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Il misterioso volo del greggio
20/04/2016 08:34

Il petrolio ieri ha continuato il suo recupero e si è riportato quasi ai prezzi massimi raggiunti la settimana scorsa, prima del plateale fallimento della conferenza OPEC di Doha.
Si combattono due interpretazioni per il sorprendente comportamento del greggio, che il buon senso avrebbe voluto cedente dopo il flop del tentativo di bloccare la produzione. Da un lato si ipotizza che la sorprendente risalita dei prezzi sia dovuta ad uno sciopero in atto che ha bloccato quasi del tutto la produzione in Kuwait, abbassando in questi giorni la disponibilità quotidiana di greggio. Quel che non ha potuto concordare la diplomazia viene reso possibile dalle proteste dei lavoratori. Ovviamente lo sciopero non può durare in eterno, per cui, secondo questa interpretazione, il calo dei prezzi dovrebbe materializzarsi nei prossimi giorni col ritorno alla normalità sindacale in Kuwait.
Altri commentatori mettono in risalto che il focus dei mercati sembra essersi spostato dal comportamento dell’OPEC ad altri fattori. Alcuni paesi non OPEC stanno riducendo la produzione per motivi di convenienza economica e in USA la produzione di shale oil sta finalmente flettendo in modo significativo dopo che per parecchi mesi ha tentato di resistere. Inoltre le speranze di stabilizzazione cinese portano qualcuno a pensare ad un aumento della domanda nei prossimi mesi, che potrebbe riequilibrare lo sbilancio attuale che vede l’offerta superare la domanda per un paio di milioni di barili al giorno.
Tra le due interpretazioni mi pare più convincente la prima, ma vedremo nei prossimi giorni che cosa decideranno i mercati.
Intanto l’azionario ha proseguito il suo recupero, inossidabile alle brutte notizie, che ieri dagli USA non sono certo mancate. Parecchie trimestrali (Goldman Sachs, IBM, Netflix) hanno deluso, i dati macro anche, con una diminuzione imprevista dei nuovi cantieri edili.
Ma nonostante ciò Wall Street è salita ancora e SP500 è riuscito a toccare quota 2.100, dove ora dovrà faticare a causa di una fitta rete di resistenze.
Sugli scudi l’Europa, che tenta di recuperare il distacco di performance da Wall Street. Il Dax tedesco ha polverizzato la resistenza di 10.200 e completato un resta e spalle rialzista di ampio respiro, che potrebbe portare in qualche settimana al raggiungimento di 11.430 punti. Anche l’indice globale Eurostoxx50 ha esteso il suo recupero ed è ora molto vicino alla sua resistenza di 3.130 punti.
Meno brillante il nostro Ftse-Mib, che ha subito la correzione dei bancari, dopo che il governo ha rinunciato ad inserire il decreto salvabanche nel prossimo Consiglio dei Ministri, facendo temere che con la Commissione UE non siano stati risolti tutti gli intoppi.
Oggi l’inerzia positiva potrebbe subire una pausa, perché i mercati saranno certamente condizionati dal crollo delle quotazioni sugli indici cinesi (Shanghai a -4%, mentre scrivo), che hanno recepito negativamente alcune dichiarazioni provenienti dalla banca centrale cinese, che, dopo aver rilevato che le misure di stimolo monetario hanno effettivamente provocato una reazione positiva dell’economia, testimoniata dagli ultimi dati, hanno anche rilevato che ora l’attenzione sarà posta sulla prevenzione degli squilibri che potrebbe portare un eccesso di liquidità. Tradotto, significa che gli stimoli probabilmente saranno ridotti. Per questo mondo finanziario, drogato e continuamente alla ricerca di liquidità gratis, l’annuncio che una banca centrale vuole ridurre gli stimoli è proprio una brutta notizia, a cui non è più abituato, da anni.
Anche il petrolio nella seduta asiatica ha ridimensionato la sua baldanza ed ha perso circa un dollaro dai valori di ieri.
Gli elementi per una correzione momentanea, anche in Occidente, ci sono tutti. Però non mi stupirei se lo spavento venisse metabolizzato in pochi minuti di calo iniziale. Del resto sembra tornata l’euforia in Europa e solo l’arresto brusco di Wall Street potrebbe ridimensionarla.

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