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Nonostante le banche
31/03/2016 08:36

Oggi si chiude un mese tutt’altro che semplice per le borse europee, scombussolate dai tanti problemi che affliggono la disunita Unione, tra cui si è aggiunto ieri l’inasprirsi della situazione in Libia, con l’aumento degli scontri armati tesi ad impedire l’insediamento a Tripoli del governo legittimato dall’ONU e sponsorizzato da UE e USA, senza il quale nessun intervento armato occidentale è consentito.
Ieri comunque sui mercati azionari si è manifestato lo scenario atteso, provocato dall’intervento esplicitamente accomodante della colomba Yellen, che ha spinto l’indice USA SP500 a terminare la seduta di ieri a quota 2.064, realizzare nuovi massimi annuali e violare la trend line discendente che costituiva l’ultimo ostacolo da abbattere prima di raggiungere gli obiettivi rialzisti del modello di doppio minimo, generato tra l’inizio di febbraio ed i primi di marzo. Come ho già in precedenza indicato, tale obiettivo si pone intorno a quota 2.080, dove, peraltro, stazionano parecchie resistenze statiche in grado di infastidire assai l’avanzata finora trionfale dell’indice azionario americano. Sul quale del resto cominciano ad intravedersi alcuni segnali di eccesso di breve.
La giornata è stata positiva anche per i mercati emergenti, beneficiari della debolezza del dollaro, che contro l’euro ha ormai superato il livello di 1,13, e per le borse europee, tutte finalmente in grado di superare ampiamente il punto percentuale di crescita, anche se gli indici dove i titoli bancari sono maggiormente rappresentati (IBEX spagnolo e Ftse-Mib nostrano) sono stati zavorrati dalle loro performance negative. A due facce invece la giornata del petrolio, che inizialmente si è avvantaggiato della debolezza del dollaro provocata dalle parole di Yellen per rimbalzare un po’. Ma nella serata americana e nella notte è tornato a scendere ed ha sfondato anche il supporto di 38 dollari ed oggi potrebbe frenare l’entusiasmo dei mercati azionari.
Merita qualche altro approfondimento la pesante situazione del settore bancario europeo ed in particolare italiano. Le principali banche quotate in Italia e presenti nel Ftse-Mib stanno tutte scendendo da parecchi giorni. Persino la tanto strombazzata ed osannata fusione tra B.P. Milano e B. Popolare è stata accolta da sonore pernacchie, soprattutto sulla seconda. Il motivo penso sia dovuto al fatto che la Vigilanza UE si sta mostrando assai meno compiacente e distratta della Banca d’Italia. Pare finito il tempo in cui tutto sommato i panni sporchi si lavavano in famiglia nel segreto dei consigli di amministrazione e venivano tollerati squilibri di bilancio e valutazioni di facciata delle componenti dell’attivo. Sembra che nel prossimo futuro saranno richiesti ancora corposi aumenti di capitale, tra cui il primo è proprio quello richiesto a B. Popolare per 1 miliardo prima di fare la fusione. Ma poi toccherà a Pop. Vicenza, Veneto Banca e B. Carige, e magari si scopriranno ancora altri altarini nei prossimi mesi. Vengono messi sotto pressione anche gli istituti più grandi e solidi (Unicredit e Intesa) perché si teme che saranno probabilmente loro ad accollarsi la garanzia per il collocamento.
In un momento in cui la popolarità delle banche è in crisi tutto quel che profuma di ulteriori salassi per gli azionisti viene visto come il fumo negli occhi e gli investitori, nel dubbio, vendono.
Ora molti titoli bancari sono prossimi a supporti chiave. Se questi venissero ceduti si aprirebbe una nuova fase molto difficile per il settore e per l’intero listino italiano, molto banca-dipendente.
Ieri il Ftse-mib è stato salvato da un vero e proprio rally messo in mostra da energetici, gruppo Fiat e lusso, che ha permesso di neutralizzare l’impatto negativo della debolezza bancaria.
Ma sono situazioni difficilmente ripetibili.

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