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Brexit, una tempesta in un bicchiere d'acqua
14/06/2016 08:42

La settimana è cominciata proprio come è terminata quella precedente, cioè con un nuovo bagno di sangue per gli indici azionari europei, che hanno tutti confermato le rotture ribassiste generate o preparate venerdì scorso. Anche il Bund tedesco decennale ha proseguito in mattinata la sua folle corsa verso il rendimento zero, ritestando il record di 0,015% stabilito venerdì, per poi rimbalzare un po’ e  stabilizzarsi intorno ai 3 centesimi. I beni rifugio (Oro ed Argento) hanno continuato ad essere acquistati come si conviene nelle fasi di fuga dal rischio.
Anche ieri il nostro Ftse-Mib è stato tra i peggiori, trascinato a perdere un altro 3% dalla inarrestabile corsa alle vendite sul settore bancario, che non conosce pausa. A guidare la ritirata sono state soprattutto le banche popolari, in particolare quelle impegnate in aumenti di capitale e fusioni (Banco Popolare e Pop. Milano) e quelle di cui se ne teme la necessità (MPS e Unicredit). L’indice italiano del settore bancario (Ftse-Banks), che già venerdì aveva rovinosamente sfondato l’importante supporto rappresentato dai minimi di febbraio e di aprile in area 9.200, ieri è capitolato, addirittura con un forte gap iniziale, fino a chiudere la seduta sui minimi a 8.289 (-5,94%).
Ma anche gli energetici hanno fatto la loro parte per guastare il clima, trascinati dalla correzione del petrolio, che ha inanellato la terza candela nera correttiva, abbandonando anche i 49 dollari e fermandosi per ora poco sopra i 48. Diventa ora importante osservare come verrà affrontato il supporto di quota 47,75. Personalmente ritengo possibile un tentativo di rimbalzo, che preparerà l’impostazione estiva. Per essere più chiari, se il rimbalzo troverà la forza di superare con decisione i massimi di 51,67, la corsa del petrolio potrebbe fare ancora uno step. Se invece il rimbalzo dovesse rappresentare solo una pausa momentanea per i venditori che, col riavvicinarsi dei recenti massimi, dovessero tornare a prevalere, allora verrà disegnata una figura di inversione ribassista che dovrebbe esprimere in estate una correzione piuttosto significativa, indicativamente almeno fino all’area 40.
Non c’è ombra di dubbio che la situazione in Europa sia decisamente pesante. Si intravedono situazioni di panico che abbiamo visto nei peggiori momenti di questi ultimi anni, che sono purtroppo stati parecchi per il nostro derelitto mercato azionario.
La tendenza è chiara e confermata. I danni strutturali all’impostazione degli indici europei sono gravi e dovrebbero imporre ulteriori discese, che è bene non voler sfidare con posizionamenti rialzisti, anticipati dalla constatazione dei forti eccessi ribassisti presenti su tutti gli strumenti azionari. Le situazioni eccesso possono proseguire e soprattutto i rimbalzi rischiano di essere solo momentanei recuperi per consentire altri cali.
Peraltro, anche se solo in Europa si vedono scene di panico, l’attesa per il referendum innervosisce tutto il mondo. L’Asia scende ed anche Wall Street si sta progressivamente allontanando dai massimi raggiunti la scorsa settimana. Con il calo di ieri (-0,81%) l’indice SP500 ha già messo oltre 40 punti tra sé ed il massimo di 2.120 di solo 4 sedute fa.
La paura Brexit a me continua comunque ad apparire immotivata, anche perché dopo l’eventuale vittoria del partito dell’abbandono, non si aprirebbe un periodo di caos, ma semplicemente una lunga e complessa fase di trattative per definire la separazione e sostituire le attuali norme europee con altre che regolino i rapporti tra GB e UE. In tutto questo periodo, che dovrebbe durare almeno 2 anni (prorogabili!), ma Tusk, il presidente del Consiglio Europeo, ha già stimato addirittura in 7 anni, varranno sempre le vecchie regole.
Oltretutto sarà un gioco da ragazzi per i navigati politici europei costruire un nuovo meccanismo bilaterale che assomigli molto alla situazione che si verrebbe a creare con le novità concordate tra UE e Cameron e da attuare in caso di vittoria del partito del Remain.
Verrebbero cambiati i nomi, ma il processo di vanificazione della volontà popolare, che abbiamo già visto lo scorso anno in Grecia, quando Tsipras fece un referendum per poi disattenderne completamente l’esito, potrebbe ripetersi anche in lingua inglese.
Il potere dell’establishment è ancora troppo forte per farsi intimorire da un eventuale Brexit.
In questi giorni comunque le mani forti non la pensano come me, oppure, prima di prendere anch’essi atto di queste cose, che a me sembrano abbastanza ovvie, vogliono agitare ancora un po’ l’albero dei mercati per poter raccogliere qualche altro frutto speculativo.
Io, che rispetto sempre le mani forti, non perché siano più sagge, ma solo perché sono infinitamente più potenti di me, posso solo rispondere con il classico “non capisco, ma mi adeguo”.

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