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Tutti alla corte di Trump. Anche le Streghe?
16/12/2016 08:38

I mercati concludono oggi l’anno finanziario, con la giornata delle Streghe, come viene chiamato il giorno delle scadenze tecniche dei contratti future e di opzione su azioni ed indici. La scadenza di dicembre si è rivelata piuttosto positiva per i rialzisti, che hanno beneficiato del rally tuttora in atto, e fortemente punitiva per i ribassisti. Soprattutto in Italia, coloro che hanno continuato a puntare al ribasso, mantenendo aperte posizioni short in opzioni sull’indice e sulle principali banche italiane con scadenza dicembre, vengono duramente puniti dal rialzo potente del settore e del nostro principale indice azionario avvenuto dopo l’esito elettorale.

Per una volta chi si è divertito, magari per anni, a speculare al ribasso sull’Italia e sulle nostre banche, arriva alla scadenza tecnica con la coda tra le gambe e con una grossa dote di perdite.

La fine del mese borsistico potrebbe portare un po’ di calma e riflessione ad un mercato che da settimane corre per salire sul treno di Trump, che per ora, come ci ha ricordato la FED, che ha mantenuto le sue previsioni economiche per il 2017 e 2018 sostanzialmente immutate, è ancora fermo in stazione e sta imbarcando con calma la compagine governativa, sempre più zeppa di miliardari, banchieri e generali, alla faccia di chi ha creduto alla campagna elettorale del magnate, piena di insulti alle banche d’affari e a Wall Street e ricca di promesse per il ceto medio e quello più disagiato.

Percepisco aria di fregatura per il credulone americano medio, prima ancora che Trump esca dalla torre che porta il suo nome per installarsi alla Casa Bianca.

Intanto prosegue  il penoso rito della salita sul carro del vincitore da parte dei tanti business-man che hanno sostenuto la Clinton. I mercati sono stati più lesti di loro e lo hanno fatto fin dalle prime ore dopo il risultato elettorale. Stanno ancora correndo. Ora è l’economia reale che va a Canossa. Ieri è stata la volta della Silicon Valley, dove la Clinton ha fatto il pieno di voti. Gran parte dei grossi nomi a capo dei colossi del web e della tecnologia (quelli che non ce l’hanno fatta hanno mandato i numeri 2) hanno varcato la soglia della Trump Tower a New York per inginocchiarsi davanti a The Donald,  chiedere perdono, supplicare di non essere puniti per tutta l’elusione fiscale che hanno fatto in questi anni, portando le sedi legali fuori dagli USA, nei paradisi fiscali, e supplicare l’assoluzione dal nuovo sovrano.

I mercati ieri hanno ripreso la salita dopo la breve pausa di mercoledì. Per una volta gli indici USA non hanno battuto il massimo storico. Il nuovo record tarda da due giorni, questa è la notizia.

Ci ha pensato però il dollaro. Infatti, dopo la mossa della FED che ha reso ancor più conveniente spostare liquidità dall’Europa (dove i rendimenti del mercato monetario sono ancora negativi) agli USA, dove invece si ottiene ormai un ritorno vicino al punto percentuale, il cambio EUR/USD, al quarto tentativo nell’ultimo mese, ha rotto fragorosamente il livello di 1,05 e sullo slancio anche il precedente minimo del 16 marzo 2015 di 1,0456 ed è approdato ad un minimo di seduta di 1,0366 pochi minuti dopo la chiusura dei mercati europei. Si tratta di valori segnati l’ultima volta ben 12 anni fa, a fine 2002, ormai molto vicini alla parità.

Le borse europee hanno fatto meglio di quelle USA, soprattutto la nostra, dove l’indice Ftse-Mib ha infilato un nuovo massimo ad un soffio dai 19.000 punti. A tirare sono state nuovamente le banche, su cui l’euforia concede correzioni sempre molto limitate ed invoca recuperi eclatanti per tutto il settore. Ieri si sono visti rialzi generalizzati, vicini alla doppia cifra per Banco Popolare e Pop. Milano, ma anche  molto sostenuti per Unicredit e UBI.

Si respira anche aria di fiducia su MPS, dopo il via libera di Consob all’offerta di scambio tra subordinati e azioni per il pubblico retail, che ha fatto partire ufficialmente l’aumento di capitale rivolto ai privati, da completare a tempo di record per evitare la necessità di intervento pubblico, che peraltro è pronto.

Oggi si vedrà qualche saliscendi, per colpa delle scadenze tecniche. Dalla prossima settimana potremo verificare se il mercato vorrà fare la necessaria correzione, oppure se l’euforia proseguirà fino a Natale.

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