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Le Banche italiane su un sentiero gia' percorso
08/04/2016 08:39

Ricordate i giorni bui della primavere-estate del 2011? L’allora premier Berlusconi, nel pieno del tritacarne mediatico delle intercettazioni di escort, di Ruby Rubacuori e delle olgettine che raccontavano particolari piccanti delle “cene eleganti”, aveva perso ogni residue fiducia da parte degli investitori internazionali. I nostri BTP vennero scaricati senza pietà, portando lo spread col bund a 570 ed il tasso pagato dal nostro governo all’8%. L’Italia entrò di prepotenza nel club dei paesi più scadenti dell’eurozona, i PIGS, che diventò PIIGS, poiché alle iniziali di Portogallo Irlanda, Grecia e Spagna venne aggiunta la lettera I del nostro paese.
Che c’entra? Il settore bancario, allora gravato di titoli di stato con valori che precipitavano, venne duramente punito e in soli 7 mesi, da metà febbraio a metà settembre, dilapidò il 56% del proprio valore di borsa, rappresentato dall’indice Ftse-Banks.
Se guardiamo lo stesso grafico da luglio dello scorso anno constatiamo che l’indice bancario in meno di 5 mesi ha perso circa il 50% con un movimento impulsivo ribassista molto simile a quello del 2011. Nel 2011, dopo la prima sventola ribassista venne una fase di nervosa incertezza per circa 6 mesi, seguita da una nuova sberla finale che fece perdere un altro 36% al settore e lo porto a luglio 2012 a raggiungere il suo minimo assoluto. Seguirono poi circa 3 anni di illusoria convinzione che fosse tornato il bel tempo, con il settore che recuperò l’80% del calo subito in quel terribile anno e mezzo del crepuscolo berlusconiano.
La storia non si ripete mai allo stesso modo. Ma l’emotività invece sì. Possono cambiare le motivazioni che spingono i mercati a reazioni emotive. Ma se l’importanza delle cause è dello stesso ordine di grandezza, è probabile che la reazione emotiva del mercato sia analoga a quella del passato.
In fondo gli investitori sono obbligati ad esprimere le loro sensazioni in due sole modalità: comprare o vendere. Qualunque sia il turbinio di emozioni che assilla la mente dell’investitore, il risultato è sempre la scelta tra questi due opposti esiti operativi.
Come ho già accennato, dal luglio 2015 al febbraio scorso abbiamo assistito ad un movimento ribassista assai simile alla sberla del 2011. Solo leggermente inferiore come ampiezza del calo (-50% contro il -56% di allora) ma in compenso più rapido nello svolgimento (5 mesi anziché 7).
Significa che sul comportamento del mercato hanno pesato eventi percepiti della stessa gravità di quelli del 2011. Se allora c’era il rischio Italia a far tremare i polsi, oggi quel rischio non c’è (per ora) perché è stato sterilizzato dalla pesantissima manipolazione della BCE che si è sostituita al mercato e compra titoli di stato a piene mani, senza andare troppo per il sottile, schiacciando rendimenti e spread.
Oggi il mercato vende le banche per il rischio di insolvenza specifica del settore. E vende soprattutto quelle italiane perché sono considerate le più fragili, a causa di sofferenze doppie rispetto a quelle della media europea ed a causa del numero abbastanza elevato di scheletri che camminano. Le forti necessità di ricapitalizzazione, che riguardano Banco Popolare,  Pop. Vicenza, Veneto Banca, e forse poi anche Carige e MPS (di nuovo! E dopo meno di un anno dall’ultima ricapitalizzazione) sono indigeste agli investitori. Il timore che qualcosa vada storto e si crei un effetto domino anche su quelle più solide, chiamate a garantire gli errori altrui, porta gli operatori all’unica scelta che razionale, anche se dettata dall’emotività: vendere prima che la situazione peggiori, anche a costo di capitalizzare perdite ingenti.
Ma se tutti fanno la stessa cosa il calo temuto si realizza.
Come si può osservare le cause che portano a vendere sono diverse, ma se riescono a toccare l’emotività con la medesima violenza del passato, ecco che abbiamo esiti simili al passato.
Come a settembre 2011ci fu un rimbalzo di un mese e il successivo ritorno ai minimi di settembre, anche stavolta, nel mese di febbraio, abbiamo avuto un rimbalzo e una successiva caduta, che proprio ieri è arrivata a ritestare il minimo di febbraio (e lo ha persino leggermente superato). Se oggi il settore si riprenderà, come appare possibile, dato che sul suo grafico grava ormai un pesantissimo eccesso di ribasso, che statisticamente ha alte probabilità di essere seguito da rimbalzi, potremmo assistere per qualche tempo, come nel periodo da novembre 2011 a marzo 2012,  ad una fase di recupero e poi di incertezza, che consenta alle aspettative dei mercati di essere verificate dalla realtà dei fatti.
Certo, oggi il contesto è peggiore di allora, poiché Wall Street pare affaticata e potrebbe far mancare il sostegno. Il ciclo economico mondiale è compromesso e nei prossimi giorni le istituzioni che analizzano l’economia mondiale (FMI, Banca Mondiale e le stesse previsioni delle banche centrali) dovrebbero rivedere al ribasso le stime già basse sulla crescita mondiale del 2016.
Non resta che aspettare vedere.

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Pierluigi Gerbino - P. Iva 02806030041
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