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... E se tornasse un po' di sereno?
15/02/2016 08:39

Una pazzesca alternanza di crolli e rimbalzi di grande portata ha caratterizzato la settimana appena conclusa, certificando anche visivamente il nervosismo che spinge affannosamente gli operatori a seguire l’umore del giorno, che magari contraddice completamente quello del giorno precedente.
Prendiamo il nostro indice Ftse-Mib. Tra la chiusura di venerdì e quella del venerdì precedente si è ritrovato in calo del -4,3%. Ma per perdere 4 punti percentuali le 5 giornate operative della settimana hanno fatto una serie di forti oscillazioni di segno alterno (lunedì -4,7%, martedì -3,2%, mercoledì +5%, giovedì    -5,6%, venerdì +4,7%) per un ammontare complessivo di movimento settimanale di oltre il 23% del suo valore.
E’ una volatilità che ricorda le giornate topiche dell’ottobre 2008, dopo il fallimento di Lehman Brothers e l’estate del 2011, quando il nostro paese danzava contro voglia il ballo dello spread e si stava preparando il siluramento di Berlusconi.
Ma questa volta la differenza importante è che non ci sono notizie clamorose che si abbattono sui mercati con la potenza di un ciclone, tali da giustificare crisi isteriche di tale portata.
In settimana non è successo nulla che non si sapesse già la settimana precedente.
L’unica motivazione che si può dare a giustificare il nervosismo imperante è la fortissima volatilità del prezzo del petrolio, che è stato sballottato quotidianamente, con rialzi e ribassi quasi a doppia cifra giornaliera, in seguito all’alternarsi di timori nefasti che l’afflusso del petrolio iraniano avrebbe sull’offerta e le speranze che l’OPEC concordi significativi tagli alla produzione. Negli ultimi giorni, poi, ha favorito le oscillazioni anche l’escalation del caos siriano, dove ormai è una guerra tutti contro tutti, senza che si riesca nemmeno più a capire chi sta bombardando chi.
L’unica cosa che sembra abbastanza evidente è la figuraccia degli americani, che in Siria non ne hanno azzeccata una ed ora assistono impotenti alla carneficina degli oppositori di Assad, che per anni hanno sostenuto ed usato, credendo che il cattivo da fermare fosse Assad, per poi scoprire che l’Isis è ancora più cattivo di Assad, che peraltro ha un amico russo assai più deciso degli americani.
Con tutto quel che si vede sui mercati, è molto difficile raccapezzarsi, anche perché, se lasciamo perdere il nostro Ftse-Mib, sempre più vaso di coccio tra vasi di ferro, e le incertezze degli indici europei, che prima di tentare un recupero a fine settimana, hanno disegnato candele comunque di conferma ribassista, dall’America, che resta il faro finanziario di tutto il mondo, vengono segnali di speranza.
Infatti la settimana, assai meno volatile di quella vissuta in Europa, ha comunque dimostrato che il livello psicologico di 1.800 punti dell’indice SP500 ha tenuto per la seconda volta nel corso di quest’anno. Dopo averlo pericolosamente avvicinato proprio giovedì, quando è stato praticamente ripetuto il minimo che l’indice aveva segnato il 20 gennaio scorso, al culmine della primo impulso ribassista, SP500 ha rivisto la forza dei compratori proprio venerdì, ed è riuscito a rimbalzare violentemente, disegnando una candela settimanale hammer. Sarà merito di nonna Yellen?
La presidente della FED, infatti, nel tentativo di recuperare il malumore causato dalla sua dichiarazione poco accomodante nella prima audizione davanti al Parlamento americano, nella seconda ha calcato la mano della generosità ipotizzando addirittura tassi negativi, se la situazione dovesse ancora peggiorare.
O magari sarà semplicemente che gli investitori americani hanno la testa dura e dopo anni di abitudine a comprare sui supporti, ci mettono un po’ a cambiare strategia?
Comunque sia, se osserviamo con attenzione, il modello che si ravvisa sul grafico settimanale di SP500 ha le fattezze molto simili a quello realizzato nel settembre 2015, che causò poi il forte recupero di ottobre. Anche allora venne realizzato un doppio minimo (su quota 1.870) e la riscossa venne anticipata da un hammer settimanale sul secondo di questi minimi. Proprio come questa volta è stato fatto nei pressi di 1.800 punti.
Possiamo affermare che rivedremo un forte recupero come ad ottobre?
E’ presto per dirlo. Però i forti eccessi ribassisti che abbiamo visto in gennaio e nella prima parte di febbraio potrebbero favorire almeno il ritorno dei mercati su livelli un po’ meno depressi.
Una pausa al calo, che disegni una “onda 4” correttiva rialzista è ipotizzabile e può essere timidamente perseguita. A patto di non montarsi la testa che la tempesta sia passata del tutto. Si tratterebbe solo di un po’ di sereno tra una tempesta e quella successiva, in questa lunga stagione dei monsoni che rischia di accompagnarci per tutto l’anno.

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