtuali di chi ha investito su Trump fin dalla prima ora. A mio parere eccessivamente ben disposta nei confronti di un Presidente che, sul terreno economico, ha fatto finora copiose promesse roboanti e zero fatti concreti. Per questo motivo, se Trump al Congresso farà solo l’ennesima puntata del suo personale reality show, potrebbero partire bordate di prese di beneficio e finalmente riportare i mercati azionari su valutazioni meno stellari. Non sto parlando di crolli, ma di quella correzione necessaria per rimettere voglia di comprare a chi è stato tagliato fuori da questo rialzo e non aspetta altro che rivedere gli indici un po’ più bassi per salire anch’egli in carrozza. Solo un discorso molto convincente farà durare ancora un po’ la luna di miele tra Wall Street ed il Presidente. 

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