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Senza Wall Street tutto tace
25/11/2016 08:20

Oggi è una di quelle volte in cui si fa un’enorme fatica per cercare di scrivere qualche riga non banale, senza la sicurezza di riuscirci.

L’assenza di Wall Street, impegnata a celebrare la festa del tacchino, ha tolto qualunque energia ai mercati europei, che hanno passato la giornata a gingillarsi intorno ai valori del giorno precedente, senza tentare sortite che li allontanassero più di mezzo punto dai prezzi di chiusura di mercoledì. E’ un film che si vede spesso, quando manca il faro americano che illumina la rotta di tutti gli altri indici mondiali.

Oggi potrebbe ripetersi il medesimo film, dato che le borse USA riaprono, ma solo per mezza giornata e verosimilmente gli operatori che passeranno il tempo a comprare azioni saranno sicuramente meno di quelli che invece andranno a comprare le offerte scontate nei centri commerciali o sui siti di shopping online, approfittando del tradizionale Black Friday.

Oggi perciò inizia ufficialmente la stagione degli acquisti natalizi, che, secondo le statistiche, genera buona parte del fatturato annuo del settore commerciale, ed è la cartina al tornasole di come andranno i bilanci del quarto trimestre.

Per questo motivo le borse trarranno dai primi dati sulle vendite del Black Friday i motivi per crearsi delle aspettative sulle trimestrali dell’ultimo quarto d’anno, e magari imposteranno scenari speculativi per il mese di dicembre. Oggi non succederà ancora nulla.

In Italia invece quel che potrebbe far muovere il Ftse-Mib è solo la speculazione sull’esito della vicenda Montepaschi. Ieri si è tenuta una sofferta assemblea, che è durata tutto il giorno e si è conclusa alle 20 di sera con l’approvazione del piano di aumento di capitale proposto dal CDA. L’approvazione era necessaria per permettere agli amministratori di tentare la raccolta di capitale di 5 miliardi imposta dalla vigilanza UE per rientrare nei ranghi previsti dagli stress test.

La sottoscrizione partirà dopo il referendum ed è legata al suo esito. Le banche del consorzio di garanzia, tra cui JP Morgan fa la parte del leone, hanno legato la conferma del loro impegno all’esito del voto. La vittoria del NO potrebbe convincerle a ritirarsi, mettendo un gigantesco bastone tra le ruote dell’aumento di capitale.

Ieri il titolo senese è stato la star del listino, con rialzi fino al +13%. Ma il prolungamento dell’Assemblea ha ridimensionato l’entusiasmo e la performance ad un più normale +3,3%.

Oggi è possibile che gli acquisti speculativi riprendano, visto l’esito positivo. Ma l’operazione sul capitale resta fortemente a rischio e chi si avventura su quel titolo è bene che si metta anche a fare campagna elettorale per Renzi. Chi invece spera nella vittoria del NO o la prevede, lasci perdere MPS.

E la lascino ovviamente perdere anche tutti quelli che non hanno voglia di farsi un giro sulle montagne russe e poi magari ritrovarsi con in mano un pugno di mosche.

 

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