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Banche all'ultima spiaggia?
06/04/2016 08:32

Anche ieri sulle borse europee si è abbattuta la furia delle vendite, che non hanno risparmiato nessun titolo e nessun mercato, se pensiamo che accanto al -3% del nostro Ftse-Mib, tradizionale maglia nera europea nelle classifiche degli andamenti quotidiani da ormai parecchi giorni, tutti i principali listini dell’Eurozona hanno collezionate perdite intorno al -2,5%.
E’ il classico tonfo che trasforma la debolezza in vera e propria fuga dall’azionario del vecchio continente. Se ne avvertivano le avvisaglie da giorni, quando gli indici europei, appesantiti dalla debolezza delle banche, non riuscivano più a proseguire il rimbalzo, nonostante dagli USA venisse un traino positivo, con l’indice SP500 che è riuscito la scorsa settimana a recuperare tutto il calo accusato nelle prime 6 settimane del 2016 e portarsi a meno di tre punti dai massimi assoluti.
Come abbiamo già visto più volte in passato, quando la positività americana non basta a trascinare al rialzo l’Europa, nel momento in cui l’America corregge fisiologicamente gli eccessi, l’Europa stramazza al suolo. Ieri i nervi degli investitori hanno ceduto anche sui mercati europei più forti ed abbiamo visto la classica concatenazione di eventi che si realizza in questi casi: crollo dei listini azionari; fly to quality verso l’obbligazionario più sicuro, con il rendimento sul Bund tedesco decennale sceso per larga parte della giornata sotto 0,10%, con un minimo a 0,083% (lordo!!!); innalzamento degli spread sui periferici, con il BTP-Bund arrivato in mattinata a 122 dai 110 del giorno prima.
Chiaramente non è lo spread a preoccupare, calmierato dai potenti acquisti di titoli di stato da parte di BCE e Banche Centrali dell’Eurozona, ora che la potenza di fuoco del QE è stata portata a 80 miliardi al mese, dai 60 precedentemente in vigore.
La paura degli investitori si concentra sui listini azionari, penalizzati dal petrolio che ha restituito quasi metà del rimbalzo attuato dall’11 febbraio al 22 marzo, dopo che si accentuano le perplessità sulla reale capacità dell’OPEC di accordarsi il 17 aprile per bloccare la produzione. Ma è soprattutto la debolezza del settore finanziario ed in particolare bancario a calamitare al ribasso i listini. Una debolezza che nel nostro paese sta diventando drammatica. Il settore banche del listino italiano ha ormai raggiunto nuovamente i minimi di febbraio ed oggi è chiamato ad una prova da ultima spiaggia, per scongiurare la rottura di una diga che potrebbe avere conseguenze molto pesanti.
La drammaticità degli eventi che vive il mondo bancario italiano è testimoniata dall’affanno con cui si sta cercando di rinviare i due prossimi aumenti di capitale che interesseranno Pop. Vicenza e Banco Popolare. La Vigilanza BCE è stata perentoria ed ha imposto termini strettissimi alla ricapitalizzazione. Ma il Ministero dell’Economia e Bankitalia temono che aprire subito queste due ferite possa aggravare l’emorragia delle quotazioni di tutto il sistema. Si tenta di trovare qualche scappatoia per aggirare l’imposizione della BCE per poter approntare qualche sorta di garanzia all’italiana (cioè con soldi pubblici travestiti da soldi privati). Alla fine si cercherà di far salire anche su questo carrozzone la mitica Cassa Depositi e Prestiti, che raccoglie il risparmio postale degli italiani, ma ha una garanzia pubblica, oltre al già dissanguato Fondo di Garanzia interbancario.
Bisogna vedere se la “soluzione” piacerà alla BCE e ai tedeschi. Personalmente nutro forti dubbi. Non ho dubbi però che questo sarà il prossimo terreno di battaglia che vedrà impegnato il pugnace Renzi, che è ormai circondato da problemi di ogni natura ed appare oggettivamente in difficoltà, come mai prima d’ora.
Un altro elemento che si è imposto all’attenzione è la progressiva lettura dei milioni di files contenenti i dettagli sulle società di comodo panamensi create dallo studio legale Mossack Fonseca. Checché ne dicano i giornali, sempre pronti a cavalcare gossip sui vip, il contenuto dei files ha l’unico merito di togliere il condizionale cautelativo (sembrerebbe…) quando si parlerà d’ora in poi di vip e politici che nascondono capitali per evadere imposte ed incassare tangenti.
Dal punto di vista pratico non vedo grande impatto di queste notizie sui mercati finanziari, che possono tranquillamente ignorarle. Del resto no esiste alcuna possibilità che si possano mettere le mani su quei soldi e nemmeno che Panama o le altre isole tropicali sedi delle società di comodo permettano di raccogliere prove ai tribunali che vogliano indagare. Altrimenti che paradisi fiscali sarebbero?
Tutto si risolverà in un’enorme bolla politico-mediatica, utile magari a rianimare le vendite dei giornali, ma in grado di creare sconquassi sono nei pochissimi paesi dove il senso etico è superiore alla media, come l’Islanda, dove il premier si è dovuto dimettere a furor di popolo. Molto meno probabile che ci siano conseguenze  in altri paesi che ospitano personaggi coinvolti. Né in Gran Bretagna, che vede coinvolto il padre del premier Cameron, né in Francia o Germania (28 banche tedesche aprivano tranquillamente società di comodo ai clienti che avevano qualcosa da nascondere), né, ovviamente, in Italia, dove la notizia dei molti italiani che ancora tengono i soldi nascosti e non hanno approfittato delle numerose sanatorie per rimpatriarli, ha fatto subito scattare l’idea di un nuovo condono. Per non parlare di Russia e Cina, dove queste notizie vengono interpretate come un atto di aggressione da parte dei servizi segreti USA: una sorta di atto di guerra mediatico.
Effettivamente sorprende non poco che per ora dalle liste non siano emersi personaggi americani di prima grandezza. Escludo che sia segno di virtù. Se consideriamo che lo studio legale panamense nel mirino delle spie è il quarto al mondo per l’entità dei “servizi” offerti, sono portato a pensare che gli evasori e i faccendieri USA abbiano usato gli altri 3 studi legali più importanti.
A parte queste amenità, oggi i mercati sono chiamati ad una reazione, che in Asia sembra essere anticipata dalla discreta tenuta degli indici locali, e che il petrolio sta tentando con un sensibile rimbalzo notturno.
Se gli indici europei non rimbalzeranno nemmeno oggi, l’avvitamento potrebbe essere molto pericoloso. saranno guai.

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