Dal 2000 aiutiamo a
fare trading con metodo,
con newsletter e corsi
in tutta Italia.
GRATIS per te Le Newsletter I Corsi
 

Chi ha inventato la macchina del panico?
09/02/2016 08:38

Il lunedì nero che ha aperto la settimana porta alle stelle il panico degli investitori, che hanno scaricato senza pietà e senza guardare ad alcuna valutazione fondamentale tutto quel che costituisce rischio per i loro portafogli.
L’avvitamento del sentiment verso il pessimismo cosmico ha raggiunto dimensioni e rapidità che ci ricordano i momenti peggiori del 2008 e sconta ormai scenari così foschi da far tremare i polsi.
Se nelle prime fasi dell’impulso ribassista, a gennaio, nell’occhio del ciclone era il rallentamento cinese, con gli effetti perversi sul prezzo del petrolio e sulle capacità di tenuta delle economie emergenti, e si temeva che gli effetti di questa tempesta avrebbero minacciato la crescita economica dei paesi più sviluppati, in questi giorni i metereologi dei mercati finanziari hanno scoperto che i cicloni sono due e che alimentano a vicenda la loro potenza distruttiva. Si sta infatti imponendo con grande rapidità e potenza, al punto da provocare quel misto di terrore e ammirazione che attanaglia chi osserva l’avanzare del tornado, il problema della stabilità del sistema bancario mondiale e specialmente di quello europeo. I titoli delle banche vengono buttati via come merce scaduta, senza guardare al prezzo. In tutto il mondo ma soprattutto in Europa. In tutta Europa, ma soprattutto in Italia, a cui, però, si sta aggiungendo anche la Grecia, il Portogallo e la Spagna. 
Gli apprendisti stregoni, che negli anni scorsi hanno spiattellato le loro formule magiche per farci uscire dal tunnel della crisi economica, hanno in realtà seminato i germi che ora rischiano di generare mali peggiori di quelli avrebbero dovuto curare. I mercati stanno scoprendo che fuori dal tunnel della crisi economica potrebbe esserci il baratro della crisi finanziaria.
Fuori di metafora, chiamiamo per nome i colpevoli e chiariamo sinteticamente che cosa hanno combinato, soffermandoci solo sull’Europa. I colpevoli sono i cosiddetti “regolatori”, cioè la BCE, le autorità di vigilanza ed i governi. La BCE, con tutte le sue manovre dagli acronimi strani (OMT, LTRO, QE), per stimolare l’economia reale, senza riuscirci, ha in compenso azzerato i rendimenti sui mercati obbligazionari e del credito, mettendo in crisi la tradizionale fonte di generazione di reddito del sistema bancario. Le banche normali vivono soprattutto di “margine di interesse” che è la differenza tra quanto ottengono di interesse sui capitali prestati e quella che pagano sui capitali raccolti. Se entrambi questi tassi tendono a zero, tende a zero anche la capacità di guadagno “normale” delle banche. Sembra una banalità, e lo è, ma non per i luminari che abbiamo messo a dirigere la BCE. Draghi se ne è potuto fregare per un bel po’, perché durante il processo di riduzione dei rendimenti, il valore dei titoli obbligazionari nei portafoglio delle banche generava plusvalenze, che andavano a compensare la riduzione del margine di interesse. Ma quando si arriva a zero, la riduzione dei rendimenti si ferma ed anche la magia delle plusvalenze. Resta l’incapacità di fare il bilancio con l’attività normale. Come fare allora? L’istinto direbbe di andare a prendersi maggiori rischi sui mercati, per avere almeno un po’ di rendimento. Ma qui entrano in azione i vigilanti, che con manovra a tenaglia hanno imposto le varie Basilea al sistema bancario. Praticamente il principio è stato che se vai a prenderti rischio devi avere capitale sufficiente per garantire la possibilità di fronteggiare situazioni di stress. Ogni attivo va pesato per il rischio e occorre che il patrimonio prontamente disponibile della banca (il mitico CET1) sia superiore a certi valori stabiliti dalla Vigilanza BCE (in mano ai tedeschi, non dimentichiamolo).
In realtà non tutti gli attivi vanno compresi tra quelli rischiosi. I titoli di stato sono considerati a rischio zero e non disturbano. Ecco perché le banche si sono riempite di titoli di stato, insieme alla BCE, e lo spread ha potuto abbassarsi per anni.
