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Trump, il decisionista. I mercati volano
26/01/2017 08:33

Il decisionismo di Trump galvanizza i mercati, che ieri hanno trovato la forza per uscire prepotentemente al rialzo dalla congestione che li imbrigliava da oltre un mese.

Tutti i principali indici USA hanno messo a segno il record storico. Il Dow Jones ha scavalcato con un balzo il livello psicologico dei 20.000 punti e SP500 si è portato addirittura a lambire un altro livello psicologico di notevole valenza, i 2.300 punti, che probabilmente verranno scavalcati oggi.

Gli investitori sono impressionati dal susseguirsi di provvedimenti firmati dal magnate americano, che si è trasformato in esecutore compulsivo delle tante promesse fatte in campagna elettorale. Finora, approfittando della freschezza del suo insediamento e del collasso di cui sono vittime sia l’opposizione politica che la stampa, sta affondando i colpi con i provvedimenti in grado di galvanizzare maggiormente gli istinti egoisti e xenofobi del suo elettorato. Dopo la festa della globalizzazione, all’insegna del “compra americano ed assumi americano” con tanto di convocazione delle multinazionali dell’auto per convincerle a tornare a produrre in USA, la festa dell’ambiente, con la dichiarazione d’intenti di voler mettere sotto controllo l’ambientalismo e lo sblocco degli oleodotti più contestati dagli ecologisti, ieri ha celebrato la festa dell’accoglienza, firmando l’atto di avvio della costruzione del muro con il Messico, pretendendo anche che sia lo stesso paese confinante a pagarlo, in un modo o nell’altro. Non basta, perché insieme a questa misura altamente simbolica ha emanato una serie di ordini esecutivi per irrigidire i controlli anti immigrazione e creato una lista nera di stati musulmani dai quali arrivare in USA sarà sempre più difficile e vessatorio.

Se osserviamo con attenzione, quasi nessuna delle misure emanate finora hanno un contenuto pro-crescita e pro-mercato. Fanno eccezione solo quelle dedicate all’eliminazione delle leggi ambientali, che però porteranno danni alla sostenibilità ambientale futura. Ma questi saranno problemi dei suoi successori. Tutte le altre misure adottate sono dedicate all’isolazionismo ed al protezionismo, atteggiamento che non ha mai favorito la crescita, anzi.

Perché le borse premiano questa impostazione? Secondo me per due motivi. Il primo è che Trump ha dimostrato di saper passare dalle parole ai fatti. Certo, ha messo in pratica i fatti che gli analisti speravano che non avrebbe attuato, ma ha comunque dimostrato il coraggio di fare quel che promette. Pertanto, e questo è il secondo motivo, dopo i provvedimenti di chiusura dei confini e di ritiro dalle responsabilità globali, i mercati si attendono anche l’arrivo dei tanto attesi tagli delle tasse ed il piano di spesa pubblica per ricostruire le infrastrutture, che sono i veri provvedimenti pro-business.

Questa è l’aspettativa su cui gli investitori hanno ricominciato pesantemente a scommettere, rimettendo in moto la macchina degli acquisti che macina rialzi.

L’impulso che ieri ha forzato i limiti superiori della congestione degli indici USA ha dimostrato che quella che si è interrotta ieri era solo una pausa in attesa di verifica della credibilità delle promesse elettorali. In pochi giorni i mercati hanno avuto le conferme che desideravano e sono ripartiti al rialzo per un nuovo impulso, che non ha ostacoli grafici davanti a sé e potrebbe proseguire con forza paragonabile a quella del precedente rally post elettorale.

L’Europa ha mostrato l’intenzione di adeguarsi all’impulso americano ed ha realizzato un corposo rialzo, soprattutto con l’indice tedesco Dax, che ha beneficiato del traino delle aspettative americane sulla  componente industriale, molto presente in questo indice.

Ha invece battuto la fiacca il nostro Ftse-Mib, che non ha ripetuto la buona performance del giorno precedente ed è risultato tra i peggiori performer di giornata, sebbene positivo. Qui ha pesato la sentenza della Corte Costituzionale, che è arrivata praticamente a borsa chiusa, ma le cui anticipazioni hanno rallentato la corsa del nostro mercato sul finale.

La sentenza della Corte riforma gran parte dell’Italicum, la legge elettorale voluta da Renzi: boccia il ballottaggio, approva il premio di maggioranza e modifica altre parti minori. Conferma ancora una volta, dopo il caso del Porcellum, che il nostro Parlamento non è in grado di produrre leggi elettorali senza l’intervento correttivo della Corte. Ma soprattutto produce una legge modificata e prontamente applicabile, facendo un grosso regalo a chi vuole votare in fretta.

Le elezioni politiche si fanno pertanto molto più vicine di prima e si accorcia bruscamente la vita del governo Gentiloni, che stanotte avrà certamente  sognato Renzi che gli si avvicina e, con una mano sulla spalla, gli sussurra la fatidica frase “Paolo, stai sereno”.

La novità proietta il nostro paese ad arricchire il “gruppo dell’instabilità europea”, che comprende quelli che andranno a votare entro quest’anno (Olanda, Francia e Germania, ed ora anche Italia) e che saranno a rischio di vittoria dei partiti populisti. Non è una bella notizia per il nostro spread e forse neanche per la nostra borsa azionaria, che però potrà comunque sfruttare l’alta marea prodotta dall’effetto Trump.

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