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Arriva Maggio. Prove di correzione
02/05/2016 08:39

La settimana passata ha chiuso il primo quadrimestre dell’anno e potrebbe aver segnato un punto di svolta di una certa importanza per i mercati azionari.
Siamo infatti ad un preciso bivio cronologico: la fine della stagionalità positiva per i mercati azionari. Storicamente si nota che la metà fredda dell’anno, coincidente con i mesi da novembre ad aprile, riesce a dare un contributo all’andamento dei mercati azionari molto migliore di quello fornito dalla metà più calda dell’anno (maggio-ottobre). Entriamo oggi nel mese di maggio ed ai mercati comincerà a mancare il sostegno di questa regola empirica che ha quasi sempre funzionato.
L’ultima settimana di aprile ha fornito già qualche indicazione prospettica poco entusiasmante, sebbene non si vedano ancora segnali decisivi di mutamento del clima di ampio recupero che ha accompagnato il secondo bimestre.
L’arrivo dell’indice USA SP500 nell’area di forte resistenza compresa tra 2.100 e 2.115 ha risvegliato i venditori e fatto scattare prese di beneficio troppo consistenti per essere archiviate con un’alzata di spalle. L’ultima settimana di Aprile ha evidenziato un andamento negativo e per la prima volta da febbraio ha mostrato una candela di inversione. Infatti l’indice ha interrotto la serie di 10 settimane aventi il minimo settimanale ascendente rispetto a quella precedente ed ha presentato una candela nera che ha superato al ribasso, significativamente, il minimo della settimana precedente. E’ stato decretato pertanto l’inizio di una fase di correzione tecnica che normalmente non viene assorbito tanto facilmente. Occorre pertanto porre attenzione ai supporti di 1.052 (minimo della settimana scorsa) e 2.040, che più volte è stato sufficiente a respingere i tentativi di correzione. Lo sfondamento di questo livello riporterebbe inoltre la performance da inizio anno in negativo.
Ma non è solo la borsa USA ad essere entrata in fase di correzione. Anche quelle asiatiche hanno interrotto il recupero ed oggi iniziano tutte in negativo il mese di maggio, guidate dalla seconda scivolata consecutiva dell’indice giapponese, ancora deluso dai mancati aiuti da parte della BOJ, che sta registrando un altro -3% di perdita anche oggi.
L’Europa, dopo aver dato poco peso ai primi segnali di debolezza americana, pare essersi svegliata venerdì di soprassalto ed ha concluso in modo pessimo la settimana, inviando segnali di ripensamento molto evidenti dopo il recupero messo a segno nella parte centrale del mese di aprile. L’indice Eurostoxx50 trova un forte supporto a 2.990 e questo sembra essere il livello da monitorare questa settimana. Anche il nostro Ftse-Mib, nonostante la maggior forza relativa mostrata in tutto il mese di aprile, venerdì ha ceduto e sembra aver rinunciato al tentativo di attaccare quota 19.200, dove una forte resistenza (i massimi di metà marzo) lo separa da prospettive di un pieno recupero della discesa attuata nei primi terribili 50 giorni dell’anno.
La pressione generalizzata delle prese di beneficio sui mercati azionari ha spezzato la correlazione esistente tra borse e petrolio. I prezzi del greggio hanno continuato a salire anche nella scorsa settimana e proprio venerdì scorso hanno realizzato un massimo a quasi 48 dollari al barile.
Le motivazioni della debolezza dell’azionario, oltre al timore della stagionalità negativa, vanno ricercate nella presa d’atto che il ciclo economico americano sta subendo una contrazione piuttosto consistente. Il PIL USA è risultato in forte decelerazione alle prime stime divulgate giovedì scorso e le trimestrali, finora comunicate (oltre la metà di quelle attese per i titoli dell’indice SP500), hanno in gran parte deluso e si avviano a confermare nel complesso una riduzione degli utili assai vicina a quella pronosticata dagli analisti (8-9% di calo rispetto all’analogo trimestre dello scorso anno), mettendo in risalto alcuni “big flop”, come Google, Microsoft e la mitica Apple, che fanno tremare i polsi ai fanatici della tecnologia.
Il fatto nuovo, che ho già rilevato nel commento di venerdì scorso, a mio parere, è l’immobilismo delle banche centrali, che stanno accusando l’esaurimento delle armi a disposizione e constatando l’inefficacia di quelle finora messe in campo. Mentre in passato situazioni di debolezza simile a quella che stiamo vivendo furono affrontate aprendo i rubinetti monetari ed inviando benzina speculativa sui mercati, ora si intravede una certa incapacità di reazione delle banche centrali, poiché si cominciano a temere gli effetti collaterali sulla redditività del mondo bancario ed assicurativo della politica dei tassi a zero.
Con le banche centrali all’angolo, ai mercati viene a mancare il più potente alleato e diventa difficile mantenere la fiducia nell’ineluttabilità della crescita dei prezzi azionari. Una correzione potrebbe essere necessaria per riportare le valutazioni un po’ più aderenti ai fondamentali e far passare un po’ di tempo in attesa di vedere gli effetti sull’inflazione delle politiche monetarie fin qui attuate. Intanto il tempo passa e chi vivrà vedrà.

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