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Eccesso di velocita'
07/02/2017 08:37

Temo che dovremo annotarci la data del 3 febbraio 2017, che sarà citata nei libri di storia (forse negli e-book, perché nel frattempo i libri non esisteranno più) dei nostri nipoti come l’inizio della dissoluzione del progetto Europeo. E’ la data della dichiarazione della Merkel al vertice di Malta, che ha sposato ufficialmente ed ha fatto diventare sua l’idea di Belgio Olanda e Lussemburgo di inserire a marzo, nella dichiarazione che delineerà il percorso obiettivo dell’Unione per il decennio successivo, il progetto di integrazione a diverse velocità. Si verrebbe a creare un gruppo di paesi virtuosi che procederebbe più spedito nell’integrazione economica, politica e militare, mentre chi non riesce ad adeguarsi agli standard richiesti da questa sorta di Maastricht 2 farebbe parte della Serie B europea.

Si comprendono bene i motivi di questa sortita un po’ azzardata della cancelliera, solitamente molto prudente. La campagna elettorale tedesca sta partendo e i primi sondaggi mostrano un attacco al dominio della sua coalizione CDU-CSU sia da destra, con l’aumento dei consensi per i populisti di AFD che vogliono il ritorno alla grande Germania e la dissoluzione dell’Europa, che da sinistra, con i socialdemocratici di SPD in forte ascesa dopo aver scelto alla guida del partito il convinto europeista Martin Schulz. Inoltre la Brexit inglese, gli attacchi di Trump all’Europa ed alla Germania, le mire espansionistiche di Putin e la crisi della NATO impongono di prendere l’iniziativa per rafforzare quel che si può della casa comune europea.

Siccome per i tedeschi il rigore è un assioma indiscutibile, la via scelta è lanciare un nuovo progetto di maggiore integrazione basato sulle riforme e sull’adesione più stretta ai parametri tedeschi. Chi ci sta dovrà cedere sovranità e permettere stretti vincoli di verifica. Chi non ci sta a diventare virtuoso viene lasciato indietro e rischierà la marginalizzazione.

In realtà questa presentata è la mia interpretazione, perché nessun dettaglio è stato fornito. L’ambiguità dell’operazione ha già comportato qualche equivoco più o meno spiacevole. Il primo è che gran parte dei leader presenti a Malta hanno accolto con favore l’iniziativa, forse senza capirla bene. Tra essi Gentiloni, che deve aver interpretato le parole della Merkel come una maggiore disponibilità verso la flessibilità. Anche Hollande è sembrato favorevole, ma Hollande è un’anatra zoppa. Bisognerebbe chiedere a candidati alle elezioni presidenziali di Aprile-Maggio come la pensano. Marine Le Pen è stata esplicita, il giorno dopo la dichiarazione della Merkel: se vince farà un referendum per uscire da euro, Unione Europea e NATO.

Tutto questo è avvenuto nel week-end, a mercati chiusi. Ieri le borse europee hanno fornito la loro interpretazione del messaggio, riempiendo con le loro aspettative le ampie lacune informative lasciate dai politici.

Purtroppo i politici europei, nonostante in questi anni abbiano avuto innumerevoli dimostrazioni di come funzionino i mercati, non hanno ancora capito che quando parlano muovono miliardi di euro, di dollari e di sterline. E che se non parlano chiaro i mercati parlano per loro, scaricando immediatamente le loro aspettative sulle quotazioni dei vari strumenti finanziari.

E l’interpretazione dei mercati ieri è stata molto chiara: si va verso la dissoluzione dell’eurozona. La mossa tedesca è stata interpretata come l’iniziativa di alcuni forti ciclisti, che si alleano per tentare una fuga dal gruppo che si chiama eurozona. Per contrastarla il gruppo dovrà spendere energie enormi, oppure si dovrà rassegnare a perdere la gara della competitività.

I mercati sono come gli scommettitori che scelgono di puntare su chi vincerà la corsa. E’ naturale che chi ha le gambe più molli venga penalizzato, mentre chi mostra la forza di andare in fuga venga premiato. Ieri è successo proprio questo. L’Italia arranca da tempo i coda al gruppo e già fatica a tenere il passo lento. Figuriamoci se potrà entrare nel gruppo dei fuggitivi. Anche la Spagna, sebbene stia mostrando capacità di recupero, sembra lontana dalla forma necessaria per ragganciare il gruppo dei migliori. La Francia sta addirittura pensando al ritiro dalla corsa, e forse lo farà se sarà la Le Pen ad essere nominata Direttore Tecnico della squadra.

Ed allora i mercati ieri hanno fatto le prime puntate. Si sono precipitati a comprare Bund, il cui rendimento sul decennale è sceso di 4 punti base. Ed hanno venduto BTP italiani, OAT francesi e Bonos spagnoli. Su tutti questi titoli il rendimento è salito in modo significativo, allargando i rispettivi spread col Bund tedesco. Quello francese è passato da 66 di venerdì a 77 punti base (+11). Stessa variazione per quello spagnolo (da 129 a 140 bp). Il nostro BTP è stato quello più massacrato, con una variazione di spread di ben 17 punti e per la prima volta da 3 anni ha superato quota 200, passando da 184 a 201.

Ieri sera il rendimento del BPT decennale è arrivato al 2,39%, quando solo sei mesi fa, intorno a Ferragosto, era meno della metà, 1,06%.

Anche l’Euro è stato venduto ed oggi potrebbe dare un segnale di inversione ribassista rispetto al dollaro, ponendo fine al recupero che dura da inizio anno e riprendendo il cammino verso i minimi di area 1,04.

L’azionario dell’Eurozona è stato anch’esso penalizzato dai cupi scenari futuri, che hanno scatenato vendite soprattutto sul settore bancario, che l’aumento degli spread non aiuta. Il nostro Ftse-Mib è stato particolarmente colpito ed è stato nuovamente, e di gran lunga, il peggior indice d’Europa, con un calo del -2,21%, oltre il doppio della perdita dell’indice globale Eurstoxx50 (-0,99%).

Purtroppo il movimento ribassista non conferma sull’indice il rimbalzo delle tre candele precedenti e chiama nuovi scivoloni, che hanno come primi obiettivi i minimi del 31 gennaio e poi l’area 18.000 punti.

A penalizzare il nostro indice ha contribuito non poco il calo di Unicredit, alla partenza dell’aumento di capitale. Chi possiede vecchie azioni e diritti ieri ha perso il -6,8% sulle azioni e il -18,8% sui diritti. Era abbastanza prevedibile che il titolo si avvicinasse al valore di emissione della azioni nuove (8,09 euro). Eppure si sono sprecate analisi che invitavano i piccoli risparmiatori a tenere il titolo e sottoscrivere l’aumento, perché le condizioni erano particolarmente favorevoli. Mi sono stupito che prima dell’aumento il titolo reggesse così bene. Ma forse è stato proprio per merito delle analisi favorevoli di analisti falsamente indipendenti, che di aumenti di capitale capiscono assai poco.

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