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L'incorreggibile persistenza del Rally
21/12/2016 08:42

I mercati sembrano essere diventati incorreggibili. Nel senso che neppur in presenza di eccessi rialzisti che non si vedevano da molto tempo, riescono a imbastire una correzione degna di tal nome.

Ogni occasione per comprare viene subito colta senza andare troppo per il sottile, quasi che gli investitori temano di perdere il treno se non vi salgono al minimo segnale di rallentamento.

Se guardiamo l’indice USA SP500, possiamo elencare una serie interminabile di esagerazioni rialziste. Mi limito a riportare la situazione di due indicatori di forza. L’oscillatore RSI(14), dopo aver raggiunto il 13 dicembre scorso il valore record di eccesso rialzista da 7 anni a questa parte a quota 77, è sceso sotto il livello di ipercomprato per soli 4 giorni e ieri è tornato sopra i 70 punti. L’indice Vix, che misura l’aspettativa di volatilità ribassista degli operatori sulle opzioni su SP500, incorporata nei prezzi, ieri ha messo a segno l’ennesima scivolata, chiudendo la seduta a 11,45, un valore di chiusura che negli ultimi anni si vide solo nell’estate 2014. Ricordo che un Vix in discesa rivela un abbassamento della percezione del rischio da parte del mercato, mentre valori elevati dimostrano paura di cali dell’azionario. Il Vix sta perciò registrando un’euforia senza eguali da parecchio tempo, e chiama a gran voce la necessità di una correzione. Tutte le correzioni degli ultimi due anni e mezzo partirono con un Vix più alto di quanto misuri ora.

Ma evidentemente non basta che questi indicatori urlino “al lupo!” se nessuno è disposto a vederlo.

La speculazione sta calcando la mano per portare a casa un anno in USA piuttosto positivo e cerca a tutti i costi di portare a casa un’annata iniziata molto male, col crollo di gennaio e febbraio, ma che si sta concludendo in rialzo a doppia cifra sull’indice SP500, che al momento viaggia oltre il 10% al di sopra dei valori di inizio anno. Per farlo approfitta all’inverosimile delle aspettative create dalla vittoria elettorale di Trump e dell’intelligente silenzio del futuro Presidente, che ancora per un mese, fino al suo insediamento, potrà evitare di scoprire le carte e mostrare quanto delle fantasmagoriche promesse sarà in grado di trasformare in realtà e a quali costi. E’ una situazione ideale per soffiare sul fuoco dell’euforia, ora che anche la Yellen sembra essersi adattata a disegnare scenari idilliaci per il futuro dell’economia USA.

Anche ieri pertanto SP500 ha chiuso positivamente la seduta, a quota 2.271 e si appresta, probabilmente oggi, a ritoccare ancora il massimo storico di 2.277, realizzato 5 giorni fa. Sembra aver risposto come da manuale al modello di pennant che ho presentato nei giorni scorsi. L’uscita rialzista potrebbe inaugurare un’altra gamba di rialzo in grado di arrivare almeno al livello psicologico di 2.300 punti. Intanto anche il dollaro ha ritoccato i suoi record nei confronti della moneta europea, schiacciando il cambio EUR/USD fino a 1,035. Va comunque rilevato che su questo asset si vedono divergenze rialziste molto forti che potrebbero preludere ad un recupero dell’Euro, che potrebbe diventare l’innesco della correzione dell’azionario, quando i signori delle borse alzeranno il piede dall’acceleratore.

La situazione euforica americana trascina al rialzo anche l’Europa. Ieri l’indice Eurostoxx50 ha chiuso ai massimi di seduta e ritoccato il record annuale, portando per la prima volta in positivo la performance da inizio anno.

Il fatto che anche il nostro Ftse-Mib abbia avuto una seduta gloriosa, figurando come il migliore d’Europa e superando anche la resistenza di 19.216 (massimo di marzo), ci indirizza sul motivo del rialzo. Anche ieri il merito va al settore bancario, che ha gioito dell’annuncio che il decreto Salvabanche da 20 miliardi, che dovrebbe garantire il buon fine dell’aumento di capitale MPS e sistemare anche gli altri “casi pietosi” (Carige, Venetobanca, Pop.Vicenza e le 4 good banks rivenienti dal salvataggio di un anno fa). Non ha festeggiato MPS, il cui aumento fai-da-te sembra destinato al flop, ma tutte le altre, che respirano dal fatto che finalmente la via scelta dal governo è quella del denaro pubblico e non quella seguita finora della condivisione delle pene all’interno del settore bancario attraverso il Fondo di Risoluzione.

Un contributo positivo all’indice l’ha dato anche la nuova zampata di Bollorè su Mediaset, il cui titolo ha fatto +23%. La famiglia Berlusconi non sa più come difendersi ed ora sta premendo sul governo ufficialmente “nemico” perché la salvi dalla scalata. Però non vedo molto impegno da parte di Gentiloni a tutelare il patrimonio di Silvio.

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