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Salvare le banche italiane non e' una passeggiata
28/12/2016 08:33

Quella in corso si presenta come una settimana che, oltre a durare un giorno in meno per il ponte di Santo Stefano, deve traghettare i listini nel nuovo anno. Siccome ormai i principali mercati azionari del mondo, nonostante la volatilità che li ha colpiti a gennaio-febbraio, giugno e fine ottobre, hanno conseguito quasi tutti un risultato annuo positivo, c’è da pensare che i pochi giorni restanti non forniscano più emozioni fino al prossimo anno, consentendo all’industria del risparmio gestito, apparsa in enorme difficoltà con la componente obbligazionaria, colpita dai rendimenti azzerati o negativi, di  conseguire complessivamente un segno positivo anche nell’anno corrente.

I listini principali debbono difendere risultati in qualche caso assai lusinghieri (l’americano SP500 in crescita oltre il 10%), in altri diventati positivi solo nell’ultimo mese (il tedesco Dax) o nell’ultima settimana (Eurostoxx50). Non mancano però quelli che accantoneranno l’anno con il segno meno. L’Ibex spagnolo è ancora sotto la parità (-1,75%). Può teoricamente farcela ma necessita di un minirally al fotofinish per cambiare il segno della sua performance annuale. Ancor peggio si è comportato il nostro Ftse-Mib, che archivierà sicuramente un 2016 negativo, sebbene il rally di dicembre abbia permesso di mitigare un po’ un risultato che incerti momenti dell’anno, specialmente a febbraio, pareva disastroso. Ma non è bastato ad annullare il calo (-9,45%), che è ancora molto rilevante ed impossibile da colmare.

Il nostro indice in questi giorni è comunque quello che presenta la maggior animazione, dato che su di esso si ripercuotono gli effetti del pasticcio che il governo ha fatto su Montepaschi. Una vicenda densa di dilettantismi e di strumentalizzazioni politiche, che per qualche mese non giungerà ancora al termine. Anzi, ogni giorno si arricchisce di colpi di scena da parte dei vari attori in gioco.

Dopo la scelta del governo di beffare le regole europee del Burden Sharing con un decreto che le aggira per blandire politicamente i 40.000 risparmiatori in possesso delle obbligazioni subordinate, regalando loro soldi pubblici, ieri è arrivata una prima risposta delle autorità di controllo, che evidentemente non ci stanno a farsi menare per il naso dalla furbizia italica.

La Vigilanza BCE, siccome l’aumento di capitale, per permettere i giochini compensativi del governo, verrà attuato nel 2017 e non entro la fine di quest’anno, e siccome sono emersi altri buchi dalle ispezioni fatte a Siena, ha alzato l’asticella della ricapitalizzazione a 8,8 miliardi, rispetto ai 5 precedentemente previsti. Il risultato è che lo Stato dovrà scucire circa 6,5 miliardi e non solo 3,5, come precedentemente indicato. In questo modo diventerà azionista del 70% del capitale.

Ovviamente hanno già cominciato a circolare dubbi sulla dotazione di capitali stanziata dal decreto. Molti pensano che 20 miliardi complessivi non siano sufficienti a fornire una risposta sistemica a tutte le altre banche in crisi, dato che un terzo viene prosciugato dalla sola Montepaschi. Si potrebbe ripetere la vicenda del Fondo Atlante, nato per risolvere gli aumenti di capitale delle banche venete e comprare le sofferenze delle altre banche, ma ritrovatosi ben presto all’asciutto.

Naturalmente il Governo rassicura. Ma bastano semplici calcoli per verificare che, se veramente si volessero togliere di mezzo le sofferenze attualmente non coperte, la cifra dovrebbe essere di circa 4 volte e se si volessero semplicemente ridurre occorrerebbe almeno il doppio.

Inoltre hanno cominciato a levarsi le lamentele dei tedeschi della Bundesbank, che lamentano l’insufficienza del Burden sharing italiano e minacciano bastoni fra le ruote al governo in sede comunitaria. La strada sembra perciò densa di ostacoli ed a farne le spese, dato che Montepaschi rimarrà sospesa a tempo indeterminato, cominciano ad essere le altre banche, specialmente quelle che presentano maggiori sofferenze. Ieri la coppia B.Popolare – Pop.Milano, che viaggia sempre appaiata in quanto promessi sposi, è stata bersagliata dalle vendite ed il segno negativo si è visto un po’ su tutte le banche. Chi pensava che il salvataggio del Montepaschi avrebbe aperto le danze per tutte le altre al suono della dolce melodia del denaro pubblico, è bene che riveda i suoi conti.

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