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Mercati europei alla resa dei conti
13/05/2016 08:32

Ancora una volta, come è successo praticamente tutti i giorni questa settimana, lo svolgimento della seduta sulle borse europee ha prodotto più o meno il medesimo film: il meglio di sé gli indici l’hanno mostrato nella mattinata, mentre la chiusura è stata sempre lontana dai massimi mattutini. Come se i piacevoli sogni della notte trascorsa riuscissero ad animare al mattino le buone intenzione dei compratori, mentre al pomeriggio la durezza della realtà intristisse gli operatori, obbligandoli a tornare sui loro passi e magari vendere quel che al mattino avevano comprato fiduciosi.
Anche ieri è stato così, senza che si possano individuare significative cause specifiche. Se vogliamo proprio trovare qualche perché, per non dire che il comportamento dei mercati è avvolto nella casualità, possiamo prendere come motivazione del rialzo mattutino il prezzo del petrolio, che è riuscito a superare per un attimo anche quota 47 dollari al barile e segnare un nuovo massimo relativo ascendente dopo l’ultimo del 20 aprile scorso. La spiegazione del dietro-front pomeridiano è forse da cercare nell’inatteso forte aumento delle richieste settimanali di sussidi di disoccupazione in USA. Il dato contribuisce ad aumentare l’incertezza sul ciclo economico americano, dopo le brutte impressioni sul commercio al dettaglio che sono arrivate dalle trimestrali delle società del settore il giorno precedente.
Sta di fatto che l’indice USA SP500 ha iniziato la seduta assai debole, continuando il calo del giorno precedente e cambiando completamente l’umore dei mercati europei, come testimonia il comportamento dell’indice Eurostoxx50, in grado di salire senza sosta di oltre il 2% dai minimi, nella prima metà della seduta, per poi perdere nella seconda parte, con una discesa senza voltarsi indietro, esattamente quel che aveva guadagnato al mattino.
Particolarmente debole si è rivelato il Dax tedesco, appesantito dalla pessima giornata di Bayer, per colpa delle voci di interessamento per la società americana Monsanto. Ieri l’indice tedesco è stato per una volta, e non accade spesso, il peggiore indice d’Europa.
Dopo la chiusura europea l’indice USA SP500 è riuscito a recuperare le perdite e chiudere sostanzialmente invariato, ma non ha dato un’impressione di grande vitalità.
L’incertezza, pertanto, regna sovrana e si estende anche all’Asia, che oggi, pur senza scivoloni eclatanti, sente nuovamente più l’aria della correzione che quella del rialzo.
L’indice Dax tedesco, con quel brutto hammer ribassista segnato ieri, che mortifica il rimbalzo settimanale, potrebbe voler tornare a testare il supporto di 9.737, creato venerdì scorso, quando ha chiuso il gap del 13 aprile scorso ed è poi rimbalzato, per proseguire il rialzo durante la prima parte della corrente settimana.
Eurostoxx50, che la scorsa settimana aveva rotto la trendline ascendente che aveva guidato tutto  il recupero dai minimi di febbraio, nella prima parte della settimana ed anche nella sfolgorante mattinata di ieri ha tentato inutilmente di annullare il segnale e tornare nel trend rialzista. Ma con la scivolata finale sembra aver abbandonato le speranze ed oggi si appresta a testare la decisiva area di supporto compresa tra 2.860 e 2.890. Un eventuale sfondamento chiuderebbe la porta in faccia ai sogni di gloria e metterebbe nel mirino il ritorno ai minimi di febbraio, con tutta la negatività prospettica di allora.
Il nostro Ftse-Mib, poverino, per colpa del settore bancario bersagliato dalle vendite, nei giorni scorsi non è neanche riuscito ad imbastire un tentativo credibile di rimbalzo. Oggi potrebbe sfondare 17.500 e aprirsi la strada per un ulteriore tuffo ribassista, con primo obiettivo 16.800.
Sono tempi mesti, privi di idee ed erratici, dove è difficile trovare nell’andamento dell’economia mondiale un sostegno all’ottimismo, ma dove, al pari, l’attivismo manipolativo delle banche centrali riesce a mantenere i mercati USA non lontani dai massimi assoluti e quelli europei, assai più ansimanti, ancora aggrappati ai supporti. Le borse europee guardano dal bordo il baratro sotto i loro piedi ed aspettano che qualcosa succeda. Nella speranza che l’esito del referendum britannico sull’uscita dall’Unione Europea non li costringa a fare un passo avanti.

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