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Fine della corsa o semplice pit stop?
20/12/2016 08:34

I mercati azionari internazionali hanno aperto la settimana che ci porterà a Natale con un modesto rialzo, che non cambia per ora le caratteristiche correttive di brevissimo periodo che sta rivelando il movimento sui principali indici USA, dopo i record storici segnati nella prima parte della settimana scorsa.

L’indice USA SP500, da sempre il faro per tutti i mercati azionari mondiali, dopo il massimo storico del 13 dicembre, e la prima candela correttiva del giorno seguente, ha realizzato tre barre inside consecutive. Le candele inside rivelano la necessità di una pausa di riflessione direzionale, dove le forze in campo si fanno più equilibrate. Normalmente questi momenti durano poco. Già tre candele inside consecutive sono abbastanza rare. Si risolvono in genere con il prevalere di una delle due forze e l’affermazione di un nuovo movimento direzionale.

Non possiamo sapere a priori con certezza come andrà a finire. Però sappiamo che, se la mini-congestione viene al culmine di un forte impulso, come in questo caso, viene chiamata pennant e statisticamente è assai più probabile il ripristino del trend che si è appena interrotto piuttosto che l’inversione. Pertanto è bene non dare affatto per scontato che i venditori riescano a resistere più di tanto all’assalto dei compratori. Questi forse si stanno appena riposando, dopo la cavalcata trionfale scaturita dalla vittoria di Trump e, appena ripreso fiato e scaricato un po’ di eccesso dagli oscillatori, potrebbero rimettersi a comprare, provocando nuovi record storici.

Tutto ciò nonostante che il cambio EUR/USD, dopo aver completato un pullback a 1,048, ieri abbia ripreso a scendere, tornando al di sotto di 1,04 e confermando la validità del segnale ribassista di giovedì scorso.

Le borse europee hanno seguito Wall Street ad un passo meno convinto, vivendo una giornata sostanzialmente anonima e poco mossa. Il nostro indice Ftse-Mib invece, pur senza grandi oscillazioni, ha rinviato il primo attacco alla fortissima resistenza di 19.216, che aveva già avvicinato venerdì. Il massimo fatto venerdì (19.112) è rimasto intatto. Anzi, nella parte finale della seduta è stato anche violato il minimo della seduta precedente, con relativo ruzzolone in negativo al di sotto dei 19.000 punti e chiusura di seduta a 18.969. Il dato di rilievo è però la formazione della prima barra di correzione completa (massimo e minimo inferiore a quelli della candela precedente) evidenziata da fine settembre. L’evento non va trascurato, perché potrebbe preludere alla perdita di quella forza relativa del nostro indice rispetto agli altri europei, mostrata in tutto il mese di dicembre

Il motivo della debolezza italiana va cercato nei bancari, tanto per cambiare, vera croce e delizia dei trader italiani. Ieri sono tornati ad essere croce, dopo essere stati delizia per parecchio tempo. Si accumulano incertezze circa le possibilità di raggiungere le adesioni private sufficienti a sottoscrivere per intero l’aumento di capitale Montepaschi ed emergono le perplessità del Fondo Atlante, che dovrebbe erogare il prestito ponte in attesa del completamento della sottoscrizione. Queste incertezze  hanno nuovamente messo le ali ai piedi degli investitori, che hanno venduto il titolo senese a piene mani e, per empatia, anche le altre banche. Soprattutto Unicredit, che dovrà fare il suo maxi-aumento a ruota di quello di Montepaschi.

Oggi le borse europee dovranno digerire in apertura di seduta l’impatto dell’attentato di Berlino, primo regalo di Natale dei terroristi islamici al mondo occidentale. Non dovrebbe essere difficile, visto il tradizionale cinismo dei mercati nei confronti di tutto quanto non è business.

Sulla seduta odierna conteranno assai più i segnali provenienti da Wall Street, come al solito, ed i rumor e le indiscrezioni di casa Montepaschi.

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