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La camomilla di Mattarella rassicura i mercati
06/12/2016 08:43

La temuta reazione dei mercati finanziari alla batosta rifilata a Renzi dal popolo italiano si è poi rivelata uno spauracchio immaginario. Già la partenza dei mercati, in gap ribassista di oltre 2 punti percentuali rispetto alla chiusura di venerdì scorso, non è sembrata particolarmente difficile. Anche la pesantezza del settore bancario era nelle attese, dato che le dimissioni di Renzi ostacolano l’arrivo di investitori esteri per gli aumenti di capitale di MPS e Unicredit. Ricordo che nelle 4 sedute precedenti il voto l’indice Ftse-Mib era riuscito a salire di oltre il 5%, per cui perdere il 2% non è parso un dramma. Ma soprattutto ha impressionato favorevolmente la capacità di immediato recupero, che ha consentito di azzerare le perdite dopo solo mezz’ora e portarsi in positivo di oltre un punto, con le banche che hanno recuperato tutto il pesante gap. Insomma. si è trattato di una riedizione in formato minore del famoso “movimento Trump”, cioè quel fare buon viso a cattiva sorte, che ultimamente ai mercati riesce molto bene. Nel resto della seduta si vivacchiato intorno alla parità, con alcune banche che sono tornate sotto pressione, ma l’impressione di scampato pericolo si è consolidata.

Anche perché a calmare la situazione politica e renderla assai più potabile per i mercati è arrivata la “camomilla” di Mattarella.

Renzi si è dimesso indiretta tv davanti al popolo italiano? Calma. Mattarella lo convoca di prima mattina al Quirinale e gli chiede di soprassedere alle dimissioni almeno per qualche giorno, il tempo tecnico di approvare al Senato in fretta la legge di stabilità, che, per Mattarella, è un impegno che supera ogni altra emergenza politica. Renzi deve così buttare giù un altro rospo. Dopo la bocciatura elettorale deve attendere anche ad andarsene da Palazzo Chigi. Per lui che ha passato i 1000 giorni a folle velocità, è una ulteriore penitenza. Ma soprattutto è una situazione paradossale, che a mio parere mette Mattarella sullo stesso piano di Napolitano nella capacità di stravolgere le regole. Infatti per approvare in fretta la manovra bisogna far decadere tutte le tonnellate di emendamenti presentati dalle opposizioni. Per far questo il governo dovrà porre la questione di fiducia. Avremo perciò il paradosso, che all’estero ci metterà ancora una volta alla berlina, di un governo che ottiene la fiducia e subito dopo si dimette. E di un Presidente della Repubblica che accetta le dimissioni subito dopo aver constatato che il governo potrebbe continuare a vivere perché ha la fiducia del Parlamento.

Sarà per questo che il ministro del Tesoro tedesco Schaeuble, nel dichiararsi fiducioso che la situazione rimanga sotto controllo,  ha ironizzato sulla grossa esperienza italiana nella gestione delle crisi di governo.

I mercati hanno capito che non ci sono drammi in vista. Anzi, la necessità di rimettere a posto la legge elettorale prima di un successivo voto permetterà a Mattarella di varare un governo tecnico (Padoan?) o istituzionale (Grasso?) con quel difficile compito. Quante volte abbiamo visto in Italia governi tecnici che sono durati molto più del previsto? Inoltre si comincia ad annusare la possibilità di un nuovo inciucio tra Renzi, che resta per ora a capo del PD (altro che tornare a vita privata….) e il redivivo Berlusconi, che ha quasi finito di scontare la pena che lo tiene lontano dalla politica ufficiale. L’obiettivo sarebbe una nuova legge elettorale proporzionale con premio di maggioranza alla coalizione vincente, invece che al partito che prende più voti. In questo modo si taglierebbe ancora una volta fuori il Movimento 5 Stelle, che non si allea mai con nessuno, dalla possibilità di governare. Così si resusciterebbe Forza Italia, che avrebbe la possibilità di optare per fare un Centro-Destra con Lega e Fratelli d’Italia, oppure magari persino allearsi con il partito di Renzi, purgato della minoranza di sinistra che gli ha votato contro. Il nastro politico italiano si riavvolgerebbe così di 3 anni, e verrebbe data una possibilità di rivincita anche a Renzi. Che cosa ne pensino gli italiani è un dettaglio minore, come sempre.

Tutto questo sarebbe notevolmente friendly per i mercati, che pertanto si mantengono fiduciosi.

La stessa Unione Europea, dopo la camomilla di Mattarella che calma la situazione italiana, esce rafforzata dal week-end elettorale, perché nella ripetizione del voto presidenziale in Austria incassa la vittoria del candidato europeista Van der Bellen e la sconfitta dell’estremista di destra Hofer.

L’euro infatti, dopo lo spavento nella notte referendaria italiana, che lo ha fatto scendere quasi a 1,05 col dollaro USA, per tutta la giornata di ieri è stato molto comprato ed ha recuperato addirittura ampiamente quota 1,07, consegnando un segnale di inversione (doppio minimo) abbastanza convincente.

L’indice azionario Eurostoxx50, con una salita ampiamente superiore al punto percentuale, si è portato nuovamente   più vicino alle resistenze che ai supporti e permane agevolmente in congestione.

Le borse americane hanno anch’esse approfittato della calma europea per mettere a segno l’ennesimo massimo assoluto per il Dow Jones e fornire un segnale di continuazione rialzista anche su SP500, che ha completato la fuoriuscita rialzista da un flag di consolidamento creato la scorsa settimana.

Tutto bene allora? Sembrerebbe. Il rally di Natale per il momento può continuare.

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