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Indietro Tutta: abbondano i pentiti del Brexit
27/06/2016 08:32

Sono passati solo tre giorni, di cui due festivi, dall’esito imprevisto del Brexit e ne abbiamo già viste di tutti i colori.
La cosa più evidente, a mio parere, è stata la terribile figuraccia della classe politica inglese, che ha scherzato col fuoco per mesi, ma si è accorta solo ora che il fuoco brucia.
Cameron ha pagato subito con le dimissioni il fallimento dello sporco tentativo di strumentalizzare la volontà popolare per meri scopi di potere personale. La stessa cosa dovrebbe succedere al laburista Corbin, leader del partito più europeista, che si è nascosto per quasi tutta la campagna elettorale, esprimendosi poi con uno svogliato appello a votare per la permanenza in Europa, che assomigliava quasi ad un invito al Brexit.
Ma anche i vincitori non si rivelano meno inetti. Già a poche ore dal successo del Brexit i leader che per tutta la campagna elettorale hanno urlato con ferocia contro l’Europa ed invocato la libertà dal giogo di Bruxelles, dopo essersi ripresi dalla sorpresa per la vittoria, che evidentemente non si aspettavano nemmeno loro, hanno subito mostrato tutta la loro impreparazione. Oltre a non avere un piano per realizzare l’uscita, come era evidente dai discorsi fatti in campagna elettorale, hanno cominciato a frenare anche sui tempi, menando il can per l’aia ed affermando che non c’è fretta di iniziare le trattative.
Ciliegina sulla torta a base di caos, è poi arrivato anche il no della Scozia ad andarsene dalla UE.
La brillante leader dello Scottish National Party Nicola Sturgeon, ha già dichiarato che inizierà una battaglia legale contro il potere centrale del Regno Unito per bloccare la Brexit, sostenendo che per andare via dall’Europa debba essere acquisito anche il voto del Parlamento Scozzese, che ovviamente è contrario. Si aprirà così un lungo dibattito tra i giuristi per l’interpretazione delle norme che regolano i rapporti tra Scozia e Regno Unito.
Se poi dovesse prevalere l’interpretazione che il benestare del Parlamento Scozzese non è necessario, la Sturgeon pare orientata a mostrare i muscoli e ripetere il referendum che fallì nel 2014 per separarsi dal Regno Unito e restare in UE.
Insomma, la situazione in Gran Bretagna si sta ingarbugliando, e tutto sembra portare verso un prolungamento dello status quo, utile a sgonfiare le paure immediate del mondo, che venerdì hanno fatto crollare tutti i mercati azionari e spinto gli investitori verso i classici beni rifugio.
Non che le cose si semplifichino, specialmente per gli inglesi, che ora debbono ridurre le conseguenze della frittata che col voto di giovedì hanno fatto. Non sarà affatto semplice.
Ma non sarà nemmeno così semplice realizzare nei fatti la Brexit. Anche perché la UE sembra aver trovato un barlume di unità di intenti nel desiderio di far pagare caro agli inglesi l’affronto subito, anche per dare un esempio a quei partiti euroscettici francesi, olandesi, svedesi ed italiani, che venerdì magnificavano il coraggio inglese e promettevano l’exit anche per i loro rispettivi paesi quando andranno al potere a casa loro.
Un primo risultato si è già avuto con le elezioni di ieri in Spagna, dove non si è per ora risolto lo stallo che impedisce la formazione del governo, ma i partiti favorevoli alla UE hanno aumentato i consensi a dispetto dei sondaggi, mentre quelli più critici nei confronti dell’Europa hanno perso voti rispetto al dicembre dello scorso anno.
Segno dunque che questa vecchia, sgangherata, disunita e pasticciona Unione Europea un certo fascino di stabilità ancora lo possiede.
La mia lettura del complesso degli eventi di questi primi convulsi giorni dopo la svolta inglese è pertanto ancora convergente con lo scenario che ho presentato prima del referendum, quando sostenni, quasi da solo, la tesi che la Brexit sarebbe stata in qualche modo neutralizzata anche se avesse vinto.
Tutto sembra portare ad intorbidire le acque, allungare i tempi e rendere sempre più difficile e costoso per gli inglesi attuare la volontà popolare. Forse molti che hanno votato Leave si rendono conto di aver sbagliato. Anche perché si accorgono solo ora delle conseguenze negative del diventare extracomunitari nei confronti di tutti i paesi dell’Unione Europea. Forse se si ripetesse il referendum avremmo un altro risultato.
E forse nei prossimi giorni potrebbe diventare sempre meno peregrina l’idea di non procedere alla ratifica del referendum e di fatto non eseguire la volontà del popolo, ingannato e strumentalizzato dai suoi stessi politici.
Per concludere con i mercati finanziari, venerdì abbiamo vissuto una giornata da libri di storia, paragonabile a quella del crack Lehman del 2008. Personalmente non avevo mai visto il nostro mercato azionario rimanere impossibilitato ad aprire la seduta per oltre un’ora e con un saldo negativo da -12% a fine seduta. Lo shock emotivo è stato molto forte ed anche questa settimana la volatilità la farà da padrona. Pertanto attenzione a non venire travolti dalle oscillazioni esagerate, anche in ottica intraday.
Rimanere leggeri e guardinghi non è certo una scelta sbagliata.
Fatte queste premesse doverose non escludo però che cominci ad affacciarsi un progressivo ridimensionamento del pessimismo che venerdì è parso irrefrenabile. In Asia, che però è molto lontana dalle convulsioni europee, stamane si vede qualche recupero. L’indice Nikkei recupera oltre due degli 8 punti percentuali persi venerdì, mentre le borse cinesi osservano molto stabili e con distacco.
Se tenessero i minimi di venerdì un rimbalzo tecnico potrebbe maturare già oggi anche in Europa.

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