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Il problema banche e' un gossip giornalistico?
13/07/2016 07:51

Ad osservare il comportamento delle borse azionarie mondiali, in questi giorni in cui la neo premier britannica Theresa May ha confermato di voler rispettare la scelta Brexit del popolo inglese, magari senza fretta, ma con la convinzione che la porta ad affermare che sarà un successo, verrebbe quasi da affermare che il pasticcio inglese, se non ci fosse stato, avremmo dovuto inventarlo.
Non è la prima volta che eventi che si annunciano come catastrofici vengono poi rapidamente metabolizzati dai mercati senza lasciare tracce più che momentanee sui grafici dei listini di borsa. Si pensi ai parecchi attentati terroristici avvenuti in Spagna, a Londra qualche anno fa, in Francia e Belgio ultimamente. Ma si pensi addirittura al capostipite degli attentati, quello dell’11 settembre 2001 alle Torri Gemelle, che causò sull’indice SP500 un calo di sole 5 sedute e dopo neanche un mese i livelli precedenti furono recuperati e superati.
Anche per la Brexit si è visto un analogo film, con un panico momentaneo ed un immediato recupero.
Gli indici USA e quello inglese Ftse100 hanno già recuperato e superato i livelli pre-Brexit da qualche giorno, mentre i BRIC non si sono nemmeno accorti dell’evento che ha mandato in fibrillazione l’Europa. L’indice giapponese Nikkei, sull’onda del trionfo elettorale di Abe, con tre sedute fulminanti ha compiuto stanotte anch’esso il recupero.
Restano ancora i mercati europei un po’ in ritardo, attardati dall’autoflagellazione provocata dalla lentezza nell’affrontare il problema delle banche in difficoltà, soprattutto italiane, ma non solo.
Però, constatato che tutte le altre borse stanno realizzando un’accelerazione rialzista notevole, approfittano della fase di generosità monetaria promessa dalle principali banche centrali, le uniche istituzioni rimaste a mantenere un atteggiamento preoccupato per la Brexit, non hanno potuto esimersi dal salire anch’esse, andando a scontare che non solo la Brexit, come dice la May, sarà un successo, ma anche la questione delle banche italiane.
Su queste probabilmente è stato trovato un accordo per ridimensionare le sofferenze dai livelli abnormi attuali (ieri Bankitalia ha reso noto che stanno ancora aumentando e sono ormai a 200 miliardi). Lo testimonia il tono baldanzoso e francamente ridicolo con cui il ministro Padoan, evidentemente contagiato dallo “stile Renzi” ha negato il problema, affermando che all’Eurogruppo non si è parlato di banche italiane, che sono e restano solide. Secondo la moda di questi anni, la colpa è dei giornalisti che continuano a mettere in mostra un problema che non c’è.
Il fatto che l’indice del settore bancario italiano abbia perso nei primi sei mesi di quest’anno il 53% del suo valore e che sia tornato quasi ai minimi del 2012, quando il rischio Italia aveva portato lo spread BTP-Bund a 550 punti, evidentemente per Padoan è solo effetto del gossip giornalistico.
Comunque in questi giorni le borse credono alla soluzione a portata di mano e spingono al rialzo le borse europee e soprattutto quella italiana, trascinata dalle banche che ieri sono salite in modo notevole per la terza seduta consecutiva e finalmente in modo corale.
L’indice Ftse-Mib ha volonterosamente superato il massimo del primo rimbalzo post Brexit ed ora trova un ostacolo a 16.870, dove si situa il 61,8% di ritracciamento rialzista di tutto il movimento negativo fatto tra il massimo pre-Brexit ed il minimo post-Brexit. Il Dax ha superato ieri la sua resistenza di 9.930è in una situazione analoga a quella dell’indice italiano. La sua resistenza è a 9.930, ma è ancora lontano dai massimi pre Brexit, come pure l’indice globale Eurostoxx50.
La strada per recuperare il distacco dagli altri mercati è ancora lunga, ma la direzione è quella giusta. Sempre che non arrivino altri stop imprevisti dalla burocrazia europea.

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