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In Europa c'e' ancora fame di rialzo
03/01/2017 08:35

I mercati azionari europei ieri erano praticamente gli unici aperti, dato che quelli americani, i principali asiatici e Londra erano chiusi per il prolungamento delle feste di Capodanno.

Lasciate sole, le borse azionarie europee ne hanno approfittato per mettere a segno una seduta assai positiva, alla partenza del 2017, mostrando di non essere affatto sazie di quanto avevano già dimostrato in novembre e dicembre. Nel bimestre che tutti hanno classificato come l’inizio dell’era Trump, i listini dell’eurozona hanno mostrato una vitalità addirittura maggiore rispetto a quelli americani, quasi che Trump avesse vinto le elezioni non in USA, ma al Parlamento Europeo.

E mentre in USA l’ultima settimana di dicembre aveva evidenziato la prevalenza dei venditori, in Europa la cavalcata si era appena arrestata, ma senza arretrare. Ieri è ripresa, incurante di eccessi rialzisti e divergenze ribassiste. Chi aveva già corso troppo, trascinando i listini ai massimi dell’anno, come i bancari italiani e i titoli legati all’energia, ieri è tornato sugli scudi ed ha rifilato un’altra sferzata al toro invernale, riprendendo il rally da dove lo aveva interrotto per festeggiare il Capodanno.

E’ vero che la prestazione europea è isolata, perché i listini delle altre più importanti aree del mondo finanziario li vedremo all’opera solo oggi, e neanche tutti, poiché il Giappone prosegue la vacanza.

Però lo scatto europeo, avvenuto ovviamente senza alcun motivo sostanziale, al di là dell’euforia che ha nuovamente occupato la scena, pone le altre borse nella condizione di mettersi in scia e alimentare anch’esse l’entusiasmo, in modo da tentare di chiudere la settimana dell’Epifania con segno positivo e creare le premesse per la prosecuzione del rally anche a gennaio.

La nostra Piazzaffari è stata la migliore del continente e ieri addirittura del mondo, dato che è ricca di bancari, energetici e utility legate all’energia. L’indice Ftse-Mib ha collezionato un +1,73%, che come inizio non è affatto male. Tutti i titoli dell’indice hanno terminato col segno positivo, ed è anche questo un risultato che si vede raramente. Il botto principale l’ha fatto Banco BPM (+9%), la nuova società nata dalla fusione di B.Popolare e Pop.Milano, di cui non sentiremo più parlare.

Tutte le perplessità che la scorsa settimana hanno frenato la corsa delle banche sembrano svanite. L’entusiasmo per i petroliferi e gli energetici si conferma anche nell’anno nuovo e niente sembra in grado di fermare il nostro listino, che deve recuperare quest’anno la perdita a doppia cifra accusata nel 2016.

Tutti i guru sono fiduciosi e si attendono per il 2017 borse al rialzo in tutto il mondo e zero problemi.

Lo fanno tutti gli anni. Anche quest’anno la previsione media degli addetti ai lavori è compresa tra il +5% e il +10% di crescita per tutti i principali indici occidentali. È la classica previsione che ogni anno ci viene elargita per tenerci tranquilli. A volte azzeccano. Il più delle volte no. Del resto anche un orologio fermo mostra l’ora esatta due volte al giorno. Spesso i mercati fanno meglio delle previsioni, ma a volte fanno risultati negativi eclatanti, come nel 2001 e nel 2008.

Ma a loro poco importa. Ogni anno fanno la stessa previsione perché sanno che è quella che vogliono i lettori ed i clienti. Tanto si sa che il popolo dimentica presto e nessuno ricorda che è la stessa previsione dell’anno precedente.

I mercati poi fanno quel che vogliono e non guardano i guru. Ultimamente anche gli elettori fanno sempre più quel che vogliono e non guardano più le elite che li vogliono condizionare. A inizio 2016 quanti prevedevano che avrebbe vinto la Brexit? Quanti che in Usa avrebbe vinto un ricco megalomane che le spara grosse come Trump? E, per venire all’Italia, chi avrebbe previsto che a fine anno Renzi avrebbe fatto il trasloco da Palazzo Chigi?

Quest’anno avremo elezioni in Olanda (a marzo), Francia (ad aprile) e Germania (a settembre). Tutti ci dicono che saranno fondamentali per il futuro dell’Unione Europea. Da fine gennaio Trump aprirà il sipario sulla sua politica per gli USA e per il mondo e mostrerà che cosa vuole e che cosa sa fare.

Se qualcuno vuole fare previsioni su come la prenderanno i mercati cominci pure. Sono tutt’orecchi.

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