Ma i titoli di Stato non bastano, perché anche qui la festa è finita con i rendimenti prossimi a zero (o negativi per quelli più sicuri e di breve durata). Come fare a migliorare i requisiti patrimoniali per potersi prendere un po’ più di rischio sui mercati? L’idea è stata di ricorrere abbondantemente all’emissione di obbligazioni subordinate o ad un’altra categoria di strumenti, poco noti in Italia ma abbondantemente usati dalle grandi banche europee: i CoCo-Bonds. Sono titoli obbligazionari che prevedono l’automatica conversione in azioni quando i requisiti patrimoniali della banca emittente scendono sotto i parametri minimi della Vigilanza BCE.
Sia i subordinati che i CoCo-Bonds possono essere conteggiati come privi di rischio, perché in caso di problemi sono rimborsati solo dopo le obbligazioni normali (i subordinati) o si trasformano in azioni (i COCO-bonds). Questi ultimi realizzano addirittura la magia che se le cose vanno male contribuiscono automaticamente ad alzare il CET1 della banca.
Chi ci rimette in tutto questo? Sembra abbastanza ovvio, ma lo esplicito nel caso in cui qualche lettore non abbia già dato la risposta. Sono i risparmiatori che hanno sottoscritto questi strumenti, che, se la banca va in difficoltà, vedranno bruciati i loro risparmi o si ritroveranno in mano azioni che potranno valere ben poco.
La situazione è aggravata dal fatto che le nuove norme sul bail-in, che ne frattempo i governanti europei hanno deciso, hanno tolto agli stati la possibilità di intervenire per salvare le banche. Il primo impatto lo devono subire i risparmiatori, che vedranno azzerati i bond subordinati e potrebbero perdere anche sui bond ordinari senza garanzie specifiche e persino sui depositi che superano l’ammontare di 100.000 euro.
Ecco quindi come è stata creata la macchina del panico. Finché i rendimenti hanno avuto margini di discesa le banche hanno fatto ancora profitti. Ora non hanno più redditività, i loro rapporti patrimoniali si deteriorano anche per colpa delle perdite ancora non valorizzate sulle sofferenze (vale soprattutto per le banche italiane) o sui derivati strani, che non hanno prezzo di mercato e vengono messi in bilancio al valore di carico fino alla scadenza, come le bombe a tempo (questa pratica riguarda le grandi banche europee).
Gli investitori sentono puzza di bruciato e temono giustamente di essere loro a pagare il conto e liquidano. I fondi avvoltoio sentono l’odore del sangue e cominciano a vender allo scoperto le banche più fragili. Non siamo ancora alla fuga di massa dei depositi, anche se qualche voce su chiusure di conti presso le banche più chiacchierate comincia a circolare.
I media finanziari invocheranno oggi l’intervento delle banche centrali, che prontamente risponderanno con la solita medicina: “Abbasseremo ancora i tassi, whatever it takes”.
E’ la stessa ricetta che ha provocato questo sconquasso. Si cercherà ancora di nascondere la polvere sotto il tappeto. La macchina del panico verrà revisionata. Speriamo che non si inventino qualche altra diavoleria per nascondere le emissioni tossiche, come VolksWagen. Forse per un po’ riusciranno a fermare il panico. Forse i mercati abboccheranno e rimbalzeranno con una certa violenza, per poi ricominciare a scendere quando sembrerà che la bufera sia passata. Perché se c’è una cosa certa in tutto questo bailamme è che il calcio al barattolo non risolve mai nessun problema. Ma è l’unica cosa che sanno fare questi politici e questi banchieri centrali.

____________________________________________________________________________________________________
Pierluigi Gerbino - P. Iva 02806030041
v. Torino 81 - 12048 Sommariva del Bosco (CN)

I contenuti, le analisi e le opinioni pubblicati in questo sito sono realizzati da Pierluigi Gerbino, che se ne assume la responsabilità a tutti gli effetti. Tutti i diritti di utilizzo, riproduzione e divulgazione sono riservati. Nessuna parte del sito potrà essere prelevata, trasmessa, tradotta, pubblicamente esposta, distribuita o incorporata in altre opere d'ingegno.

I CORSI DI TRADING A DOMICILIO

 

             IMPARA IL TRADING DA CASA 

Il nuovo percorso con 9 Webinar e 22 ore di formazione online per imparare da casa tua a fare il trading online con sodisfazione. Il primo Webinar è GRATIS.

                Clicca qui per saperne di più