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Contropiede contro logica
19/04/2016 08:36

Questa volta i mercati hanno fatto marameo alle facili previsioni ed hanno dispiegato un comportamento completamente contro ogni logica, traendo in inganno tutti quelli, tra cui il sottoscritto, che ipotizzavano una reazione negativa da parte dei prezzi del petrolio e delle borse azionarie al fallimento del vertice OPEC di Doha.
Nel commento di ieri avevo manifestato il mio stupore nel rally speculativo che si era sviluppato sui prezzi del greggio da quando erano cominciate ad essere diffuse i primi rumor sulle intenzioni di bloccare la produzione con un accordo OPEC esteso ad altri produttori fuori cartello. Un rally che era cresciuto anche in presenza di dichiarazioni piuttosto problematiche fatte da alcuni membri OPEC nelle ultime settimane. L’aver constatato il fallimento della riunione domenicale mi aveva portato a pensare ad un ridimensionamento consistente degli eccessi di valutazione del greggio che si erano accumulati proprio confidando nell’esito favorevole della riunione.
Invece non è successo quel che ipotizzavo. O, meglio, quel che ipotizzavo è effettivamente successo all’apertura dei mercati, con il greggio in pesante calo (-6% rispetto a venerdì nella seduta asiatica), l’azionario giapponese in forte perdita (-3,4%) ed aperture in gap ribassista piuttosto significativo per le borse europee. Ma dopo pochi minuti di contrattazione è partito il contropiede dei rialzisti, che hanno cominciato a comprare con forza, assorbendo le vendite di petrolio e provocando un recupero assai significativo del greggio, che è arrivato quasi ad annullare il segno negativo, tornando a 40 dollari sul contratto future del WTI Crude Oil scadenza maggio.
Ancora una volta i mercati ( o, meglio, le mani forti che ne determinano la direzione) hanno mostrato di seguire logiche autoreferenziali di difficile comprensione o di essere forse a conoscenza di cose che a noi comuni mortali non è dato sapere. I mercati azionari europei hanno subito capito l’antifona ed anch’essi hanno fortemente ridotto i cali, per poi trasformare in positivo nel pomeriggio il risultato di giornata, rinfrancati anche da una seduta incoraggiante da parte dei mercati azionari USA, dove SP500 è arrivato a 2.094 e si appresta a testare l’area compresa tra 2.100 e 2.115, dove troverà le ultime forti resistenze che lo separano dai massimi assoluti.
La giornata è stata pertanto, come si suol dire, rivoltata come un calzino, negando l’iniziale indicazione di debolezza e costringendo chi aveva venduto ad inizio seduta a ricomprare precipitosamente per non venire tagliato fuori dal movimento. Questa prova di forza dovrebbe condizionare anche l’apertura odierna europea, così come ha condizionato la seduta asiatica, dove si vedono recuperi generalizzati, in particolare da parte dell’indice giapponese Nikkei, che ha completamente digerito il forte calo di ieri.
In Europa la situazione grafica si fa piuttosto interessante. Con il recupero di ieri tutti i principali indici europei hanno fornito segnali rialzisti. Quello più diffuso è un modello di Bullish Engulfing. Il Dax tedesco fornisce la più promettente impostazione, poiché è a un passo dal completare un testa e spalle rovesciato, che fornirebbe il segnale di inversione rialzista di medio periodo al superamento di quota 10.200, a meno di un punto percentuale di distanza dalla chiusura di ieri, avvenuta a 10.120. L’obiettivo rialzista sarebbe assai ambizioso (1.250 punti) e proietterebbe l’indice tedesco fino all’area dei massimi di fine novembre 2015, a 11.430 punti. Eurostoxx50 deve ancora fare un paio di punti percentuali di rialzo per raggiungere la sua resistenza di 3.130, dove si fermò l’entusiasmo raggiunto nel Draghi Day del 10 marzo scorso. Il nostro Ftse-Mib, nonostante il forte recupero attuato col contributo rilevante del Fondo Atlante, che tiene sulle spalle il futuro del settore bancario, dista ancora circa 5 punti percentuali dalla forte resistenza di 19.200, che tiene saldamente orientata al ribasso l’impostazione direzionale della borsa italiana. Sembra perciò ancora prematuro evocare scenari di inversione per il listino italiano.
Ora occorre verificare la ciccia che c’è dietro il voltafaccia di ieri. Se i mercati confermeranno effettivamente la volontà di ignorare i fondamentali, tra cui non dimentichiamo le trimestrali americane, che questa settimana arriveranno in folto gruppo e che sono attese piuttosto mosce dagli analisti. Oppure quello di ieri sarà un pesce d’aprile ritardato fatto ai ribassisti, spingendoli a ricoprire in perdita le posizioni per poi magari mostrare che avevano ragione loro.

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