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Azionario: Resistenze in vista
18/02/2016 08:38

Prosegue il rimbalzo dei mercati azionari e riesce, ieri, ad inanellare la terza seduta positiva dopo i minimi della scorsa settimana. Sull’indice SP500 spiccano addirittura due gap rialzisti che separano le tre candele bianche e senza ombre, che testimoniano la violenza del rimbalzo, finora senza apparenti tentennamenti.
In Europa è stato prontamente digerito il tentennamento di martedì e ieri la corsa alle ricoperture è proseguita con impeto.
Il motivo di questo entusiasmo è legato in piccola parte a qualche dato economico americano migliore delle attese, dopo mesi di dati costantemente peggiori. Un certo ruolo debbono averlo giocato anche le parole rassicuranti delle banche centrali, che si sono prodigate, con Draghi e Yellen, a rassicurare che l’assistenza benevola ai mercati non verrà meno. Anche qui però non i pare che il contributo sia stato determinante. I tempi in cui, appena Draghi apriva bocca a promettere qualsiasi cosa, i mercati reagivano con brindisi rialzisti, sembrano ormai archiviati nella storia e sono sempre di più coloro che nutrono dubbi sull’utilità concreta del QE per l’economia reale e timori sugli effetti collaterali dannosi che invece provoca sul funzionamento dei mercati e sulla sostenibilità futura dei rendimenti azzerati per settori chiave dell’economia (bancario, assicurativo, previdenziale). Dubbi e perplessità che i lettori che mi seguono ben conoscono, perché li ho evidenziati già parecchi mesi fa, in tempi non sospetti, quando la quasi totalità dei commentatori si spellava le mani ad applaudire Draghi salvatore dell’Eurozona.
Un ruolo più importante nel prolungare il rimbalzo l’ha giocato l’accordicchio tra alcuni importanti produttori di petrolio, stipulato martedì,per bloccare la produzione ai livelli di gennaio. L’accordo è stato preso inizialmente sottogamba, poiché condizionato al fatto che questo blocco venga rispettato anche dagli altri paesi OPEC. Si pensava che l’Iran l’avrebbe preso subito a calci. Invece ieri si sono registrate caute aperture da parte di Teheran, sebbene espresse nel solito modo ambiguo, tipico della diplomazia islamica. Ma la sorpresa è che non è stato gettato a prescindere nel cestino. E soprattutto queste mosse diplomatiche confermano che la preoccupazione in seno all’OPEC per il crollo dei prezzi sta spingendo paesi, ostili su tutto il resto, a dialogare per difendere il borsello dei petrodollari.
Il mercato del greggio ha perciò registrato un altro passo avanti e recuperato fino a circa 31 dollari, con la possibilità oggi, se i segnali di dialogo si intensificheranno, anche di puntare direttamente alla resistenza chiave di 35 dollari, dove i venditori presumibilmente torneranno in forze a posizionarsi.
Data la forte correlazione esistente tra petrolio e borse azionarie, queste ultime non potevano ignorare il volo del greggio. Sono pertanto arrivati altri compratori e i ribassisti hanno decisamente chiuso molte posizioni, soprattutto sui titoli più sacrificati.
Occorre pertanto ora cominciare a guardare alle resistenze, dopo aver constatato che i supporti sono ormai abbastanza lontani. Dove possa arrivare il recupero non è facile da ipotizzare, pertanto è meglio procedere per step.
Il primo obiettivo rialzista per SP500 è abbastanza vicino: l’area 1.950, che dista ormai meno del 2% dal livello raggiunto ieri (1.926). Questo livello ha respinto i due precedenti tentativi di rimbalzo di gennaio e costituisce il bordo superiore di un box piuttosto ampio, che ingabbia il mercato tra 1.810 e 1.950. Faccio notare che il superamento di 1.950 aprirebbe la strada ad interessanti obiettivi di recupero ulteriore, proiettando il mercato al rialzo di altri 140 punti, verso l’ultimo massimo discendente registrato a fine 2015. E’ ovvio che in zona 1.950 i venditori torneranno a picchiare duro e se si vorrà fornire questo importante segnale rialzista, i compratori dovranno mostrare grande convinzione.
L’obiettivo rialzista analogo di Eurostoxx50 è a quota 3.050 e, per raggiungerlo, oggi l’indice europeo dovrà superare la trendline ribassista che ieri ha fermato la salita.
Il nostro Ftse-Mib, che è molto più debole, avrà già il suo daffare a tornare a testare il vecchio supporto di area 17.800-17.900, violato il 3 febbraio, che ora rappresenta una resistenza importante.
Stiamo a vedere. E’ vero che non bisogna porre limiti alla Provvidenza, ma è bene anche non esagerare con i sogni.

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