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Si comprano le speranze e si vendono le conferme
13/04/2016 08:35

Quando un mercato evidenzia un impulso molto forte e prolungato al ribasso, come ha fatto il settore bancario italiano da metà marzo a giovedì scorso, e poi mette a segno due o tre sedute di forte rimbalzo, non è quasi mai un segnale che la tempesta è passata, ma rivela solo la forte speculazione presente su quel mercato. Quello che può sembrare l’inizio di un’inversione a V, che tanto galvanizza i media e permette ai giornali finanziari di sparare titoloni ad effetto, non è segno di ritrovata vitalità, ma spesso solo una diversa manifestazione della volatilità.
Il più delle volte il trend principale ribassista effettua solo una momentanea a pausa per poi riprendere e mandare nella disperazione chi pensava di aver comprato sul rimbalzo a prezzi di saldo.
Vi è poi un’altra regola che è sempre bene tenere presente, e si esprime nel detto inglese “Buy te rumor, sell the news”. Significa che i mercati solitamente anticipano le notizie con la creazione di  aspettative che li portano ad incorporare nelle quotazioni gli effetti delle notizie prima che diventino di dominio pubblico. E’ una sorta di meccanismo che fotografa il vantaggio competitivo, rispetto alla massa, degli operatori più informati, quelli a contatto con chi prende le decisioni politiche ed economiche e si lascia volentieri scappare anticipazioni. Spesso questo privilegio informativo si esercita con modalità di dubbia legalità, dato che è previsto il reato di insider trading, cioè l’utilizzo a fini personali diretti o indiretti di informazioni riservate. Ma in Italia questo reato non viene quasi mai sanzionato, come del resto molti altri reati. A dire il vero neppure negli altri paesi si riscontrano controlli efficaci e diffusi.
Sta di fatto che il mercato, volenti (loro, i privilegiati) o nolenti (noi, che non abbiamo santi nei paradisi finanziari), sconta in anticipo le notizie. Se il contesto è fortemente speculativo, l’apparire dell’ufficialità della notizia causa assai spesso violente prese di beneficio, fatte da chi ha comprato in anticipo e vende ai poveri risparmiatori un po’ sprovveduti, che prima non capivano perché i prezzi rimbalzavano, mentre, a notizia pubblicata, trovano le motivazioni per comprare nel pensiero che, se i prezzi sono saliti prima, chissà come continueranno a salire dopo la notizia positiva. Invece i prezzi scendono tra lo scoramento di chi si basa solo su valutazioni fondamentali per la sua operatività.
Entrambe queste “regole” di finanza comportamentale si sono manifestate ieri sul settore bancario italiano. Dopo due giornate smaglianti ed un inizio sfolgorante anche della terza seduta, appena è stato diffuso il comunicato stampa che ha ufficializzato la nascita del Fondo “mutualistico” Atlante, sono scattate le prime prese di beneficio, diventate una vera e propria valanga quando nel pomeriggio è circolata la bozza preliminare del documento informativo ufficiale.
La borsa italiana è arrivata a perdere quasi il 3%  sul Ftse-Mib ed i titoli bancari del paniere sono stati praticamente tutti sospesi per eccesso di ribasso.
A salvare il nostro listino dal tracollo è stato il tono piuttosto pimpante di Wall Street, che ha beneficiato del nuovo forte rialzo del petrolio, in seguito agli ennesimi rumors positivi sull’esito dell’incontro OPEC di domenica prossima. L’indice SP500 si è riportato di nuovo sulla resistenza di area 2.063, che verrà attaccata oggi, ed ha per ora scongiurato l’inversione ribassista.
Attenzione, però, al petrolio. Ieri si è riportato sui massimi di 42 dollari che aveva già toccato il 22 marzo scorso, prima di una significativa correzione. La salita è gravida di scommesse speculative ed incorpora già ogni possibile aspettativa positiva sulla Conferenza Straordinaria OPEC del 17 aprile. Non sarei affatto stupito se il recupero si arrestasse lunedì, a conferenza terminata, per lasciar spazio a violente prese di beneficio, che potrebbero scattare magari anche in anticipo. Tutto ciò se la conferenza raggiungerà effettivamente l’accordo sul blocco della produzione. Non parliamo nemmeno di quel che potrebbe capitare se la riunione si concludesse con un mancato accordo.
Ad aggiungere un po’ di pepe al menù oggi arriva la trimestrale di JP Morgan e nei prossimi giorni quelle di altre grandi banche USA.
L’unica certezza penso che sarà un aumento della volatilità. Sulla direzione ho difficoltà a pronunciarmi oltre il probabile inizio positivo della giornata.

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Pierluigi Gerbino - P. Iva 02806030041
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