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Renzi rottamato da una valanga di NO
05/12/2016 08:34

La giornata odierna, il futuro del nostro paese e forse anche della zona euro saranno condizionati dall’esito del Referendum Costituzionale che è arrivato nella notte. La sorpresa non è stata la vittoria del NO, che i sondaggi avevano previsto. Caso mai, data la serie di flop che i sondaggisti in giro per il mondo avevano inanellato negli ultimi tempi, può essere sorprendente che stavolta ci abbiano azzeccato. Un’altra sorpresa è la conferma dell’incapacità dei mercati di prevedere le sfide politiche. Infatti la settimana scorsa, senza sondaggi, ha visto la borsa italiana risalire molto, facendo pensare che Renzi potesse farcela a recuperare il distacco. Invece non è successo. Anzi, la sorpresa più grande è stata forse la dimensione della sconfitta per Renzi, letteralmente rottamato da quasi 18 punti percentuali di distacco tra il vincente NO ed il perdente SI.

L’aver trasformato spavaldamente il giudizio degli italiani in un voto sul Governo ha causato le immediate dimissioni da parte di Renzi, che verranno formalizzate oggi a Mattarella. Renzi non ha ancora detto di abbandonare definitivamente la politica, ma certamente deve incassare una sconfitta che lo metterà in castigo per parecchio tempo.

I cittadini italiani hanno mostrato di non farsi intimorire dalle possibili conseguenze negative per la stabilità politica che la sconfitta di Renzi porterà, e che i mercati finanziari dovrebbero andare a scontare oggi e nei prossimi giorni. Hanno bocciato una brutta riforma della Costituzione, come hanno fatto in passato con quella di Berlusconi. Hanno anche mostrato di non credere più alle promesse di Renzi, e di volerlo bruciare come hanno fatto in passato con altri leader, prima osannati e temuti, poi scaricati ed infine sbeffeggiati. Renzi ha vissuto in soli mille giorni le prime due fasi, vedremo se l’onta dello sberleffo lo scalfirà, ora che è caduto dal piedistallo.

Morto un Papa se ne fa un altro, come dice il celebre detto. Ma stavolta il conclave della politica italiana è piuttosto difficile, anche perché non si capisce nemmeno con quali regole si possano svolgere quelle elezioni che i molti vincitori di questa consultazione già chiedono a gran voce. Infatti con la riforma costituzionale sembrerebbe da buttare anche l’Italicum, che già avrebbe dovuto essere rimaneggiato dalla sentenza che la Corte Costituzionale ha rinviato per non disturbare il voto. Non dimentichiamo che il salvataggio del Senato vecchio stile richiede che venga prevista nuovamente la modalità per eleggerlo, e che sia equilibrata con la legge elettorale per la Camera.

Non sembra un compito molto rapido da svolgere, anche perché Renzi ha subito detto che debbono essere i vincitori a dettare le regole, e tra i vincitori ci sono almeno 3 o 4 idee diverse.

Mattarella non ha molte possibilità decenti. La prima è quella di proporre un governo Renzi 2 ed affidargli il compito di fare le due cose più urgenti per portare poi al voto gli italiani: approvare la legge di stabilità entro fine anno e fare in fretta la legge elettorale per votare in primavera. Non credo però che Renzi, che, come abbiamo potuto verificare, è permaloso e dotato di un ego sovradimensionato, sia facile da convincere a svolgere compiti di così basso profilo. Per cui ci sarebbe una seconda opzione: un governo tecnico (il Presidente del Senato Grasso si sta già scaldando) che lo faccia al posto di Renzi, che per parte sua andrà a fare i conti con l’opposizione interna nel Partito Democratico, uscito dilaniato dall’esperienza renziana.

A dire il vero ci sarebbe anche una terza opzione, quella che è stata sbandierata in modo scaramantico durante la campagna elettorale, e che tanto piacerebbe ai mercati: fare finta di niente e tenere Renzi al suo posto perché vada avanti col suo programma di governo. Tecnicamente Mattarella dovrebbe rinviare Renzi alle Camere per verificare la sua maggioranza, che, fino a prova contraria, ci sarebbe ancora. E’ l’ipotesi galleggiamento, che Renzi stesso ha più volte scartato, anche nella dichiarazione in cui ha ammesso la sconfitta. Ed è una proposta diventata indecente per l’alto scarto di voti tra il NO e il SI. Renzi voleva un voto su di lui e gli italiani lo hanno sonoramente bocciato. Non si può negare l’evidenza. Se Mattarella lo facesse farebbe una figura simile a quella di Napolitano, uno dei peggiori Presidenti della Repubblica che abbiamo avuto, sempre restio a far votare gli italiani e a rispettarne la volontà.

I mercati pertanto debbono fare i conti con la possibilità che l’Italia prenda il posto della Spagna sul podio dell’instabilità politica, e che, magari, le prossime elezioni possano portare il Movimento 5 Stelle al governo, con tutto quel che comporterebbe in termini di anti-europeismo.

La logica finanziaria vorrebbe una penalizzazione dell’Italia in termini di spread e una nuova bordata di vendite sul settore bancario, che renda le banche ancor più appetibili agli avvoltoi stranieri di quanto non lo siano oggi e permetta loro di svolgere gli aumenti di capitale che oggi appaiono diffcili.

Ma i mercati ultimamente hanno mostrato di essere piuttosto confusi e volubili, come ha mostrato il caso Trump. Per cui oggi sarà interessante verificare quali dimensioni avrà il gap ribassista in apertura e se, dopo il gap ci sarà un recupero.

I mercati internazionali, per quel che si vede al mattino presto, non hanno preso bene il voto italiano, ma neanche poi così male, dato che i future americani hanno praticamente recuperato il calo accusato nella notte al diffondersi degli exit poll e le borse asiatiche hanno perso solo qualcosa. Il cambio EUR/USD ha accusato un calo fino ad un minimo di 1,05 e poi ha recuperato quasi fino a 1,06. Non si vede panico, almeno per ora. 

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