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In ordine sparso dopo le Feste
29/03/2016 08:35

La pausa festiva pasquale ha visto i mercati azionari delle principali aree mondiali arrivare all’appuntamento in ordine sparso e sostanzialmente con una salute ben diversa tra loro.
L’indice che ha mostrato nel complesso il miglior stato di salute è, come spesso capita, quello americano. SP500 ha infatti esteso il lungo rimbalzo dai minimi dell’11 febbraio scorso fino a pochi punti dall’obiettivo della figura grafica di doppio minimo disegnata in febbraio. Il massimo raggiunto martedì scorso è stato 2.056, a soli 24 punti dall’obiettivo di 2.080, che costituisce importantissima area di resistenza. L’indice ha sentito però la vicinanza della trendline discendente che unisce i due massimi discendenti di novembre e dicembre 2015. La seconda parte della settimana ha perciò lasciato spazio alle prese di beneficio, favorite dall’arrivo del ponte di Pasqua e da alcune dichiarazioni di membri votanti della FED che hanno insistentemente portato l’attenzione dei mercati sulle possibilità che la FED attui un secondo rialzo dei tassi fin dalla prossima riunione di fine aprile.
Però la reazione che l’indice USA ha mostrato giovedì scorso, riuscendo a risalire da un calo abbastanza incisivo, e la seduta poco rilevante, ma positiva, realizzata ieri, mentre in Europa le borse festeggiavano la pasquetta, obbligano a non escludere affatto che la correzione sia stata già velocemente assorbita, con la possibilità che venga tentato fin da questa settimana l’attacco alla trendline, che in questi giorni passa da area 2.060.
Gli altri mercati azionari che hanno realizzato modelli di inversione di tendenza di breve periodo sono da ricercare tra i paesi emergenti. La Cina, con l’indice Shanghai Composite, ha abbozzato una figura simile a quella attuata da SP500, ma in ritardo rispetto all’indice americano. Ora, dopo aver violato il livello di 2.930 ed essersi portato fin oltre i 3.000 punti, l’indice cinese sta attuando una sorta di pullback e proprio stamane sta testando dall’alto proprio la ex-resistenza, che ora deve fungere da supporto per non invalidare il segnale. Il Congresso del Partito Comunista ha dato la spinta al mercato, anche grazie a manovre di allentamento monetario deliberate dalla banca centrale, che ha anche allargato le maglie dei controlli sui finanziamenti a margine praticati dalle banche ai piccoli speculatori di borsa.
Ora però il mercato sente la vicinanza di un primo confronto con l’economia reale, rappresentato dal dato sulla fiducia dei manager, cioè l’indice PMI, che verrà reso pubblico venerdì 1 aprile. Questo indice rivela attese di rallentamento economico da ben 12 rilevazioni consecutive e probabilmente la prossima sarà la tredicesima.
Degli altri BRIC, Russia e Brasile sono reduci da significativi rimbalzi, che li hanno allontanati dai minimi di inizio anno e li hanno portati a lambire le importanti resistenze che per ora ne hanno frenato gli ardori. Per questi due mercati, ma anche, sebbene in minor misura, per quello USA, la relazione con il prezzo del petrolio è molto forte. Il rally rialzista dei mercati azionari è coinciso con l’analoga impennata dei prezzi del petrolio. Siccome ora il petrolio, dopo aver raggiunto l’area 42 dollari, sta consolidando sotto quota 40 dollari, anche i mercati azionari di questi due paesi stanno subendo prese di beneficio del tutto fisiologiche.  
Diversa è l’impostazione dell’India, che è più legata alle prospettive di crescita economica che ad altri fattori. Dopo aver messo a segno un imponente rally del 100% da fine 2011 al marzo 2015, nell’ultimo anno ha sviluppato una lunga correzione ribassista, in coincidenza con il peggioramento delle prospettive di crescita, che restano comunque le migliori nell’ambito dei BRIC. Il rimbalzo di marzo non è ancora riuscito ad invertire la sua condizione ribassista di medio-lungo periodo.
Venendo all’Europa, occorre innanzitutto affermare che la salute borsistica del vecchio continente è assai meno brillante di quella degli indici americani. Eurostoxx50 ha limitato il recupero al 50% dell’impulso ribassista subito nei primi 50 giorni dell’anno, mentre l’indice americano lo ha recuperato quasi completamente. Inoltre la seduta realizzata il 10 marzo, in concomitanza con il Draghi Day, sta condizionando fortemente il mercato europeo. Tutte le sedute svoltesi successivamente a quella data si sono barcamenate all’interno dell’ampio range rappresentato dal minimo (2.971) e dal massimo (3.129) di quella seduta. La settimana prima di Pasqua la chiusura è stata a quota 2.987, pericolosamente vicina al minimo del range.
Forse oggi vedremo un tentativo di rimbalzo, dato che Wall Street è un po’ più in alto di quanto fosse giovedì sera, al momento della chiusura europea. Però sembra piuttosto evidente la difficoltà degli indici europei a scuotersi, presi nella morsa costituita, da un lato, dai molteplici problemi da risolvere (migranti, terrorismo, sistema bancario boccheggiante, rallentamento economico, futura possibile Brexit) e dall’altro dalle evidenti dimostrazioni di caotica inconcludenza delle autorità politiche europee, che passano da un vertice all’altro senza decidere mai nulla di significativo, come hanno evidenziato le ultime vicende sui profughi e sulle misure antiterrorismo. L’Europa pare sempre più bloccata da reciproche ostilità, incapace di elaborare qualsiasi strategia comune ed in balia degli eventi.
Ho il presentimento che dovremo rassegnarci a vedere l’Europa borsistica più debole delle altre aree ancora per un bel po’. Non resta che sperare che Wall Street non si raffreddi, perché in tal caso all’Europa toccherebbe una polmonite.

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