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Trivella libera
18/04/2016 08:35

L’esito delle due sentenze sul petrolio che sono arrivate ieri, quella del popolo italiano sulle estrazioni marine e quella della riunione OPEC di Doha per fermare la produzione sostenere il prezzo del greggio,  hanno dato la medesima risposta: trivelle libere.
Dei due eventi, per i mercati finanziari, quello italiano era del tutto ininfluente. Ma non lo è per il Governo, che aveva giocato la sua faccia sull’astensione ed ora si ascrive esultante come una vittoria il menefreghismo degli italiani, che hanno ancora una volta mostrato di non gradire la democrazia diretta e preferiscono delegare ai politici le decisioni, salvo poi considerarli tutti delinquenti ed attribuire loro le colpe di ogni male.
Molto più importante per le borse ed il futuro economico mondiale era invece la Riunione OPEC di Doha, che è fallita miseramente per colpa della rivalità tra Iran e Arabia Saudita.
Come nei giorni precedenti si poteva evincere dalle dichiarazioni dei principali paesi convenuti, che però i mercati hanno ignorato, considerandole alla stregua di mere scaramucce negoziali, il nodo difficile da sciogliere era il muro contro muro tra l’Iran, indisponibile a bloccare le estrazioni fino a quando non avrà raggiunto il livello produttivo pre-sanzioni, ancora piuttosto distante, e l’Arabia Saudita, indisponibile a tagliare la sua quota di mercato e persino a bloccare l’estrazione se tutti gli altri membri non faranno altrettanto. Lo stallo non è stato superato e si è rinviato tutto a future riunioni, la prima delle quali si svolgerà in giugno.
E’ una doccia gelata sulle speranze dei mercati, che avevano puntato molto su un accordo, anticipandolo con una risalita dei prezzi del WTI Crude Oil di oltre il 60%, da quota 26 dollari di febbraio, fino ai 42 della scorsa settimana. A dire il vero venerdì si era affacciata qualche brusca presa di beneficio, ma i mercati parevano comunque ancora convinti che un accordo sarebbe stato trovato. Invece no. Anzi. Il fallimento del tentativo di accordo, con la figuraccia politica che si porta con sé, potrebbe spingere persino i Sauditi a intensificare l’estrazione di greggio, per assestare un altro colpo ai prezzi e danneggiare così i nemici iraniani, che si sono opposti alla loro leadership. Nel prossimo futuro dovremmo assistere perciò al ritorno dei prezzi su livelli assai inferiori, che neutralizzino le aspettative andate deluse. Quella sorta di doppio massimo che si è realizzato a quota 42 dollari dovrebbe incidere profondamente sui prezzi e riportarli su valori che correggano almeno metà del rally delle illusioni che si è infranto contro la realtà delle liti politiche. Possiamo ipotizzare un obiettivo ribassista almeno intorno a 34 dollari per la correzione partita venerdì e che si dovrebbe sviluppare nei prossimi giorni.
Se i mercati vorranno mantenere la stessa logica delle correlazioni che hanno seguito negli ultimi mesi, la correzione del petrolio dovrebbe riverberarsi anche sulle borse azionarie, che finora avevano approfittato del movimento positivo del petrolio per recuperare, chi in gran parte, chi addirittura completamente, le pesanti perdite accusate nella prima parte dell’anno.
Anche qui dovrebbero ora riaffacciarsi con maggiore convinzione i venditori e possiamo ipotizzare correzioni assai significative al rally che ha riportato l’indice SP500 a quota 2.080 e l’indice europeo Eurostoxx50 ben oltre quota 3.000. Ne abbiamo già le avvisaglie guardando ai mercati asiatici, oggi quasi uniformemente in calo e con l’indice giapponese Nikkei ha chiuso la seduta con una perdita del -3,4%.
L’analisi oggi sembra facile, forse troppo, a cominciare dalla quasi certezza che l’inizio di seduta oggi in Europa sarà contraddistinto da un sonoro gap ribassista.
Mi aveva sinceramente stupito, e non ne ho fatto mistero nei commenti dei giorni scorsi, questo lasciarsi andare dei mercati all’ottimismo speculativo sull’esito del Vertice di Doha, che a me non sembrava così scontato. Quasi come se i mercati fossero a conoscenza di qualcosa che noi umani non potevamo immaginare. Invece pare che abbiano clamorosamente fatto flop. Ma questo succede abbastanza raramente. Per cui una certa cautela è bene continuare a portarsela dietro. Tuttavia, se esiste una logica, ora i mercati dovrebbero restituire almeno una bella fetta di quel che hanno guadagnato da metà febbraio a metà aprile sulla base di aspettative rivelatesi fallaci.  
Stiamo a vedere. Comunque l’impressione è che la domenica abbia lasciato sul campo un solo vero vincitore e che questo abiti a Palazzo Chigi, con l’intenzione di rimanerci a lungo.

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