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Le paure europee ed il relax americano
07/07/2016 07:39

Ogni occasione è buona per mostrare la debolezza dei mercati europei nei confronti di quelli USA e ieri il copione si è ripetuto, con gli indici europei principali ad accusare perdite più vicine al -2% che al -1%.
Il Ftse-Mib, tanto per cambiare, prende ancora una volta il cucchiaio di legno di peggior indice europeo con -2,26%, trascinato al ribasso dal fardello bancario, con l’eccezione di MPS, che ha invece recuperato un po’, beneficiando delle voci di imminente salvataggio statale e del divieto di vendite allo scoperto imposto da ieri dalla Consob. Ma ieri la peggior zavorra è stata Telecom, in picchiata a doppia cifra per la notizia che il raider francese Niel, che aveva comprato opzioni per un ammontare pari al 15% de capitale per piazzare la quota a qualcuno nel risiko delle comunicazioni, ha deciso di cambiare programma e smonterà l’operazione, rimettendoci probabilmente qualche milioncino. Ma intanto l’appeal speculativo sulla società italiana si ammoscia bruscamente.
Intanto notiamo che il problema delle sofferenze bancario italiane non è l’unico tema che pesa sui listini europei, perché ieri sono scese anche altre banche europee, in particolare la tedesca Deutsche Bank, che ieri ha perso -5,5% ed ha proseguito l’avvitamento che dal giorno della Brexit le è già costato un calo del 25% e che sta accelerando proprio dopo che il FMI l’ha additata come principale fonte di rischio sistemico a causa della mole di derivati fuori controllo che ospita dentro e fuori dai suoi bilanci.
Subito il furbetto Renzi ne ha approfittato per rassicurare gli italiani e distogliere l’attenzione dai nostri guai, dichiarando che il vero problema non sono i NPL italiani, ma i derivati di altre banche europee (alludendo a quelle tedesche), che valgono cento volte tanto le sofferenze italiane.
E’ il cornuto che avvisa l’amico di stare attento alla moglie.
Per concludere la lista delle magagne non possiamo evitare di accennare anche oggi al mattone inglese. Ieri altri 3 fondi hanno bloccato i rimborsi, portando a 17 miliardi di euro le somme congelate. Si stanno innescando vendite da panico sull’immobiliare commerciale inglese, gonfiato oltre ogni limite da anni di bolla speculativa, che la Brexit ha forse fatto scoppiare. La Gran Bretagna non è gli USA. Paragonare il crollo dell’immobiliare inglese al crollo americano degli anni 2007-2009 è sicuramente eccessivo. Ma qualche brutta conseguenza sistemica potrebbe arrivare da questa fonte.
Tutte beghe che in USA guardano con distacco, dato che SP500 è tornato praticamente a 2.100 ed ha recuperato il calo di martedì.
Una tranquillità, a poco più di un punto percentuale dai massimi assoluti, che evidenzia molta confidenza nel futuro.
Un futuro che la prossima settimana riaprirà con Alcoa la stagione delle trimestrali. Gli analisti si attendono nuovamente un trimestre con utili in calo, mediamente del 5%, rispetto allo scorso anno. Se fosse così avremmo il quarto trimestre consecutivo di calo dei profitti USA, la peggior striscia dal 2008.
Ma mentre nel 2008 assistemmo ad un crollo epocale dei listini, oggi SP500 fa il solletico ai massimi assoluti. Incredibile, vero?
Non cerchiamo motivazioni logiche in tutto questo. Non ce ne sono. C’è solo un’enormità di denaro erogato dalle banche centrali che finisce in Borsa anziché all’economia reale, un’indulgenza perenne delle autorità nei confronti della speculazione rialzista, continuamente stimolata ad osare sempre di più, un pervasivo taroccamento dei bilanci ed il fatto che in giro per il mondo stanno tutti peggio degli USA. Vale a dire che in un mondo di ciechi chi è orbo è un gran figo.
Di fronte ai buchi bancari europei, allo scoppio della bolla immobiliare british, ai pasticci degli euro-burocrati e dei politici inglesi, cosa volete che sia una semplice riduzione degli utili, ben camuffata con scriteriate politiche di Buy back?
Finchè c’è paura d’altro il rischio America non esiste.

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