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Brexit come il Millenium Bug
04/07/2016 08:11

Dopo la terribile candela nera settimanale che i mercati azionari hanno evidenziato a ridosso del referendum Brexit, il sismografo della volatilità ha prodotto nella settimana successiva, appena conclusa, una quasi altrettanto mastodontica candela bianca che annulla del tutto gli scenari più apocalittici, evocati maldestramente da politici interessati (inglesi ed europei) e agenzie di previsione economica incapaci o prezzolate.
Si sta disegnando quello scenario che ho presentato prima del referendum nell’articolo, che si può leggere al seguente link: http://www.borsaprof.it/commenti_analisi.asp?id=1830 , dal titolo piuttosto esplicito: “Qualunque cosa accada sarà una Bufala”.
Gli inglesi, ora impegnati a risolvere le faide interne dei due principali partiti, che debbono sostituire i leader sconfitti da un azzardo mal calcolato, dimostrano di non aver alcuna fretta di uscire dalla UE e rinviano la ratifica eventuale del referendum al 2017, dopo che si saranno tenute trattative preventive con la Commissione UE. Per ora la posizione ufficiale della Commissione e dei leader di tutti gli stati dell’Unione Europea è attestata su una richiesta opposta. Si chiede al Regno Unito di attivare subito l’art. 50 del Trattato di Lisbona e di togliersi dai piedi al più presto, negando ovviamente alcuna concessione.
Ma a Bruxelles sanno che in questa sfida gli ostaggi sono loro. Infatti se gli inglesi vogliono prendersi gioco dell’Europa basta che non facciano nulla. Finché non attuano la richiesta di uscita restano membri a tutti gli effetti, con i relativi poteri di veto e tanti bastoni da mettere nelle ruote dell’Unione Europea. Avremmo anche il paradosso che a luglio 2017 toccherebbe a loro guidare per sei mesi un’Unione da cui vogliono andarsene. Nel pieno di questa paradossale situazione, che la dice lunga sui danni che politici incapaci possono provocare in una società moderna, sta allora prendendo piede l’ipotesi che con un termine molto tecnico potremmo definire “Tarallucci e Vino”. Elargire ancora qualche concessione ai britannici, mentre i nuovi leader dei Conservatori e Laburisti mettono in piedi nuove elezioni che sanciscano il cambiamento di idea, trasformando il Leave, che oggi ha le sembianze dei poveri e degli anziani, in un Reamain che avrebbe la faccia dei ricchi e dei giovani.
I mercati stanno puntando su questo scenario. Altrimenti non si potrebbe giustificare il fatto che l’indice Britannico Ftse100 abbia recuperato assai più di quel che ha perso nel crollo post Brexit. Negli ultimi giorni ha addirittura superato i massimi annuali e si ritrova su valori abbandonati ad agosto 2015.
Anche l’indice americano SP500, con 4 sedute positive consecutive, ha riagganciato quota 2.100 e torna a fare il solletico ai valori pre-Brexit ed ai massimi assoluti. L’ETF che esprime l’andamento complessivo dei 4 paesi BRIC (Brasile, Russia, India e Cina) ha rotto anch’esso i massimi del 2015 e fornito un segnale significativo di accelerazione rialzista.
Chi guarda questi grafici non po’ che farsi la classica domanda: dove stanno i problemi? La Brexit è la riedizione moderna del baco del millennio? Chi non è giovanissimo ricorderà sicuramente l’ansia del cambio di millennio, quando sarebbero dovute accadere sciagure epocali all’arrivo dell’anno 2000, mentre poi in realtà non capitò assolutamente nulla.
Ci sono molte probabilità che sia così anche stavolta, sebbene in Europa lo scossone emotivo da Brexit non sia stato ancora assorbito del tutto. Però dobbiamo distinguere tra borse che hanno recuperato abbastanza (Dax tedesco e lo stesso indice globale Eurostoxx50) e quelle mediterranee, che vedono la loro situazione assai peggiore di quella del 23 giugno.
Ma qui non è colpa della Brexit. Caso mai la Brexit è stato il pretesto per continuare a penalizzare le aree più deboli, che si stavano già bastonando prima della Brexit.
La nostra Piazzaffari venerdì scorso ha fermato il suo recupero a circa metà di quanto perso nelle due terribili giornate post Brexit, nonostante il grosso contributo dato da titoli energetici ed utility, molti dei quali hanno realizzato performance settimanali positive a doppia cifra. La colpa è sempre dei bancari, che non riescono a risollevarsi dai minimi, anche per colpa dei pasticci comunicativi dei politici e dei burocrati italiani ed europei. La partita in corso tra il nostro governo e la Commissione UE sulla possibilità di permettere la ricapitalizzazione di alcune banche con soldi pubblici, si fa estenuante ed è stata accompagnata da rumor altalenanti, che creano grande volatilità. I titoli interessati alternano nel giro di pochi minuti recuperi esaltanti e tonfi clamorosi, a seconda del pettegolezzo e dell’interpretazione che si dà all’ultimo fumoso comunicato diramato sull’argomento dalle parti interessate.
Questa è la fotografia con la quale entriamo in questa nuova settimana di battaglie. Non è molto chiara ma comunque sembra dirci che la Brexit spaventa solo chi ha altri problemi.

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