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Dietrofront o solo pausa?
19/02/2016 08:40

Il rimbalzone dei mercati azionari non è riuscito nemmeno ad arrivare al test delle resistenze, cioè ai livelli indicati ieri come obiettivo immediato. La giornata di ieri, che ha visto una mattinata europea ben intonata, con la voglia di estendere ulteriormente lo slancio del recupero, ed accompagnata da un mercato del petrolio che continuava il suo lento recupero verso i 32 dollari al barile, è stata rovinata nel pomeriggio da un ritorno di volatilità sui prezzi del greggio, a causa di rumor ambigui sulle reali possibilità di concretizzare l’accordo per bloccare la produzione ed anche a causa di un dato sulle scorte americane settimanali di petroliferi in crescita. A smorzare gli entusiasmi ha poi contribuito anche  la scioccante pubblicazione dell’aggiornamento delle previsioni OCSE sulla crescita mondiale del 2016 e 2017.
Il risultato finale è stato che le borse più toniche della giornata, come quella tedesca, hanno ridimensionato i guadagni, riuscendo però a chiudere ancora in positivo. Quelle più fragili, come la nostra, hanno invece collezionato un severo ribasso (-1,5% per l’indice Ftse-Mib). La nostra borsa torna così ad essere la peggiore, trascinata dalle pesanti e generalizzate vendite pomeridiane sui bancari, che sono di colpo tornati a soffrire. Ritengo sia un riflesso delle previsioni OCSE, che attribuiscono al nostro paese quest’anno una crescita limitata all’1%, contro l’1,4% previsto dal governo e dalla precedente stima OCSE. La revisione al ribasso è veramente notevole, e si accompagna a preoccupazioni generalizzate ed estese all’intera Eurozona (1,4% la crescita prevista contro la precedente previsione di 1,8%). La crescita mondiale viene anch’essa rivista al ribasso e stimata ora al 3%, come nel 2015, contro la precedente previsione di 3,3%.
Per il nostro paese, se l’OCSE avrà ragione, si prospettano seri guai a rispettare i limiti imposti dal patto di stabilità concordato con la Commissione UE. Abbiamo già assistito alla polemica tra Renzi e la Commissione UE per ottenere il via libera alla legge di bilancio, che già sfrutta più flessibilità di quella che normalmente verrebbe concessa. Se il PIL sarà quello previsto dall’OCSE, il quadro contabile peggiorerà sensibilmente. Il mancato gettito aumenterà il rapporto deficit/PIL verso il 3%, mentre il rapporto debito/PIL, a causa della crescita del numeratore e della diminuzione del denominatore, salirà ancora sensibilmente anziché stabilizzarsi, e Renzi sarà costretto ad una maxi-manovra correttiva per raddrizzare i conti ed impedire la procedura di infrazione a nostro carico e l’arrivo anche in Italia della Troika a condividere la scrivania del ministro Padoan.
Uno scenario assai deteriorato, che mette paura agli investitori ed evoca nuovamente scenari problematici per il nostro paese e per l’andamento delle sofferenze bancarie.
Per non parlare poi della possibile tegola che potrebbe abbattersi sui titoli di Stato italiani, se dovesse passare la proposta che Schauble e Weidmann, rispettivamente Ministro delle Finanze tedesco e Presidente della Bundesbank, stanno insistentemente avanzando in sede UE. Mi riferisco alla richiesta di imporre limiti al possesso di titoli di stato da parte delle banche. Si parla di mettere un tetto massimo al 25% dell’attivo, per limitare il rischio e mitigare il legame tra banche e debito pubblico. Si tratterebbe di un duro colpo alle possibilità di finanziarsi sul mercato per il nostro governo, che verrebbe a perdere quella bella fetta di domanda rappresentata dalle banche italiane. Causerebbe possibili terremoti sulla quotazione dei titoli di stato, che verrebbero liquidati per la parte eccedente il tetto.
Ne avevo già parlato nelle scorse settimane. Ma l’argomento non ha mai avuto molta eco sui media italiani, che hanno snobbato le intenzioni tedesche. Ora però, l’insistenza dei tedeschi e la manifesta preoccupazione di Renzi, che ha dovuto addirittura dichiarare al Senato che l’Italia è pronta a porre il veto su questa proposta, sta facendo emergere prepotentemente alla ribalta questo problema.
Il mercato si chiede se veramente Renzi sia in grado di fermare una proposta fortemente voluta dalla Germania. E, se ce la facesse, quale ritorsione attuerebbero i tedeschi, che sono ossessionati dalla dimensione del nostro debito e non vogliono pagare per i fallimenti delle banche italiane? Possiamo pensare che il nostro paese, se si mettesse di traverso su una proposta tedesca, verrebbe trattato con i guanti bianchi dalla commissione UE, quando si presenterà col cappello in mano a chiedere ulteriore flessibilità per i nostri conti, deteriorati dal rallentamento della crescita?
Sono dubbi importanti, che ieri sono bastati a far tornare un po’ di pioggia, dopo le quattro giornate serene precedenti.
Una certa pioggerellina è arrivata anche su Wall Street, che dopo tre impetuose sedute di rimbalzo, ha rifiatato con un modesto calo sui suoi principali indici. Niente di preoccupante, per ora. Ma la resistenza da superare si allontana di nuovo un po’.

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